sala operatoria per interventi

Ospedale di Padova, record di interventi in sala ibrida

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Mille metri quadri di superficie per un costo complessivo di 12 milioni di euro, ma il valore intrinseco delle sale chirurgiche ibride, in dotazione all’Azienda Ospedale Università di Padova è di gran lunga superiore a quello materiale. Dalla loro inaugurazione, avvenuta verso la fine del 2023, sono già 1.499 (937 nel 2024 e 562 in questi primi otto mesi del 2025) gli interventi eseguiti in questi spazi di altissima avanguardia che gravitano attorno alla presenza di cinque strumenti chiave: due angiografia digitali robotizzati, due tavoli operatori di ultima generazione e una Tac

Interventi in sale ibride, Padova centro d’eccellenza

Nello speciale “kit” dell’Azienda Ospedaliera patavina, rientrano anche quattro ventilatori polmonari (due fissi e due portatili), cinque ecografi (uno specifico per immagini intracoronarico e intravascolare, due cardiovascolari e due per accessi vascolari), sei stazioni per l’anestesia, sei fibroscopi da incubazione, due defibrillatori esterni, quattro aspiratori elettrici e altrettanti sistemi di monitoraggio dell’ossigenazione cerebrale.

Questa lunga lista (comunque parziale) può aiutare a comprendere l’efficacia che un ambiente multifunzionale di questo tipo può ottenere in termini di raggiungimento dell’obiettivo chirurgico, ovvero la salute del paziente. Nello specifico, circa un mese fa, l’équipe del professor Luca Denaro, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Neurochirurgia pediatrica è riuscita a portare a termine con successo un delicato intervento di neurostimolazione cerebrale profonda su un bimbo di 7 anni affetto da una grave forma di distonia generalizzata, provocata da un’encefalite.

«Si tratta del primo intervento di questo tipo a livello nazionale – spiega il professor Denaro, che aggiunge – La tecnologia all’avanguardia di cui è stato fornito il nostro ospedale, ci ha permesso una consistente diminuzione dei tempi operatori (dalle 6 ore iniziali, siamo passati a circa 3 ore fattuali): un fattore decisamente rilevante perché, durante l’intervento, il posizionamento di elettrodi molto profondi, utile a mantenere una costante registrazione dell’attività elettrica (il cosiddetto “canto del neurone”) nel paziente, veniva a sua volta monitorato in tempo reale attraverso l’utilizzo della Tac. Tradizionalmente il paziente, a un certo punto dell’operazione, veniva traslato su una barella, e trasferito in un’altra sala dove gli veniva effettuato un controllo neuroradiologico per verificare appunto lo status dei microelettrodi.

A quel punto tornava in sala operatoria. Capite bene che avere a disposizione il macchinario direttamente in sala, che si inserisce sul letto operatorio e fornisce un esame in diretta, rappresenta un vantaggio incredibile per tutti, in primis per il paziente stesso.

interventi in sale ibride a Padova
Padova, centro d’eccellenza per interventi

Trovo sia una tecnologia davvero affascinante che ha delle potenzialità enormi anche considerando altri campi della chirurgia, come la chirurgia vascolare, così come dell’oncologia dal momento in cui permetterà di seguire l’asportazione di un tumore con una constatazione in tempo reale di quanta massa tumorale è stata effettivamente rimossa».

A distanza di quattro settimane dall’intervento, le condizioni del bambino sono decisamente buone, tant’è che i medici hanno fatto sapere che gli sono stati recentemente ridotti i farmaci e che ha potuto finalmente riabbracciare i suoi genitori.

Oltre alla tecnologia, fondamentale è stata la sinergia tra gli specialisti che hanno contribuito non solo all’attuazione degli interventi, ma anche allo studio approfondito che ha caratterizzato la delicata fase di preparazione: «È necessario sottolineare che è molto raro che gli interventi di neurostimolazione cerebrale profonda vengano eseguiti su dei minori: sia perché è necessario valutarne approfonditamente l’idoneità, sia perché di fatto le patologie che ne richiedono l’applicazione sono pochissime – evidenzia il professor Andrea Landi, responsabile della Neurochirurgia stereotassica e funzionale.

La distonia generalizzata di cui soffriva il nostro piccolo paziente gli impediva di compiere qualsiasi tipo di movimento e lo costringeva a una cura farmacologica molto pesante che però non risultava comunque essere una terapia efficiente. L’intervento sta già dimostrando dei miglioramenti netti, tant’è che abbiamo potuto ridurre drasticamente i farmaci e il piccolo ha iniziato a fare dei movimenti normali. Ci vorrà ancora qualche mese per i risultati definitivi, ma gli ultimi riscontri ci fanno ben sperare».

Leggi anche il nostro articolo sul centro d’eccellenza di Padova per trattare le ferite complesse

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Dorotea Rosso

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