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Violenza domestica, 8 segnali per riconoscerla. A LEADs Talk intervista alla dott.ssa Luciana Marzella

Indice dei contenuti

Le lesioni delle mani, alcuni tipi di fratture, un atteggiamento eccessivamente remissivo o il tentativo continuo di minimizzare il dolore possono essere molto più di semplici dettagli clinici. Possono rappresentare i segnali di una violenza domestica. Riconoscerli significa offrire una possibilità concreta di aiuto. Segui la nuova puntata di LEADs Talk

È questo il messaggio della dottoressa Luciana Marzella, responsabile del Servizio di Traumatologia della Mano e Microchirurgia dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano, ospite della nuova puntata di LEADs Talk, il progetto promosso da LEADS – Donne Leader in Sanità.

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La violenza di genere rappresenta una delle principali emergenze sanitarie e sociali del nostro tempo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa una donna su tre nel mondo ha subito nel corso della vita una forma di violenza fisica o sessuale, nella maggior parte dei casi da parte del partner. Numeri che evidenziano quanto il sistema sanitario possa svolgere un ruolo determinante nell’intercettare situazioni di abuso prima che sfocino in conseguenze ancora più gravi.

donna con occhio nero con scritto sul palmo: stop
A LEADs Talk focus sui segnali della violenza domestica

Quando un trauma non racconta tutta la verità

L’interesse della dottoressa Marzella verso il tema nasce dall’esperienza quotidiana in ambulatorio.

Nel corso degli anni ha osservato numerose pazienti con traumi apparentemente banali, ma accompagnati da comportamenti ricorrenti: racconti poco convincenti sull’origine della lesione, la tendenza a sminuire il dolore, il timore di parlare in presenza del partner e, soprattutto, un forte senso di colpa.

Frasi come “sono caduta dalle scale” possono talvolta nascondere una realtà completamente diversa.

«Mi sono resa conto – racconta la specialista – che esiste un mondo sommerso di donne che cercano di giustificare ciò che è accaduto, arrivando perfino a sentirsi responsabili della violenza subita. È un meccanismo psicologico che deve essere riconosciuto e interrotto.»

Le mani possono raccontare una storia diversa

Per un chirurgo della mano, alcune lesioni possono rappresentare un importante campanello d’allarme.

Quando una persona tenta istintivamente di proteggersi da un’aggressione porta infatti le mani davanti al volto. Questo gesto produce frequentemente lesioni caratteristiche che interessano:

  • il lato esterno del polso;
  • il mignolo e il margine ulnare della mano;
  • ematomi ripetuti nelle stesse aree;
  • lussazioni delle dita;
  • fratture non compatibili con la dinamica riferita dalla paziente.

Secondo la dottoressa Marzella, il medico deve imparare a mettere insieme tutti gli elementi: non soltanto la radiografia o il referto clinico, ma anche il comportamento della persona, il linguaggio del corpo e il contesto in cui avviene la visita.

Anche particolari apparentemente secondari, come la tendenza a coprire continuamente mani e polsi o una reazione di allarme quando qualcuno cerca di avvicinarsi, possono suggerire la necessità di approfondire la situazione con un’équipe multidisciplinare.

infermiera che stringe la mano ad una paziente
LEADs Talk contro la violenza domestica, il ruolo del personale sanitario

Formare gli operatori sanitari significa fare prevenzione

Uno dei messaggi più forti emersi durante LEADS Talk riguarda la necessità di investire nella formazione.

Per la specialista non basta l’esperienza individuale: servono percorsi strutturati che coinvolgano medici, infermieri, operatori sociosanitari, psicologi e assistenti sociali.

L’obiettivo è creare una rete capace di riconoscere i segnali precoci della violenza e accompagnare le vittime verso un percorso di protezione.

Secondo Marzella, questa formazione dovrebbe diventare parte integrante dell’aggiornamento professionale e, ancora prima, entrare nei percorsi scolastici, affinché le nuove generazioni imparino a riconoscere relazioni tossiche, comportamenti violenti e dinamiche di controllo.

LEADs Talk, curare significa anche saper osservare

L’intervista richiama una visione della medicina che va oltre la diagnosi e il trattamento della singola lesione.

Ogni trauma racconta una storia e il compito del professionista sanitario è comprendere se quella storia corrisponde realmente ai fatti.

Naturalmente ogni sospetto deve essere valutato con rigore clinico. La stessa dottoressa Marzella ricorda come sia fondamentale evitare conclusioni affrettate e affidarsi sempre a un’attenta valutazione multidisciplinare, nell’interesse sia delle vittime sia della corretta ricostruzione dei fatti.

medico donna
LEADs Talk, il percorso delle donne del settore della sanità

LEADS: una rete che promuove competenze e leadership

Nella parte conclusiva di LEADs Talk si è parlato anche di leadership femminile in sanità.

Dopo una carriera costruita in una disciplina storicamente maschile come l’ortopedia e la traumatologia, la dottoressa Marzella riconosce che oggi le opportunità per le giovani professioniste sono aumentate, ma permane una significativa disparità nell’accesso ai ruoli di responsabilità.

Per questo considera fondamentale il lavoro svolto da LEADS: creare occasioni di confronto tra professioniste, condividere esperienze, sostenere la crescita delle nuove generazioni e promuovere una cultura organizzativa in cui competenza, merito e collaborazione prevalgano sugli stereotipi.

Perché, come emerge chiaramente da questa nuova puntata di LEADs Talk, la qualità dell’assistenza sanitaria passa anche dalla capacità di vedere ciò che spesso rimane invisibile. E, talvolta, proprio una mano ferita può rappresentare il primo passo per interrompere il silenzio e restituire sicurezza, dignità e futuro a una donna vittima di violenza.

I numeri dell’OMS

La violenza contro le donne continua a rappresentare una delle più gravi emergenze di salute pubblica a livello mondiale. Secondo le più recenti stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), quasi una donna su tre (31,6%), pari a circa 840 milioni di donne e ragazze, ha subito nel corso della propria vita violenza fisica e/o sessuale da parte del partner o violenza sessuale da parte di altre persone. L’OMS evidenzia inoltre che circa una donna su quattro (25,8%) tra i 15 e i 49 anni che ha avuto una relazione ha subito almeno una volta violenza fisica o sessuale da un partner.

Nonostante la maggiore attenzione internazionale, negli ultimi vent’anni la riduzione della violenza da partner è stata minima, con un calo medio annuo di appena lo 0,2%, segno che la prevenzione, la formazione degli operatori e il riconoscimento precoce dei segnali restano strumenti fondamentali per contrastare questo fenomeno.

Leggi anche il nostro articolo sul precedente episodio di LEADs Talk con l’intervista alla dott.ssa Giovanna Maria Gatti

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Dorotea Rosso

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