donna in ambulatorio ginecologico

Vulvodinia, a Padova un ambulatorio per il trattamento della patologia

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L’Azienda Ospedale Università Padova ha annunciato l’apertura di un nuovo ambulatorio (ubicato all’interno della Palazzina di Ostetricia e Procreazione medicalmente assistita) dedicato al trattamento di pazienti affette da vulvodinia

La vulvodinia è una malattia che colpisce la parte esterna della vulva ma, come l’endometriosi, per molto tempo è stato un disturbo ampiamente sottovalutato e poco conosciuto. Basti pensare che potevano passare addirittura sette anni prima che venisse diagnosticato.

In Italia colpisce circa il 16% della popolazione femminile (l’equivalente di una donna ogni sei) con un picco di incidenza nella fascia d’età che va dai 20 e ai 40 anni. Lo spazio che da oggi potrà offrire cure specifiche alle pazienti affette da questa patologia, è frutto di una proficua collaborazione tra l’Azienda Ospedaliera, la Regione e l’associazione Brelù, la cui mission è quella di aiutare donne che si trovano a dover affrontare un percorso chemioterapico.

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La vulvodinia è una patologia cronica che si manifesta attraverso sintomi quali bruciore, dolore, dispareunia (dolore nel compiere l’atto sessuale) o peso pelvico e generalmente ha una durata di almeno 3 mesi.
Può essere localizzata, con sintomi circoscritti a una determinata zona vulvare, o generalizzata; si può distinguere inoltre in vulvodinia provocata oppure spontanea, a seconda se i sintomi si presentano o meno in una forma indipendente dalla stimolazione.

Proprio la varietà dei sintomi ha richiesto il coinvolgimento di un team di esperti capace di offrire alle pazienti (al momento circa una ventina) tutte le risorse necessarie per ottenere una cura efficace e a 360 gradi che comprende, oltre alla diagnosi (in carico a ostetriche e ginecologi), il trattamento della nevralgia del pudendo (fisiatri e fisioterapisti), dello stato d’ansia causato da una malattia che colpisce zone del corpo particolarmente delicate, proprio nel periodo di massima fertilità della donna (psicologi), nonché la possibilità di rivolgersi a un ginecologo esperto in Medicina della riproduzione.

una faccina triste accanto alla pancia per indicare la vulvodinia
A Padova un ambulatorio per curare la vulvodinia

«Una volta identificate le lacune del servizio offerto alle pazienti che soffrono di vulvodinia, ci siamo immediatamente attivati e dopo poco tempo siamo riusciti a trovare lo spazio adatto ad accogliere il progetto il cui punto di forza è senza dubbio l’approccio multidisciplinare offerto – spiega la prof.ssa Alessandra Andrisani, direttore dell’Unità Operativa Semplice di Dipartimento di Procreazione Medicalmente Assistita – Inoltre, ad oggi, risulta ancora difficile trovare all’interno di strutture pubbliche gli strumenti adatti a favorire la guarigione di questa malattia in tempi rapidi. Fortunatamente già a marzo (ovvero un mese prima di prendere in carico la nostra prima paziente) siamo riusciti a ottenere la presenza all’interno del nuovo ambulatorio di ben due strumenti: Ophelia e Liberty»,

Ophelia è il “nome d’arte” del sistema di radiofrequenza uroginecologica (del valore di 42 mila euro) e attraverso il quale è possibile stimolare la riattivazione del metabolismo cellulare che utilizza, attraverso un innovativo sistema di segnali modulati in frequenza, le potenzialità del trasferimento energetico.

È uno strumento dotato di sonde endocavitarie di due diverse misure per un trattamento efficace e personalizzato.
Inoltre, nei casi in cui le pazienti risultino refrattarie all’introduzione di sonde e elettropratori endocavitari, è possibile sfruttare la modalità Flat Plate Active che, grazie all’utilizzo di due piastre (una attiva e una passiva), consente di effettuare una prima fase di sedute preparatorie per ridurre eventuali resistenze di natura fisiologica o psicologica.
Grazie alla produzione di campi elettromagnetici a frequenze specificatamente testate è dunque possibile raggiungere i tessuti obiettivo e di migliorarne il tono e il trofismo, accelerandone così la naturale ripresa.

Liberty (del valore di 6. 500 euro) è invece un sistema di elettrostimolazione e di Biofeedback senza fili. Il suo funzionamento è abbastanza semplice: sostanzialmente il POD (microinfusore) stim/bio al quale viene collegata la sonda e/o gli elettrodi è posizionato in prossimità della paziente o appeso alla cintura. Senza la necessità di nessun cavo tra il paziente e l’unità centrale è possibile eseguire esercizi di Biofeedback tra i più complessi migliorandone nettamente l’efficacia. Ogni POD stim/bio trasmette i dati direttamente all’unità centrale che li visualizza in tempo reale sullo schermo.

un medico donna, i controlli medici possono confermare che si tratta di vulvodinia
Vulvodinia, controlli medici da eseguire quanto prima

Per le pazienti che presentano delle difficoltà ad integrare uno schema motorio, l’associazione di stimolazione e biofeedback senza fili permette di creare per qualche secondo un’esperienza sensorio-motoria. La paziente può facilmente riprodurla in retro controllo tanto in ortostatismo che in ortodinamica (es: apprendimento del riflesso di chiusura perineale). Sistema collegato al PC tramite un software che propone attività di stimolazione funzionali al miglioramento della propriocezione, oltre allo svolgimento di attività miorilassanti e decontratturanti così come di tipo antalgico e drenante tramite l’applicazione di sonde o elettrodi (TENS). Risulta ideale in caso di incontinenze, di iper tono e per la presa di coscienza del pavimento pelvico: tutti sintomi frequenti nelle pazienti con diagnosi di vulvodinia.

«È molto importante iniziare a parlare di questa malattia che per troppo tempo è stata ingiustamente ignorata – sottolinea a professoressa Andrisani- È fondamentale che le donne che ne soffrono trovino il coraggio di accettare la loro condizione e sappiano a chi possono rivolgersi per ottenere le cure di cui hanno bisogno e diritto per poter tornare a vivere una vita normale.

Al momento in Italia circa il 15% della popolazione soffre di infertilità. Nel caso delle pazienti affette da vulvodinia, il problema è l’impossibilità di avere rapporti (dovuta al dolore che questi comportano). Si capisce bene, dunque, che i trattamenti di cura di questa malattia, oltre a determinare una qualità di vita migliore, sono anche in grado di restituire a molte donne il loro sogno di costruire una famiglia ».

Per accedere all’ambulatorio specializzato nel trattamento di questa patalogia è sufficiente un’impegnativa emessa dal medico di medicina generale.

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Dorotea Rosso

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