cane con la rabbia che deve essere vaccinato

Rabbia nei cani: 8 segnali allarmanti da conoscere dopo il caso di Treviso

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Un cane arrivato dal Marocco riporta l’attenzione sulla rabbia, una malattia l’Italia ha debellato

Il recente caso di rabbia registrato in provincia di Treviso ha riacceso l’attenzione su una delle zoonosi più pericolose. Un cane domestico arrivato clandestinamente dal Marocco, senza vaccinazioni e senza documentazione sanitaria, è risultato affetto da rabbia dopo aver manifestato gravi sintomi neurologici. L’animale è poi deceduto, ma non prima di aver morso la proprietaria, facendo scattare immediatamente i protocolli sanitari previsti per questo tipo di emergenza.

A fare chiarezza sul caso è la dottoressa Eriberta Ros, medico veterinario e consigliere nazionale di ANVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani), intervenuta ai nostri microfoni.

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Il caso di Treviso, come è arrivata la rabbia in Italia

Secondo quanto ricostruito, il cane era stato introdotto illegalmente nel nostro Paese dal Marocco, un’area dove la rabbia è ancora presente. L’animale non era dotato di passaporto europeo né era stato sottoposto alla vaccinazione antirabbica obbligatoria per l’ingresso nell’Unione Europea.

Una volta adottato dalla proprietaria, il cane ha iniziato a manifestare un progressivo cambiamento comportamentale accompagnato da problemi neurologici. I sintomi hanno spinto i veterinari ad approfondire il caso fino alla conferma della diagnosi.

«La rabbia è stata sostanzialmente importata dal Paese di origine dell’animale», ha spiegato Ros.

rabbia nei cani, un golden retriver senza rabbia
Rabbia nei cani, rispettare le vaccinazioni

La rabbia è mortale? Perché non bisogna sottovalutarla

Uno degli aspetti più importanti sottolineati dall’esperta riguarda la gravità della malattia.

In Italia si parla poco di rabbia perché da molti anni i casi sono estremamente rari e il Paese è considerato indenne. Tuttavia, nel resto del mondo la situazione è diversa.

La rabbia è una malattia virale che, una volta comparsi i sintomi clinici, può essere mortale per l’animale colpito. Per questo motivo la prevenzione rappresenta l’unica vera arma di difesa.

«Si muore ancora di rabbia in molti Paesi del mondo. È una malattia incurabile e l’unica strategia efficace è la prevenzione», ha ricordato la veterinaria.

Cosa fare se si viene morsi da un animale infetto

Nel caso della proprietaria del cane di Treviso, il rischio è stato gestito grazie ai protocolli sanitari previsti per le esposizioni sospette.

Quando una persona viene morsa da un animale successivamente risultato positivo alla rabbia, le autorità sanitarie avviano immediatamente la profilassi post-esposizione.

Il trattamento prevede:

  • somministrazione del siero antirabbico;
  • vaccinazione antirabbica;
  • richiami secondo i protocolli sanitari nazionali;
  • monitoraggio medico del soggetto esposto.

Le autorità sanitarie procedono inoltre al tracciamento di tutte le persone che potrebbero essere entrate in contatto con l’animale, non solo attraverso morsicature ma anche tramite contatto con la saliva.

Come si trasmette la rabbia

Il virus della rabbia si trasmette principalmente attraverso la saliva di un animale infetto.

La modalità più comune è il morso, ma il contagio può avvenire anche quando la saliva entra in contatto con ferite aperte o mucose come occhi, naso e bocca.

la rabbia si trasmette con il morso
La rabbia si trasmette con il morso

Secondo la dottoressa Ros, il semplice passaggio di un animale infetto in un giardino o in un’area frequentata dall’uomo non rappresenta generalmente un rischio significativo.

«È estremamente improbabile contrarre la rabbia camminando a piedi scalzi in un giardino. Il problema è il contatto diretto con la saliva dell’animale infetto».

Gli 8 segnali allarmanti della rabbia nei cani

Riconoscere precocemente i sintomi può aiutare a individuare situazioni sospette e attivare tempestivamente i controlli veterinari.

Tra i principali segnali della rabbia nel cane figurano:

  1. cambiamento improvviso del comportamento;
  2. aggressività insolita;
  3. diffidenza verso persone familiari;
  4. morsicature anomale;
  5. salivazione eccessiva;
  6. difficoltà a mangiare o deglutire;
  7. crisi convulsive;
  8. movimenti scoordinati e altri sintomi neurologici.

La malattia può infatti provocare una grave encefalite che altera profondamente il comportamento e le capacità motorie dell’animale.

Attenzione anche agli animali selvatici

Un altro elemento evidenziato dall’esperta riguarda il comportamento della fauna selvatica.

Animali normalmente diffidenti nei confronti dell’uomo, come volpi o altri mammiferi selvatici, possono diventare insolitamente confidenti e avvicinarsi alle persone quando sono affetti da rabbia.

Questo cambiamento comportamentale rappresenta uno dei segnali più caratteristici della malattia.

Per questo motivo è sempre consigliabile evitare di toccare o alimentare animali selvatici, anche quando sembrano docili o in difficoltà.

Il ruolo della vaccinazione e del veterinario

Il caso di Treviso evidenzia ancora una volta l’importanza delle vaccinazioni e del rispetto delle norme sanitarie per l’importazione e l’adozione degli animali.

La vaccinazione antirabbica rappresenta lo strumento più efficace per proteggere cani e gatti e impedire la diffusione del virus.

La dottoressa Ros invita inoltre i proprietari a fare sempre riferimento al proprio medico veterinario per la gestione della salute degli animali e per tutte le pratiche preventive.

«Le vaccinazioni e il libretto sanitario non sono semplici adempimenti burocratici, ma strumenti fondamentali per tutelare la salute degli animali e delle persone».

Rabbia: un rischio raro ma da non dimenticare

Gli esperti rassicurano sul fatto che il caso registrato in Veneto rappresenta un evento eccezionale. Tuttavia, la globalizzazione e il traffico illegale di animali possono favorire la reintroduzione di malattie considerate ormai sotto controllo.

Per questo motivo è fondamentale evitare l’acquisto o l’adozione di animali privi di documentazione sanitaria, mantenere aggiornate le vaccinazioni e rivolgersi sempre al veterinario di fiducia in presenza di comportamenti insoliti o sintomi sospetti.

La rabbia oggi è rara in Italia, ma la prevenzione resta la migliore difesa per proteggere la salute pubblica e il benessere animale.

Leggi anche l’articolo su radiowellness.it sulla cristalloterapia applicata ai nostri pet.

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Dorotea Rosso

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