il prof. Gerosa alla conferenza stampa

Padova, trapianto di cuore sempre battente, primo al mondo

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Lo scorso 28 novembre all’Azienda Ospedale Università di Padova è stata portata a termine con successo un’operazione che resterà per sempre nella storia: il trapianto di cuore sempre battente, dal prelievo all’impianto

Grazie agli studi e alla determinazione di un’equipe medica di primo livello capitanata dal prof. Gino Gerosa, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiochirurgia, è stato possibile effettuare, prima volta al mondo, il trapianto di cuore totalmente battente da donatore a cuore fermo. Fino a due settimane fa, la tecnica tradizionale prevedeva che, per poter realizzare il trasferimento il cuore dovesse essere fermato.

Ma dal 28 novembre 2024 il procedimento di riferimento per i trapianti cardiaci è cambiato. «Il cuore – spiega prof. Gerosa – è stato preso che ancora batteva, per poi venire messo in una macchina apposita (ex vivo) in grado di permettere i trasferimento del cuore a normotermia e infine trapiantato nel corpo del paziente». Sostanzialmente le contrazioni, il cui compito è quello di scandire il ritmo della vita, nel passaggio dal petto del donatore a quello del ricevente, non sono mai state interrotte, dando origine a una magica melodia mai ascoltata prima.

Prof. Gino Gerosa, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cardiochirurgia

Mantenere la continuità del battito implica la riduzione totale del rischio di danno da ischemia da perfusione che, con la tecnica tradizionale, rappresentavano la prima causa di fallimento di questo tipo di operazione. Inoltre se prima con l’uso del frigorifero il cuore non poteva essere conservato per più di quattro ore, con la perfusione in normotermia il cuore può essere mantenuto fuori dal corpo umano per quasi il doppio del tempo.

« Ad accorciarsi invece sono i tempi post trapianto – aggiunge il Direttore della Scuola di Specializzazione in Cardiochirurgia dell’Università degli Studi di Padova – Se con le tecniche tradizionali servono dai 20 ai 30 minuti di perfusione per ogni ora in cui il cuore è stato fermo, con la nuova procedura questo passaggio viene completamente bypassato.

Trapianto di cuore storico

Sicuramente un cuore battente è più complicato da maneggiare rispetto a un cuore fermo, però il fatto che sia perfuso e che dunque non sia in sofferenza, ci permette di operare con una tranquillità che prima non avevamo».

Il paziente su cui è stato effettuato il pionieristico trapianto è un uomo veneto sulla sessantina che era stato recentemente sottoposto a un impianto di valvola ortica transcatetere poiché soffriva di una cardiomiopatia (patologia che colpisce il muscolo cardiaco riducendo l’efficienza del cuore, che fatica a pompare il sangue nel resto del corpo) post ischemica a evoluzione dilatativa : i medici hanno fatto sapere che le sue condizioni di salute al momento sono ottime e che nei prossimi giorni potrà già essere dimesso dall’ospedale.

Il team che ha compiuto lo storico trapianto di cuore

Solo alcuni mesi fa il dottor Joseph Woo, Presidente del Dipartimento di Chirurgia Cardiotoracica dell’Università di Stanford con un incarico al Dipartimento di Bioingegneria, era arrivato vicino al “compimento del miracolo” (poi portato alla sua completa epifania dal prof. Gino Gerosa e dal suo team) : il dottor Woo aveva infatti ottenuto il primato mondiale grazie a un trapianto a cuore battente da donatore a cuore fermo, espiantando cioè l’organo non pulsante per poi farlo ripartire solo nella seconda fase del trapianto.

Primo trapianto di cuore battente al mondo

Ma la sorte ha voluto che fosse la “città del Santo senza nome” ad onorare il titolo conseguito dal professor Vincenzo Gallucci nel novembre del 1985 quando proprio a Padova, venne portato a termine con successo il primo trapianto di cuore in Italia. In realtà la spinta del fato, in queste circostanze, è davvero minima: il professor Gino Gerosa e la sua equipe, infatti, avevano già fatto parlare di loro a maggio dello scorso anno, quando fu realizzato il primo trapianto in Italia da donatore a cuore fermo.

«A livello nazionale sono 850 i pazienti in lista d’attesa per un trapianto di cuore e al momento solo al 50% di loro è possibile dare una risposta: per questo non ci fermeremo nel perseguire la nostra missione di trovare nuove soluzioni e strategie terapeutiche sempre più all’avanguardia per far sì che tutti possano avere un cuore – dichiara il prof. Gerosa, che conclude – L’innovazione in chirurgia poggia su tre imprescindibili pilastri: la creatività, l’esperienza e il coraggio che, a loro volta, affondano le radici nelle solide fondamenta costituite dall’etica.

Con il mio team abbiamo sempre fatto ricerca aggrappandoci a queste colonne e possiamo dire che la loro massiccia struttura ci ha permesso di arrivare a delle altezze notevoli che, se fino a ieri rappresentavano per noi delle mete da raggiungere, oggi si sono trasformate in punti di partenza da cui proseguire per tagliare traguardi sempre più elevati».

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Dorotea Rosso

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