L’Helicobacter pylori è un batterio che infetta la mucosa dello stomaco umano. È molto comune e si stima che milioni di persone in tutto il mondo ne siano affette. Ma come si contrae ed è possibile puntare sulla prevenzione? Leggi il nostro articolo
Helicobacter pylori, cosa provoca
1. Gastrite: infiammazione della mucosa gastrica.
2. Ulcere peptiche: lesioni che possono formarsi nello stomaco o nel duodeno (parte superiore dell’intestino tenue).
3. Cancro gastrico: è stato associato a un aumento del rischio di sviluppare alcuni tipi di cancro allo stomaco.

Come si trasmette
Contatto feco-orale: può avvenire attraverso l’ingestione di cibo o acqua contaminata.
Contatto orale-orale: può anche diffondersi attraverso la saliva, ad esempio condividendo utensili o bevande.
Condizioni igieniche: luoghi con scarse condizioni igieniche aumentano il rischio di trasmissione.
Come si previene
Agire sulla prevenzione significa puntare sull’igiene. Lavarsi le mani regolarmente, soprattutto prima di mangiare e dopo essere andati in bagno. è essenziale. Così come assicurarsi che il cibo sia sicuro (nel dubbio consumare alimenti ben cotti) e che l’acqua sia potabile.
Evitare poi il contatto diretto, cioè non condividere utensili, bicchieri o cibo con persone infette.
È importante consultare un medico se si sospetta un’infezione da Helicobacter pylori, poiché esistono test e trattamenti efficaci per gestire l’infezione. La terapia consiste nell’assunzione di farmaci che agiscono sulla secrezione acida dello stomaco in associazione con antibiotici, variamente combinati tra di loro.

Le informazioni che seguono sono estratte dal sito dell‘Istituto Superiore di Sanità.
Informazioni generali
Helicobacter pylori è un batterio spiraliforme che può colonizzare la mucosa gastrica, il rivestimento dello stomaco umano. L’infezione è spesso asintomatica, ma talvolta può provocare gastrite e ulcere a livello dello stomaco o del duodeno, il primo tratto dell’intestino. L’ulcera è un’irritazione o un vero e proprio foro che si forma nella mucosa, che produce un dolore intenso, soprattutto a stomaco vuoto.
Un po’ di storia
Per tutto il ventesimo secolo si è ritenuto che l’ulcera fosse provocata prevalentemente dallo stress o, talvolta, dall’assunzione di cibi acidi o molto piccanti. Il trattamento consisteva quindi nel ricovero in ospedale, in condizioni di assoluto riposo, nella prescrizione di una dieta “leggera” e nell’assunzione di farmaci in grado di alleviare i sintomi.
È soltanto all’inizio degli anni Ottanta che prende forma un’ipotesi del tutto diversa, secondo cui l’origine dell’ulcera sarebbe prevalentemente infettiva. Nel 1982, i due medici australiani Robin Warren e Barry Marshall isolano per la prima volta un batterio, H. pylori, che sembra essere il miglior candidato per spiegare lo sviluppo dell’ulcera gastrica e duodenale. La comunità scientifica accoglie con freddezza questa scoperta e sarà soltanto nel 1994 che il National Institute of Health (Nih) americano dichiarerà l’esistenza di una stretta associazione tra l’ulcera gastroduodenale e l’infezione da Helicobacter. Nel 1996 la Food and Drug Administration (Fda) approva negli Stati Uniti il primo trattamento antibiotico specifico.
Nel 2005, Marshall e Warren ricevono il premio Nobel per la medicina proprio grazie alla scoperta dell’Helicobacter: oggi si stima infatti che circa il 90% delle ulcere duodenali e l’80% di quelle gastriche siano di origine infettiva.
Modalità di trasmissione
Le modalità con cui l’Helicobacter si trasmette sono ancora sconosciute e attualmente l’uomo è l’unico serbatoio noto di questo batterio. La modalità di trasmissione più probabile è quella orale, o oro-fecale. Altre possibili vie di contagio sono il contatto con acque o con strumenti endoscopici contaminati, ma non esistono ancora dati definitivi al riguardo.
Sintomi
Il sintomo più comune dell’ulcera gastroduodenale è un bruciore o dolore nella parte superiore dell’addome (epigastrio), soprattutto lontano dai pasti e di primo mattino, quando lo stomaco è vuoto. Tuttavia può insorgere anche in qualsiasi momento, con durata che può variare da pochi minuti fino ad alcune ore. Più raramente possono insorgere sintomi come nausea, vomito e perdita di appetito. Talvolta l’ulcera può sanguinare e, sul lungo periodo, indurre anemia.
A lungo termine, l’infezione da H. pylori è associata a un aumento di 2-6 volte del rischio di linfoma MALT e soprattutto di carcinoma gastrico, il secondo cancro più comune nel mondo, soprattutto in Paesi come la Cina o la Colombia dove più di metà della popolazione infantile è infetta da H. pylori.Diagnosi
Per diagnosticare l’infezione esistono diversi metodi:
- test sierologici: consistono nella ricerca nel sangue di anticorpi IgG specificamente diretti contro H. pylori (sensibilità e specificità 80%-95%, a seconda del kit utilizzato)
- test del respiro, o breath test: dopo aver somministrato al paziente dell’urea marcata radioattivamente, si misura la quantità di anidride carbonica emessa con l’espirazione; questo gas costituisce infatti il prodotto metabolico del batterio in presenza di urea (sensibilità e specificità 94-98%)
- endoscopia: durante l’esame vengono prelevati campioni (biopsie) della mucosa dello stomaco e del duodeno, analizzati poi al microscopio alla ricerca del batterio. Questo esame è considerato lo standard ottimale per la diagnosi dell’ulcera.

Trattamento e prevenzione
Una volta accertata l’origine infettiva dell’ulcera, il trattamento consiste in una terapia a base di uno o due antibiotici, scelti tra amoxicillina, metronidazolo, tetraciclina (ma non in bambini sotto i 12 anni) o claritromicina, per 1-2 settimane. Per alleviare i sintomi, inoltre, vengono solitamente associati farmaci antiacidi, come gli inibitori di pompa. Se viene condotta in modo regolare, la terapia risulta risolutiva nel 90% dei casi.
Poiché si sa ancora molto poco sulle modalità di trasmissione di H. pylori, anche le misure preventive disponibili sono scarse. In generale, si raccomanda comunque di lavarsi bene le mani, mangiare cibo adeguatamente cucinato e bere acqua sicura.
Fonte: Istituto Superiore Sanità
