Impulsi di radiofrequenza per limitare l’attività del sistema nervoso simpatico nei pazienti che soffrono di forme gravi di ipertensione. Un intervento innovativo nel suo genere che apre nuove speranze per i pazienti affetti dalla patologia
Ascolta il podcast con l’intervista al professor Riccardo Sarzani Ordinario e decano di Medicina Interna dell’Università Politecnica delle Marche, Direttore della Clinica Medica e Geriatrica INRCA Ancona
L’ipertensione arteriosa: una minaccia silenziosa e le nuove frontiere terapeutiche
L’ipertensione arteriosa, spesso definita il “killer silenzioso”, è una delle condizioni più diffuse e pericolose per la salute. Spesso asintomatica, può portare a danni irreparabili se non trattata adeguatamente.
Che cos’è l’ipertensione arteriosa
L’ipertensione arteriosa è una condizione caratterizzata da un aumento persistente della pressione sanguigna. I valori soglia per diagnosticare l’ipertensione sono 140 mmHg per la pressione sistolica (massima) e 90 mmHg per la pressione diastolica (minima). Se non viene monitorata e controllata, l’ipertensione può causare danni irreversibili agli organi vitali.
I rischi associati all’ipertensione
L’ipertensione non presenta sintomi evidenti, il che la rende particolarmente insidiosa. Tra i principali danni causati da una pressione alta non controllata troviamo:
- Cuore: aumenta il rischio di infarto, scompenso cardiaco e aritmie come la fibrillazione atriale.
- Cervello: può portare a ictus e contribuisce allo sviluppo di demenza vascolare.
- Reni: un’ipertensione prolungata può provocare insufficienza renale cronica, fino alla necessità della dialisi.

L’elemento più pericoloso è il danno progressivo nel tempo: una pressione cronicamente elevata causa più problemi rispetto a picchi momentanei dovuti a stress o ansia.
La denervazione renale: una nuova speranza per i pazienti resistenti ai farmaci
Una delle tecniche più innovative per trattare l’ipertensione resistente è la denervazione renale, una procedura che utilizza impulsi di radiofrequenza per ridurre l’attività del sistema nervoso simpatico nelle arterie renali. Questo approccio permette di abbassare la pressione nei pazienti che non rispondono nemmeno alle migliori combinazioni di farmaci.
Grazie a nuovi cateteri più efficienti, la denervazione renale è diventata una soluzione promettente per i casi più complessi. Recentemente, questa tecnica è stata applicata con successo a un paziente di 50 anni che, nonostante l’assunzione di otto farmaci, non riusciva a controllare la pressione arteriosa. Il decorso post-operatorio è stato positivo, confermando l’efficacia della procedura.
La prevenzione: la prima arma contro l’ipertensione
Secondo il professor Sarzani, il messaggio più importante da trasmettere è che la prevenzione è la migliore medicina. Un antico detto cinese recita: “Il miglior medico è colui che previene la malattia”. Tuttavia, la medicina moderna tende a curare le conseguenze piuttosto che prevenire le patologie.

Ecco alcuni consigli fondamentali per prevenire l’ipertensione:
- Monitorare la pressione regolarmente: l’unico modo per scoprire se si soffre di ipertensione.
- Adottare uno stile di vita sano: alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e gestione dello stress.
- Controllare colesterolo e glicemia: il colesterolo LDL (cattivo) dovrebbe essere mantenuto sotto i 55 mg/dl nei soggetti a rischio.
- Evitare il fumo: un fattore di rischio riconosciuto per ipertensione e malattie cardiovascolari.
L’ipertensione arteriosa è una condizione seria che richiede attenzione e un monitoraggio costante. Grazie ai progressi scientifici, come la denervazione renale, oggi disponiamo di nuove opzioni terapeutiche per i pazienti più difficili da trattare. Tuttavia, la prevenzione resta il pilastro fondamentale per ridurre l’incidenza di questa patologia e le sue conseguenze più gravi.
La tecnica nel dettaglio (fonte: ufficio stampa)
Un’equipe multidisciplinare che ha lavorato in stretta collaborazione per curare un paziente di 50 anni dall’ipertensione grave definita “resistente” alle terapie nonostante una continua e sostenuta cura farmacologica. Il paziente, nei giorni scorsi, è stato sottoposto a un’innovativa procedura endovascolare alle arterie renali passando per l’arteria femorale con un mini catetere a spirale realizzato in materiale high tech, morbido, capace di aderire alle pareti ed emettere radiofrequenze.

Impulsi in grado di “bruciare” le terminazioni nervose dell’area in questione, dirette responsabili dell’ipertensione. Un intervento mini invasivo di poco più di un’ora, durante il quale il paziente è stato sottoposto a una semplice sedazione. L’uomo, a elevato rischio infarto e ictus anche per fattori ereditari, sta bene. È rimasto un giorno in osservazione e poi è stato dimesso.
Con il tempo potrebbe anche ridurre se non abbandonare completamente la cura farmacologica. All’Inrca c’è grande soddisfazione. “L’ipertensione arteriosa – spiega il professor Sarzani direttore della Clinica Medica e Geriatrica –è il primo fattore di rischio di morte a livello globale. Una patologia che nella stragrande maggioranza dei casi si può tenere sotto controllo ma, tuttavia, abbiamo casi che non rispondono alla cura farmacologica. Come in questa situazione”.
Il catetere a spirale di ultima generazione è una novità esclusiva. “Con la precedente tecnica – conferma il dottor Enrico Paci, direttore della Radiologia Clinica ed Interventistica – non si era in grado di aderire adeguatamente alle pareti dell’arteria renale. Ora riusciamo a essere più efficaci e selettivi nell’ablazione e a dare una risposta migliore ai pazienti. Prima dell’intervento il paziente viene sottoposto a una TAC che ci consente di avere un quadro chiaro della sua anatomia per poter pianificare al meglio le fasi successive”. L’intervento sarà replicato nei prossimi mesi in altri pazienti con la stessa problematica.
