uomo con le mani sul ventre per tumore al pancreas

Tumore al pancreas, in Italia oltre 13mila nuove diagnosi l’anno

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Il tumore al pancreas rappresenta oggi una sfida crescente per la sanità pubblica e per la ricerca oncologica: i casi sono in aumento e, secondo le stime, nei prossimi cinque anni potrebbe diventare la seconda causa di morte per tumore nei Paesi occidentali

La scomparsa della conduttrice televisiva Enrica Bonaccorti, morta a causa di un tumore al pancreas, riporta l’attenzione su una delle neoplasie più aggressive e difficili da diagnosticare. Il carcinoma pancreatico rappresenta oggi una sfida crescente per la sanità pubblica e per la ricerca oncologica: i casi sono in aumento e, secondo le stime, nei prossimi cinque anni potrebbe diventare la seconda causa di morte per tumore nei Paesi occidentali.

In Italia, secondo le stime più aggiornate dei registri oncologici, nel 2024 sono state registrate 13.585 nuove diagnosi di tumore del pancreas, con una distribuzione ormai quasi equivalente tra uomini e donne: 6.873 casi negli uomini e 6.712 nelle donne. Rappresenta la quarta causa di morte per cancro nel nostro Paese, con circa 15.000 decessi l’anno.

Il tumore al pancreas colpisce prevalentemente dopo i 60 anni ed è associato a diversi fattori di rischio, tra cui fumo, obesità, diabete e familiarità, anche se in molti pazienti si sviluppa in assenza di fattori di rischio o familiarità specifica.

La prognosi di tumore al pancreas resta purtroppo molto sfavorevole: la sopravvivenza è tra le più basse in oncologia e solo una persona su dieci è viva a cinque anni dalla diagnosi.

Uno degli aspetti più critici della malattia è la difficoltà di individuarla precocemente. «Il tumore al pancreas è tra le neoplasie più difficili da diagnosticare nelle fasi iniziali», spiega Filippo Antonini, Consigliere Nazionale AIGO e Direttore dell’U.O. di Gastroenterologia ed Endoscopia Interventistica di Ascoli Piceno. «Il pancreas è un organo profondo e nelle prime fasi la malattia è spesso silente o presenta sintomi molto generici. Quando compaiono segnali più evidenti, come dolore addominale, perdita di peso o ittero, il tumore è frequentemente già in fase avanzata».

«Negli ultimi anni stiamo osservando anche un altro fenomeno che merita attenzione», aggiunge Antonini. «Purtroppo nella nostra attività quotidiana vediamo sempre più pazienti con tumori del pancreas e spesso in età più precoce rispetto al passato. Si tratta di una tendenza che la comunità scientifica sta monitorando con grande attenzione».

signora obesa, obesità può essere uno dei fattori scatenanti del tumore al pancreas
Obesità, possibile fattore scatenante del tumore al pancreas

Secondo lo specialista, le cause di questo aumento sono sicuramente multifattoriali.«Diversi studi indicano un ruolo importante di fattori di rischio come il fumo di sigaretta, l’obesità, il diabete e le alterazioni metaboliche, sempre più diffuse nella popolazione, oltre alla presenza di familiarità o mutazioni genetiche, responsabili di circa il 10% dei casi. Tuttavia resta ancora molto da capire, soprattutto per ciò che riguarda possibili agenti inquinanti, e parte della ricerca è impegnata proprio nell’individuare i meccanismi che portano allo sviluppo di questa malattia».

La diagnosi di tumore al pancreas si basa generalmente su esami di imaging come TAC addome con mezzo di contrasto, risonanza magnetica ed ecoendoscopia, strumenti fondamentali per individuare eventuali lesioni pancreatiche e definirne l’estensione.

Tumore al pancreas, passi avanti nella ricerca

Negli ultimi anni la ricerca ha comunque compiuto passi avanti importanti sul fronte delle terapie. Il trattamento può prevedere chirurgia, chemioterapia e radioterapia, spesso utilizzate in combinazione e adattate allo stadio della malattia e alle condizioni del paziente. «La chirurgia rappresenta ancora oggi l’unica possibilità di cura potenzialmente definitiva», sottolinea Antonini. «Il problema è che solo una minoranza di pazienti riceve la diagnosi quando il tumore è ancora operabile».

«Pur non essendo curativi, negli ultimi anni i trattamenti palliativi endoscopici hanno compiuto notevoli progressi: oggi possiamo infatti eseguire interventi endoscopici mini-invasivi dall’interno, migliorando la qualità di vita dei pazienti riducendo gravi e debilitanti sintomi come l’ittero, il prurito e l’occlusione gastrica, evitando incisioni chirurgiche o drenaggi addominali esterni». Aggiunge Antonini.

operazione in endoscopia
Interventi endoscopici per il trattamento del tumore al pancreas

Parallelamente la ricerca sul tumore al pancreas sta esplorando nuove strategie terapeutiche, tra cui terapie mirate e nuovi bersagli molecolari, con l’obiettivo di rendere il tumore più sensibile ai trattamenti. Proprio in questa direzione si inserisce anche un recente studio condotto in Spagna dal Centro Nacional de Investigaciones Oncológicas di Madrid, che ha mostrato risultati promettenti in modelli sperimentali.

Una combinazione di tre farmaci è riuscita a eliminare o far regredire l’adenocarcinoma pancreatico nei topi, agendo su alcune delle principali vie di crescita tumorale. Si tratta di risultati ancora preclinici, che richiederanno ulteriori verifiche sull’uomo, ma che aprono nuove prospettive nella comprensione dei meccanismi biologici della malattia.

Per gli specialisti la vera svolta potrebbe arrivare dalla diagnosi precoce. «A differenza di altri tumori», conclude Antonini, «non esiste ancora uno screening standardizzato per la popolazione generale. Tuttavia, oggi è possibile identificare le persone più a rischio attraverso familiarità e mutazioni genetiche, partecipando a programmi di sorveglianza mirata. La grande sfida della ricerca è individuare biomarcatori e nuove tecnologie diagnostiche che permettano di intercettare la malattia nelle fasi iniziali. Solo così potremo davvero cambiare la storia naturale del tumore del pancreas».

Fonte: ufficio stampa

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Dorotea Rosso

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