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Ageismo, quando invecchiare fa paura

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Il passare degli anni incute timore. Non solo in chi invecchia ma anche alla società che tende a proporre modelli giovani. L’Ageismo è dietro l’angolo, cioè il pregiudizio nei confronti di un individuo, in ragione della sua età

Ne abbiamo parlato nella nuova puntata di Punto Salute, il podcast con Luigi Cavalieri, Direttore di ProfiloSalute.

La scienza medica e la tecnologia hanno permesso l’allungamento e il miglioramento della vita.

Nel secondo dopoguerra gli italiani vivevano in media 64 anni, mentre oggi il valore medio è salito 83,1.

L’Italia non è, poi, nuova a fenomeni, quali quello degli ultra centenari del Sud, anche se, stando ai dati Istat del 2022, il Nord presenta un’alta concentrazione di over 90 con la Liguria in testa come regione più anziana.

Ageismo, i modelli proposti sono sempre giovani

Il nostro amato stivale, posizionandosi nella pole position europea, è stato oggetto di numerosi studi osservazionali e non,  volti a carpire il segreto della longevità.

Gli americani, però, non sono da meno quando si parla di elisir di lunga vita, ed ecco che le star di Hollywood sono, forse, il primo esempio di Ageismo, ossia la paura di invecchiare.

Non solo trattamenti estetici, botulino e filler di varia natura, ma anche regimi alimentari controllati, allenamenti fisici, che ricordano quelli degli atleti in preparazione ai Giochi Olimpici, e massaggi volti a minimizzare l’accumulo di liquidi, stimolare il metabolismo e distendere la pelle. Un caso, fra tutti, quello dell’attrice Jennifer Lopez, che, alla soglia dei 55 anni, potrebbe tranquillamente battere con notevole margine colleghe trentenni per aspetto, stato di salute e carica energetica.

Il desiderio di futuro spinge, poi, molti ad optare per la crio-preservazione, fenomeno che ricorda “la stanza della stasi criogenica” di Star Trek ed è diventata ormai una realtà.

Ageismo, la risposta dal freddo

La rete dà, poi, prova di innovazioni, apparentemente immaginifiche, testimoniate dal video di due robot intenti ad eseguire un “whole-body transplant”, ossia un trapianto di testa dal corpo dal donatore e quello del ricevente. Nulla di impossibile, ma anzi qualcosa che potrà diventare realtà in futuro e potrebbe risolvere le condizioni critiche di alcuni pazienti debilitati da prolungati stati di malattia e impossibilità motorie.

Benché  si potrebbe pensare che le donne, sotto la pressione dei canoni estetici imposti dalla società, siano più inclini all’Ageismo, in realtà i dati suggeriscono che la fetta  degli individui di sesso maschile, disposta a tutto pur di fermare il ticchettio delle lancette. é in continuo aumento.

Un sano istinto di auto-preservazione, che spinge a migliorare il proprio stile di vita, non deve, però, diventare una smodata ricerca della pillola dell’eterna giovinezza.

Luigi Cavalieri

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