Quella di Sara è una storia di due nuove vite, la sua e quella del suo piccolo Elia. Sara Rosati, 35enne originaria dell’Abruzzo, poco più di un mese fa ha dato alla luce il suo primo figlio, un evento di per sé eccezionale, come ogni nascita, ma nel suo caso si tratta di un vero e proprio “miracolo pilotato”. Grazie ad un eccezionale trapianto di cuore
A causa di una patologia cardiaca molto grave (una displasia aritmogena del ventricolo destro), scoperta casualmente all’età di vent’anni, infatti, Sara non avrebbe potuto affrontare alcuna gravidanza.
Ma è proprio qui che la scienza entra in gioco per sovvertire le sentenze delle malattie e restituire la speranza a chi ne è affetto. Quattro anni fa la giovane mamma viene presa in cura dal reparto di Cardiologia dell’Azienda Ospedale Università di Padova dove le viene comunicata l’impellente necessità di sottoporsi a trapianto di cuore.
Trapianto di cuore, due vite salvate
L’attesa per il trapianto di cuore dura quasi dieci mesi: «Quando mi sono rivolta all’ospedale di Padova mi è stato subito spiegato che l’operazione non sarebbe stata immediata – spiega Sara Rosati – Data la mia età i medici hanno preferito attendere che venisse donato un cuore giovane che alla fine è arrivato.
Ci tengo a ringraziare dal profondo i familiari della persona a cui questo cuore apparteneva: a loro e ai dottori che hanno effettuato l’operazione e che continuano a seguirmi devo non solo la mia vita, ma anche quella di mio figlio Elia». Anche per la sua gravidanza Sara ha deciso di affidarsi all’Azienda Ospedale Università di Padova: «Abbiamo atteso un anno prima di iniziare la cura farmacologica, così da evitare ogni rischio di rigetto a seguito del trapianto di cuore – spiega la dottoressa Paola Veronese, direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Ginecologia e Ostetricia.
Un trapianto di cuore non facile
In queste circostanze, una gravidanza risulta molto delicata: esistono infatti concrete possibilità di complicanze sia per l’organo trapiantato, sia per la riattivazione di alcuni virus come il citomegalovirus o addirittura che la madre sviluppi una preeclampsia (stato che determina ipertensione e presenza di proteine nelle urine, insorge tipicamente dopo la ventesima settimana di gestazione e può influenzare sia la salute della madre che quella del feto) o il bimbo subisca dei problemi nella crescita o nasca prematuro».
E quella di assistere giovani donne nel loro percorso per diventare mamme è esattamente la specialità del Centro di Ginecologia e Ostetricia della città dei tre senza, al punto da renderlo un punto di riferimento a livello nazionale: «Come Unità Operativa, fortunatamente abbiamo anche gravidanze fisiologiche che sono molte, però il nostro cavallo di battaglia è la gestione di patologie di tipo molto eterogeneo – continua la dottoressa Veronese.
Passiamo da patologie che possono complicare una gravidanza già in essere che rischia di esitare in aborti ricorrenti o parti prematuri, oppure ci possono essere delle patologie preesitenti, come nel caso di Sara, che comportano l’incapacità per la donna di rimanere gravida se non in ottime condizioni di salute, o altre condizioni che insorgono come complicanza della madre o del bambino.
Le neo-mamme che vengono prese in cura nella nostra Unità Operativa sono donne molto forti, molto spesso sostenute emotivamente dalla loro famiglia, ma ovviamente all’interno del nostro team abbiamo anche degli psicologi specializzati, come la dottoressa Romina Spina, specialista in Psicologia Clinica Dinamica, il cui contributo è fondamentale nel caso, per esempio, di anomalia fetale o anche di situazioni in cui, dato l’alto rischio per la salute della mamma o del futuro bambino, viene sconsigliata la gravidanza.
Per quanto riguarda le nascite in generale, essendo un centro di riferimento, negli ultimi due anni abbiamo notato un lieve aumento, ma va sottolineato che il nostro reparto non risente della crisi di natalità, evidente a livello nazionale, poiché ci riferiscono pazienti provenienti da tutte le regioni confinanti con la nostra». Nell’ultimo anno il reparto ha contribuito alla nascita di 2821 neonati, di cui 83 nati prematuri e 60 con cardiopatia fetale.
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