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Ostetriche: l’Associazione Ginecologi Ospedalieri stila 5 regole a favore delle partorienti per una cura più adeguata ed efficace

  • 13 Novembre 2019
  • Ufficio Stampa
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Indice dei contenuti

Da tempo si parla orami di assistenza ostetrica adeguata e sicura nei confronti delle partorienti. L’eccessiva medicalizzazione della gravidanza e del parto, porta ad intraprendere molte iniziative che sostengono una cura più sobria e rispettosa, basandosi sul dialogo tra pazienti e medici. È il caso ad esempio di AOGOI (Associazione Ginecologi Ospedalieri Italiani) che ha aderito a “Choosing Wisely Italy – Fare di più non significa fare meglio”.

Ecco dunque che AGOI stile 5 Raccomandazioni semplici e chiare, presentate durante il Congresso Nazionale di Ginecologia e Ostetricia, coinvolgendo il momento del travaglio, taglio cesareo e clampaggio del cordone ombelicale:

  1. Non clampare precocemente il cordone ombelicale: i ginecologi raccomandano di aspettare almeno un minuto prima di tagliare e legare – tecnicamente clampare – il cordone ombelicale, perché in questo modo si favorisce il passaggio di sangue dalla placenta al feto, rinforzando le scorte di ferro del neonato e riducendo il rischio di colite necrotizzante, malattia gastrointestinale che può rivelarsi fatale. Il taglio tardivo non comporta maggior rischio di emorragia post partum nella donna e consente di ridurre la mortalità nei neonati ad alta prematurità (prima di 32 settimane).
  2. Non eseguire l’episiotomia di routine: secondo i ginecologi, l’episiotomia, l’incisione del perineo effettuata nel momento finale del travaglio per favorire il passaggio del bambino, è una pratica sovrautilizzata senza vantaggi per la donna, poiché richiede l’applicazione di punti di sutura che possono provocare dolore, rischio di infezione, difficile ripresa dei rapporti sessuali. Per questi motivi, è raccomandato il ricorso all’episiotomia solo in presenza di complicanze, ad esempio per accelerare l’espulsione in caso di sofferenza fetale.
  3. Non procedere all’induzione del travaglio di parto prima di 39 settimane: l’induzione del travaglio, precisano i ginecologi, medicalizza un evento del tutto fisiologico, e, in più, può causare effetti avversi come l’aumento di tagli cesarei. Pertanto, l’induzione è raccomandata solo quando il proseguimento della gravidanza può comportare un reale pericolo per il feto o per la madre.
  4. Non programmare il taglio cesareo di routine in tutte le donne con pregresso taglio cesareo: i ginecologi smentiscono la regola “una volta cesareo sempre cesareo”, in quanto priva di basi scientifiche. Al contrario, le donne con pregresso cesareo ammesse al travaglio di parto, hanno un rischio di mortalità minore (3 vs 13 su 100mila) rispetto alle donne sottoposte a cesareo programmato.
  5. Non obbligare al digiuno e proibire l’assunzione di liquidi alle donne in travaglio: i ginecologi precisano che, nelle gravidanze fisiologiche, l’assunzione di liquidi non è controindicata e non aumenta il rischio di complicanze in caso di ricorso ad anestesia generale durante il parto.

“Come ricorda l’OMS – afferma Elsa Viora, Presidente AOGOI – la gestazione e il parto sono esperienze che vanno vissute con serenità e, in presenza di una gravidanza fisiologica, vale a dire senza fattori di rischio, vanno medicalizzate il meno possibile. Il travaglio e il parto sono, senza dubbio, circostanze delicate dal punto di vista emotivo, in cui, più di altre, la donna ha bisogno di sentirsi protetta, rassicurata e rispettata. Questo è l’impegno profuso quotidianamente dagli operatori sanitari, medici ginecologi ed ostetriche, coinvolti nel percorso nascita e parto, che si fonda sul dialogo, la fiducia e la relazione empatica costruita nel tempo con la donna, necessari per giungere a scelte informate e condivise”.

Scelte condivise coinvolgono le donne e i ginecologi anche in fatto di contraccezione ormonale, ambito in cui l’Italia vive una delle sue contraddizioni: siamo fanalino di coda in Europa per l’uso di contraccettivi (16,2% vs media europea del 21,4%) e al tempo stesso abbiamo l’indice di natalità più basso al mondo dopo il Giappone. Anche per rispondere all’esigenza di maggiori informazione e counseling, le società scientifiche di Ginecologia hanno stilato le nuove Raccomandazioni sulla contraccezione ormonale, presentate oggi per la prima volta.

“Nonostante abbiamo a disposizione molteplici strumenti di controllo della fertilità, all’insegna del benessere, della salute e della sicurezza delle donne, mancano una cultura della contraccezione e un adeguato counseling contraccettivo da parte dei diversi professionisti sanitari che si interfacciano con la donna nel corso della sua vita fertile” – commenta Antonio Ragusa, Presidente della Fondazione Confalonieri Ragonese dell’AOGOI.

“La SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) è da anni impegnata a favore di una contraccezione consapevole, con l’obiettivo di proteggere le giovani generazioni dalle gravidanze indesiderate, dai rischi legati alle malattie sessualmente trasmesse e preservare la fertilità futura. Da oltre dieci anni abbiamo avviato un progetto dedicato a questo tema, la campagna “Scegli Tu!”, un ecosistema digitale che comprende un sito web, profili Facebook e Twitter e canale YouTube, pensato per offrire una corretta informazione e sfatare pregiudizi in materia di contraccezione e salute della donna. E i numeri ci danno ragione: da gennaio a metà ottobre 2019, solo il sito web ha registrato 200mila visualizzazioni e 450mila pagine viste. Quasi 1 utente su 3 ha consultato l’area ‘Parla con l’esperto’, a dimostrazione di quanto le donne siano alla ricerca di un’informazione chiara e soprattutto credibile” – conclude la dott.ssa Viora, che coordina il progetto “Scegli Tu!”.

 

Redazione

Fonte: Ufficio Stampa Value Relations

©2019 RadioWellness®

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