Sono oltre 4.000 le prestazioni eseguite solo nell’ambito dell’emodinamica e della cardiologia interventistica dell’ospedale di Padova, a conferma degli altissimi livelli dei servizi erogati dall’Unità complessa
Di cuore in cuore, tra interventi all’avanguardia e l’utilizzo di tecnologie sempre più sofisticate, in quindici anni di fervida attività la UOSD dell’Azienda Ospedale Università di Padova, che afferisce all’Unità operativa complessa di Cardiologia diretta dal prof. Domenico Corrado, è riuscita a incrementare le prestazioni TAVI del 500 per cento con una mortalità dell’1,4 per cento grazie soprattutto a dispositivi e approcci vascolari adattati e personalizzati per il singolo paziente.
Si tratta di una realtà ospedaliera che nel corso del tempo si è affermata come fiore all’occhiello della sanità nazionale, ma che risulta ben conosciuta e presa a riferimento sia a livello europeo che extra europeo. Non stupisce dunque che nei soli dodici mesi del 2024 siano state eseguite in Azienda ben 4.103 prestazioni nell’ambito dell’emodinamica e della cardiologia interventistica, ovvero le branche della cardiologia che si occupano di diagnostica invasiva, del trattamento delle cardiopatie acquisite con mini accesso e del trattamento delle cardiopatie congenite eseguite con le più avanzate tecnologie.
Ascolta la nostra intervista al prof. Domenico Corrado, Direttore dell’Unità Operativa Complessa Cardiologia dell’Ospedale di Padova.
Tra le più sofisticate new entry del reparto di Emodinamica e Cardiologia interventistica, vanno segnalati due angiografi di ultima generazione (uno del valore 855 mila euro, l’altro di 1 milione e 170 mila euro) il primo acquistato con i fondi PNRR, mentre il secondo grazie a un finanziamento regionale.
L’équipe della UOSD, diretta dal prof. Giuseppe Tarantini, è composta da 31 professionisti: si tratta di un Centro HUB e Super HUB per le coronaropatie che offre trattamenti delle sindromi coronariche acute realizzati nelle 24 ore e per malattie delle valvole cardiache e delle patologie strutturali e o congenite dell’adulto. Ma non è tutto: la UOSD Emodinamica e Cardiologia interventistica riveste infatti anche il ruolo di Centro coordinatore regionale per la gestione dei pazienti affetti da stenosi aortica candidabili ad intervento, nonché Centro di riferimento per il trattamento trans catetere dell’embolia polmonare.

Ultima, ma non ultima la UOSD Terapia intensiva cardiologica, diretta dalla dott.ssa Luisa Cacciavillani, che si occupa di accogliere i pazienti con patologia cardiovascolare acuta (dotata di 16 posti letto e 9 box singoli funzionali con gestione di supporto meccanico al circolo, assistenza ventilatoria invasiva, tecniche sostitutive renali e di gestione della temperatura corporea) rappresenta un altro polo di eccellenza.
Qui è stata, infatti, eseguita la prima TAVI in Italia e, ad oggi, è uno dei pochissimi centri nazionali che offre la disponibilità di tutte le protesi per ogni tipo di valvola o altra patologia cardiaca strutturale. Ma, come le lancette dell’orologio, il progresso non si ferma: il prossimo traguardo della UOSD sarà il trattamento interventistico dell’embolia polmonare acuta e cronica su cui i ricercatori stanno concentrando le loro indagini, con l’obiettivo di mettere in campo le conoscenze acquisite già nei prossimi anni, ovviamente sempre a servizio della vita e della salute dei pazienti.
«Siamo passati da una cardiologia interventistica che era basata sulla chirurgia negli anni ’70, ’80, a questo nuovo approccio che, come si può facilmente intuire, ha dei benefici enormi per il paziente che se prima veniva operato in anestesia totale, con torace aperto, cuore fermo e circolazione extracorporea, con le nuove tecniche di intervento viene operato da sveglio con anestesia locale e circolazione spontanea – spiega il prof. Domenico Corrado, direttore Unità operativa complessa di Cardiologia.
Ovviamente ogni paziente, a seconda della patologia e delle sue caratteristiche, riceve un trattamento modellato ad hoc: la differenza è che prima la possibilità di scelta non c’era. Sono veri e propri passi da gigante che inizialmente hanno riguardato le coronarie, che è la patologia più comune e più diffusa, ma che poi si sono allargate a quella che noi chiamiamo emodinamica strutturale e prevede la sostituzione delle valvole.

Un ambito, questo che ha ricevuto la massima attenzione da parte della ricerca, perché colpisce nel maggiore dei casi pazienti anziani che non potevano essere operati con la chirurgia tradizionale perché avrebbe comportato rischi troppo alti a livello di sopravvivenza del paziente. Ora che abbiamo raggiunto l’azzeramento delle liste d’attesa, vogliamo mantenere il risultato poiché, si sa, con il miglioramento di tempi e risultati, aumenta anche il numero dei pazienti».
