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Patologie cardiovascolari nelle donne, in aumento in Europa

Nuovi studi mostrano il peggioramento dello stile di vita e la riduzione di screening e controlli a causa della pandemia.

Le patologie cardiovascolari sopraggiungono in modo differente nelle donne e negli uomini. Il genere maschile è sempre stato quello più coinvolto, ma recenti studi permettono di rilevare una crescente attenzione anche alle donne. Negli uomini queste malattie iniziano a manifestarsi già nella quarta decade di vita, mentre nelle donne l’incidenza è bassa prima della menopausa, ma aumenta dopo i 60 anni.

Quando l’aspettativa di vita era più bassa, si riteneva che la donna fosse protetta dalle malattie cardiovascolari, ma oggi la situazione è cambiata, ed è stata ulteriormente condizionata dalla pandemia, che ha messo in discussione anche le forme più basilari di prevenzione.

I rischi di patologie cardiovascolari nelle donne

La donna ha un apparato cardiovascolare diverso dall’uomo: ha un cuore e dei vasi più piccoli; essendo destinata alla procreazione, è protetta dai principali eventi cardiovascolari (infarto, ictus), ma solo fino alla menopausa, quando perde lo scudo ormonale e diventa vulnerabile a queste patologie come l’uomo, anche se con un ritardo di circa 10 anni. Questo dato, unito all’aumento dell’aspettativa di vita, deve indurre le donne a una maggiore prevenzione.

La salute del cuore

Le patologie cardiovascolari colpiscono tre volte di più dei tumori

Le patologie cardiovascolari colpiscono la donna tre volte più di tutti i tumori femminili messi insieme (seno, utero, polmone). Da qui la necessità di insegnare alle donne di tutte le età ad avere attenzione per il cuore, a partire da una maggiore sensibilità allo stile di vita per tutelare il proprio organismo. In Europa, le donne che oggi muoiono per problemi cardiovascolari (ictus e infarto) sono il 43% contro il 38% degli uomini.

A determinare questi dati in aumento sono i diversi fattori di rischio che caratterizzano le donne: fumo, colesterolo alto, ipertensione, diabete, assenza di movimento, obesità, alimentazione non corretta. La donna però aggiunge dei fattori di rischio esclusivi legati alla sua vita biologica: anzitutto, la menopausa, che può diventare ancora più aggressiva se precoce, tra i 30 e 40 anni; un menarca precoce o tardivo; malattie come ipertensione o diabete in gravidanza; la sindrome dell’ovaio policistico. In terzo luogo, ci sono i fattori di rischio che nella donna sono prevalenti: le malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide, il lupus, la sclerodermia, la miastenia, la tiroidite hanno conseguenze più impattanti nella donna

Il lockdown e le patologie cardiovascolari

Una gran parte della prevenzione cardiovascolare passa per un corretto stile di vita e quindi per l’attività fisica, uno degli elementi maggiormente penalizzati dalle chiusure per la pandemia. In particolare, durante il primo lockdown, le misure sono state talmente rigide da impedire non solo l’accesso a palestre e centri sportivi, ma anche le attività fisiche più basilari. Al diverso impatto di genere di questo lockdown sull’attività fisica e sullo stile di vita è dedicato uno studio pubblicato a marzo 2021 sulla rivista scientifica “Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases”.

Salute del cuore e attività fisica

Patologie cardiovascolari, i dati

Una serie di dati aiuta a comprendere l’entità dei fattori di rischio cardiometabolico in aumento nella popolazione generale con particolare riferimento alle giovani donne. Le donne, soprattutto le più giovani, fanno meno attività fisica dell’uomo in generale; quella intensa è quasi la metà. Gli uomini sono più propensi a fare sport come forma di divertimento, compagnia, competizione. Nella primavera 2020 crolla l’attività fisica dell’uomo, privato della componente sociale, mentre si evince una maggior tenacia e resilienza delle donne, evidentemente più convinte degli effetti benefici.

Il secondo spunto interessante è l’influenza del ‘mental health’, ossia i disturbi mentali creati dal lockdown, come ansia e stress, che hanno avuto effetti più nefasti sulle donne, che ne hanno pagato le conseguenze con una peggiore qualità del sonno e con una difficoltà intestinale. Le conclusioni che si possono trarre da questi dati consistono in un sostanziale peggioramento dello stile di vita, sia per gli uomini, che per le donne.

Comportamenti scorretti come la ridotta attività fisica o problemi di salute mentale si sono in gran parte protratti anche nelle fasi successive, pur attenuandosi le limitazioni: questo lungo periodo ha finito per inficiare sulla prevenzione cardiovascolare. Gli effetti sono un aumento dei comportamenti sbagliati, un minore contatto con medico-paziente, scarsa aderenza alle terapie soprattutto in funzione preventiva, difficoltà nell’accesso agli ospedali.

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Redazione

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