Spondiloartrite, lo sport può portare benefici. Se n’è parlato a Padova nel corso del congresso “SPA & Sport: Nuove prospettive di cura delle spondiloartriti. Il ruolo dello sport e di uno stile di vita sano
Convivere con una malattia come la spondiloartrite è possibile. Come? Facendo sport. Nei giorni scorsi lo storico Palazzo Bo dell’Università di Padova ha ospitato il congresso “SPA & Sport: Nuove prospettive di cura delle spondiloartriti. Il ruolo dello sport e di uno stile di vita sano” organizzato dalla Fondazione Italiana per la Ricerca Reumatologica (FIRA) nel corso del quale è stata approfondita l’importante azione che una costante attività fisica può avere sui soggetti affetti da questa patologia.
Quando parliamo di spondiloartrite, stiamo facendo riferimento a una malattia particolarmente complessa che la ricerca scientifica sta tuttora cercando di decodificare. Ciononostante i traguardi raggiunti negli ultimi anni hanno permesso di scongiurare il rischio di disabilità permanenti che in passato rappresentavano una delle possibili degenerazioni a cui andavano incontro i pazienti che ne soffrivano.
Spondiloartrite, malattia complessa
«Le spondiloartriti colpiscono 14,3 persone ogni 100.000 adulti con una netta prevalenza del sesso maschile (con un rapporto di 3 a 2 rispetto alle donne) e un’età di insorgenza intorno ai 18-35 anni – spiega la professoressa Roberta Ramonda, UOC di Reumatologia, Dipartimento di Medicina dell’Università degli Studi di Padova e vicepresidente di Fira – Se non vengono riconosciute in tempo e trattate precocemente possono causare progressivamente gravi disabilità, con importanti conseguenze fisiche, psicologiche, sociali, lavorative ed economiche. Diventa quindi fondamentale attivare percorsi diagnostici e terapeutici efficaci».

Spondiloartrite, malattia infiammatoria
Le spondiloartriti rappresentano un gruppo vasto ed eterogeneo di patologie infiammatorie croniche che interessano principalmente la colonna vertebrale e le articolazioni sacro-iliache, ma in certi casi possono essere colpite anche le articolazioni periferiche, con il coinvolgimento della membrana sinoviale, della capsula e della cartilagine articolare, dei tendini e del liquido sinoviale.
Oltre alle manifestazioni articolari, le spondiloartriti possono essere associate a patologie extra-articolari, quali la psoriasi (dermatite cronica), l’uveite (infiammazione a carico di alcune strutture dell’occhio), o le malattie infiammatorie croniche intestinali, quali il morbo di Crohn o la rettocolite ulcerosa.
Tra i principali sintomi, quello comune a tutte le forme di spondiloartriti è il dolore lombare, associato a rigidità e difficoltà nei movimenti: un’attenta valutazione di queste manifestazioni risulta di fondamentale importanza ai fini di una corretta diagnosi della malattia e di un conseguente e tempestivo trattamento della stessa.
Negli ultimi quindici anni i progressi ottenuti dalla ricerca scientifica hanno permesso di sviluppare terapie sempre più innovative per il trattamento di queste patologie, grazie soprattutto all’utilizzo di farmaci biotecnologici. Ma non è tutto: il miglioramento (che in certi casi può raggiungere addirittura uno stato di benessere definito come remissione) della qualità della vita dei pazienti dipende infatti anche da una particolare attenzione all’esercizio fisico, al potenziamento muscolare, alla fisiochinesiterapia e ad un adeguato stile nutrizionale.
«I benefici principali di un trattamento multidisciplinare includono un netto miglioramento della mobilità articolare, della postura e della flessibilità: elementi cardine per contrastare la rigidità tipica della malattia – sottolinea il prof. Andrea Ermolao, Direttore dell’U.O.C. Medicina dello Sport e dell’Esercizio Università di Padova, che aggiunge – Una regolare attività fisica che preveda esercizi di allungamento, rafforzamento muscolare e attività aerobiche a basso impatto (come il nuoto o il ciclismo) possono di fatto ridurre il dolore, l’infiammazione e la progressione della malattia, migliorando anche la qualità della vita».
Le malattie reumatologiche sono patologie croniche che affliggono circa 5 milioni di pazienti su scala nazionale con un costo complessivo di circa 20 miliardi l’anno. FIRA, Fondazione Italiana per la Ricerca in Reumatologia, è un ente senza finalità di lucro che da diciotto anni sostiene la ricerca scientifica indipendente per la diagnosi e la cura di queste malattie.
Nei paesi occidentali, le malattie reumatologiche (che comprendono ben 150 diverse patologie) rappresentano la principale causa di disabilità in soggetti di tutte le età, determinando un alto impatto sociale sia per quanto riguarda i costi che il numero di malati. È possibile sostenere FIRA con donazioni e la destinazione del 5×1000.
