fecondazione in vitro per PMA, novità dall'ospedale di Padova

PMA, importati novità dall’Ospedale di Padova

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In questi giorni l’Azienda Ospedale Università di Padova ha annunciato con orgoglio la buona riuscita del primo trattamento di procreazione assistita con fecondazione eterologa : un percorso di PMA che, a differenza di quella omologa in cui si utilizzano spermatozoi e ovociti della coppia, richiede l’utilizzo di gameti donati da individui esterni

È datato 6 febbraio 2025 il primo test di gravidanza positivo ottenuto attraverso questo procedimento e che, oltre ad esaudire il desiderio di genitorialità di una coppia con problemi di infertilità che da anni tentava di avere un bambino, ha trasformato le speranze di molti altri coniugi in una reale possibilità.

Ascolta il podcast con l’intervista alla Prof.ssa Alessandra Andrisani, direttrice dell’Unità Operativa Semplice Dipartimentale di Procreazione Medicalmente Assistita dell’Azienda Ospedale Università di Padova

PMA, nuove frontiere nell’applicazione della Procreazione Medicalmente Assistita

«Questo è un percorso che per molto tempo è stato vietato nel nostro Paese e che una volta reso legale (2014 n.d.r.) era comunque molto difficile da realizzare all’interno di una struttura ospedaliera pubblica, anche solo per gli ingenti costi che i trattamenti previsti implicano – spiega la professoressa Alessandra Andrisani, direttrice dell’Unità Operativa Semplice Dipartimentale di Procreazione Medicalmente Assistita dell’Azienda Ospedale Università di Padova, che sottolinea – Questo progetto deve la sua riuscita anche alla sensibilità dimostrata dalla nostra regione che ha voluto offrire il suo supporto a persone che sono costrette a superare moltissimi ostacoli per riuscire a diventare genitori».

Alessandra Andrisani, direttrice dell’Unità Operativa Semplice Dipartimentale di Procreazione Medicalmente Assistita dell’Azienda Ospedale Università di Padova parla di PMA
Alessandra Andrisani, direttrice dell’Unità Operativa Semplice Dipartimentale di Procreazione Medicalmente Assistita dell’Azienda Ospedale Università di Padova

PMA, risposta all’infertilità di tante coppie

Da ottobre 2024 le procedure avviate per l’ottenimento di gameti dalla banca greca di riferimento (con sede a Salonicco) sono in totale 32. «Si tratta di un procedimento (di PMA) molto complesso che prevede innanzitutto una selezione delle coppie – continua la professoressa Andrisani – Va specificato che parliamo di coppie di coniugi o conviventi in cui almeno uno dei due partner (in alcuni casi entrambi) non possiede gameti competenti, ovvero non in grado di ottenere una gravidanza, oppure coppie in cui la partner femminile ha un gruppo sanguigno RH negativo, ma è gravemente isoimmunizzata e il partner maschile è RH positivo. Fattori che se tradotti in un’ eventuale gravidanza comporterebbero un grave rischio per il bambino.

Bambino appena nato. PMA scelta da tante coppie per vari problemi
PMA, la strada intrapresa da tante coppie

PMA, la strada scelta per problemi di salute delle coppie

Le coppie arrivano da noi perché hanno dei problemi di salute che impediscono loro il concepimento. Da parte nostra dobbiamo garantire una soluzione che tuteli l’incolumità sia della mamma che del bambino per tutti i nove mesi di gestazione: pertanto se la mamma è affetta da malattie croniche, o soggetta a un’ipertensione pregestazionale fuori controllo, o presenta un’obesità associata ad altre patologie non in buon compenso come il diabete, generalmente è lo stesso medico specialista che ha in carico la paziente che sconsiglia l’avvio della procedura».

La fase che precede l’inizio del percorso PMA vero e proprio è molto importante, non solo per esaminare l’idoneità della coppia, ma anche per far comprendere ai futuri genitori l’entità della sfida che stanno per affrontare. Per questa ragione è previsto l’affiancamento di uno psicologo che ha il compito di spiegare la procedura in tutti suoi passaggi.

Nel 90% dei casi il gamete del donatore è un ovocita, solo nel 10% dei casi si tratta invece di spermatozoi. Questo dipende dal fatto che l’orologio biologico della donna è molto più veloce di quello dell’uomo. Solidamente le donne che accedono alla fecondazione eterologa hanno un’età compresa tra i 32 e i 45 anni, salvo alcune eccezioni che vedono donne di un massimo di 48 anni.

Mamma in attesa di un bambino. Procreazione medicalmente assistita scelta da tante coppie in Italia
PMA, un aiuto per tante coppie

Per quanto riguarda le donatrici invece, la fascia d’età è nettamente inferiore, ovvero tra i 18 e i 35 anni, così da abbassare al minimo il rischio genetico di invecchiamento. Per quando riguarda invece le tempistiche, generalmente la ricerca del donatore compatibile e la preparazione dell’utero richiedono un’attesa di circa 4 mesi, al termine dei quali si procede all’effettivo impianto nell’utero della mamma.

Nel caso non dovesse andare a buon fine, è prevista la possibilità di effettuare fino a 6 tentativi a carico del servizio sanitario. Percorsi di questo tipo al giorno d’oggi risultano sempre più preziosi: in Italia l’infertilità riguarda circa il 15% delle coppie mentre, nel mondo, si parla di un 10-12% e sono dati in aumento. La ragione risiede nel fatto che negli anni si è alzata (e continua ad alzarsi) sempre di più l’età media in cui una donna ricerca una gravidanza.

PMA, percorsi preziosi

Inoltre ad aumentare è anche l’incidenza di malattie sessualmente trasmissibili (che possono causare chiusura delle tube di Falloppio) e di abitudini che danneggiano lo stile di vita come il consumo di alcol e il fumo.

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Dorotea Rosso

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