L’Unità Operativa Complessa di Oculistica dell’Azienda Ospedaliera, diretta dal dottor Edoardo Midena, professore Ordinario di Oftalmologia e Scienze della Vista presso l’Università di Padova, è l’unico centro in Italia in cui vengono prese in carico tutte le malattie oncologiche oculari
Grazie alla presenza di un team di esperti, il centro si è affermato come punto di riferimento regionale specializzato per le malattie neoplastiche ed infiammatorie oculari, per l’ipovisione pediatrica, per le malattie legate alla retinite. Un livello di prim’ordine, raggiunto non solo grazie alla preparazione accademica, ma anche all’impiego di mezzi all’avanguardia: si tratta infatti il primo centro ad utilizzare l’intelligenza artificiale nello screening delle principali cause di cecità.
Ascolta il podcast con l’intervista al Prof. Edoardo Midena, Dir. Unità Operativa Complessa di Oculistica dell’Azienda Ospedale Università di Padova
L’età dei pazienti in cura varia dai pochi mesi ai cent’anni, la maggior parte dei quali viene ricoverato secondo la modalità ambulatoriale “one step” che prevede il trattamento di glaucomi, malattie infiammatorie e interventi di chirurgia vitreo retinica in un’unica tranche che generalmente si realizza in un ricovero di 4/5 giorni.
Per comprendere la rilevanza del centro a livello nazionale, è sufficiente considerare che nel 2024 sono stati 130 tumori primitivi (corrispondenti al 75% del numero nazionale di pazienti, 200 appunto) trattati.
Malattie oncologiche oculari, a Padova un polo di eccellenza
Ammontano invece a 1.186 i pazienti seguiti in follow up post trattamento. La squadra d’eccellenza dell’ Unità Operativa Complessa di Oculistica può contare sull’esperienza di 9 oftalmologi, 6 tra ortottisti (professionisti sanitari che si occupano della prevenzione, valutazione e riabilitazione dei disturbi visivi motori e sensoriali, sia in bambini che in adulti) e tecnici sanitari, 16 infermieri e 2 operatori sociosanitari.
«Le Malattie oncologiche oculari non hanno un’origine precisa e non ci sono fattori di rischio specifici – spiega Edoardo Midena, direttore Unità Operativa Complessa di Oculistica dell’Azienda Ospedaliera – stiamo infatti considerando patologie che generalmente insorgono a causa di mutazioni geniche che non sono presenti nell’intero DNA del soggetto, ma che avvengono a livello locale. La conseguenza di tali cambiamenti nella sequenza del DNA di un gene, può far sì che le cellule “impazziscono” nel corso della loro crescita.

Malattie oncologiche oculari, una speranza dalla ricerca
Fortunatamente oggi le Malattie oncologiche oculari possono essere curate con un trattamento che io definisco “conservativo” (in contrapposizione con quanto avveniva in passato, quando era necessario togliere l’occhio) e che si ottiene attraverso terapie radianti che realizza direttamente l’oculista di oncologia oculare in un’unica sessione. Il paziente infatti non è costretto a sottoporsi in momenti diversi a questi trattamenti, ma viene ricoverato per 4, massimo 5 giorni (come previsto per legge), al termine dei quali il suo problema è risolto con un doppio intervento chirurgico che prevede di mettere e poi togliere la sorgente radiante ».

Malattie oncologiche oculari, attività di screening
Fondamentale poi è lo screening. Uno tra tutti lo screening della complicanza del diabete: ricordo che «Ricordo che l’Associazione Nazionale dei Cardiologi Americani, American College of Cardiology (ACC), indica la retinopatia come uno dei fattori di rischio di un soggetto diabetico per l’infarto – continua il dottor Midena – In pratica, il soggetto retinopatico viene considerato come se già avesse avuto un infarto, anche se tecnicamente non l’ha mai avuto. Quindi la retinopatia è una complicanza della malattia diabetica che va assolutamente individuata, oltre al fatto che può portare a cecità, condizione irreversibile che però oggi possiamo assolutamente prevenire.
Tra i nostri compiti, dunque, c’è anche quello di proporre lo screening al paziente, non possiamo affidarci a un’indicazione recapitata via lettera a casa o semplicemente alla responsabilità del malato. Noi avevamo approvato un progetto con i medici di medicina generale dell’Azienda 2, ovvero quella della marca trevigiana, Sun cui avevamo messo questi strumenti a disposizione di un’associazione di medici di medicina generale che si era impegnata a fare delle foto a tutti i pazienti diabetici che poi noi abbiamo valutato in un secondo momento.
Oggi grazie al supporto dell’intelligenza artificiale possiamo fare questo “censimento” su larga scala: è uno dei tanti esempi che sempre più ci aiutano a prefigurare l’avvento di farmacie di servizio: presidi diffusi sul territorio che potranno avvalersi dell’uso di strumenti di tecnologia avanzata che oggi sono disponibili a prezzi sempre più accessibili e che potranno offrire una tutela sempre maggiore dei cittadini».
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