Nelle scorse settimane, l’ Endocrinochirurgia dell’Azienda Ospedale Università di Padova ha realizzato un delicato intervento su una padovana di 76 anni che presentava una forma rara di carcinoma tiroideo (estesosi addirittura fino alla trachea) per il quale le terapie tradizionali non avrebbero potuto ottenere alcun risultato
Tiroide, i numeri record dell’Endocrinochirurgia dell’Azienda Ospedale Università di Padova
218 prestazioni e 625 interventi chirurgici (tiroide, paratiroide, surrene) in un anno, 17 papers in corso e la partecipazione alla stesura di due linee guida internazionali: i numeri dell’UOC Endocrinochirurgia dell’Azienda Ospedale Università di Padova (primo Centro in Veneto per chirurgia tiroidea e paratiroidea e terzo in Italia per interventi chirurgici per tumore maligno alla tiroide) parlano da sé.
Nello specifico, questo reparto, si occupa del trattamento delle patologie tiroidea, paratiroidea e surrenalica con un approccio multidisciplinare ed integrato. Negli ultimi anni le patologie tiroidee, sia benigne che maligne, hanno registrato un notevole e costante aumento.
Tiroide, aumentano i casi di patologie
«L’aumento dei casi tiroidei è dovuto a un proporzionale aumento delle diagnosi dei tumori della tiroide – spiega il prof. Maurizio Iacobone, direttore dell’UOC Endocrinochirurgia dell’Azienda Ospedale Università di Padova – Stiamo parlando di un argomento controverso, in quanto molti di questi tumori in realtà hanno un decorso molto lento, per cui ci si chiede se diagnosticarli in maniera precoce abbia un impatto che si possa effettivamente definire utile e positivo.
Ascolta l’intervista al prof. Maurizio Iacobone, direttore dell’UOC Endocrinochirurgia dell’Azienda Ospedale Università di Padova
Certo è che risulta invece fondamentale riuscire a identificare, nell’ambito della vasta famiglia di tumori della tiroide, quelle varianti che sono invece a prognosi infausta. Spesso si dice che non si muore di tumore maligno e, in effetti, nella stragrande maggioranza dei casi le sopravvivenze sono molto lunghe, però a volte ci sono tumori particolarmente gravi che potrebbero inficiare drammaticamente sulle condizioni di vita del paziente e il nostro lavoro è proprio quello di identificare e trattare queste varianti».
Proprio nelle scorse settimane, l’expertise dell’equipe del prof. Maurizio Iacobone ha permesso di realizzare un delicato intervento su una padovana di 76 anni che presentava un a forma rara di carcinoma tiroideo (estesosi addirittura fino alla trachea) per il quale le terapie tradizionali non avrebbero potuto ottenere alcun risultato.

«La paziente presentava un gozzo inveterato (classico aumento di volume della tiroide che segnala una disfunzione della stessa) che ad un certo punto ha cominciato a crescere in modo significativo tanto da dare sintomi di dispnea (difficoltà respiratoria), nonché problemi di deglutizione e di fonazione. Tali disturbi sono diventati con il tempo talmente gravi che la donna ha deciso di rivolgersi al pronto soccorso.
Da lì è stata presa in carico da noi che abbiamo provveduto ad effettuare la diagnosi che ha individuato un carcinoma tiroideo. La situazione, nello specifico, si è rivelata molto particolare perché, successivamente, attraverso la biopsia, abbiamo dimostrato sia della componente differenziata (ovvero del normale carcinoma tiroideo), ma anche di uno sdifferenziamento, cioè una parte della neoplasia aveva perso le caratteristiche di differenziamento, diventando ancor più maligno sino a giungere alla componente anaplastica che è quella che ha condizionato la prognosi della paziente perché di fatto si trattava di un tumore veramente molto aggressivo.

Generalmente questo particolare tipo di neoplasia non risponde ad alcun tipo di terapia e i pazienti che ne sono affetti hanno una sopravvivenza che non supera le tre settimane. Fortunatamente la paziente era per il resto in buone condizioni di salute, così abbiamo deciso di utilizzare nuovi schemi di terapia neoadiuvante (detta anche “down staging” : consiste in una terapia farmacologica che si effettua prima dell’intervento chirurgico per ridurre, in questo caso, la massa tumorale) con nuovi farmaci uniti a della radioterapia. In questo modo siamo riusciti a ottenere una diminuzione dell’entità della malattia tanto da poterla condurre poi all’intervento che ha portato a risultati strabilianti ».

La 76enne, infatti, non solo ha guadagnato mesi di vita, ma non ha subito nessun danno rilevante alle strutture nobili, come, per esempio, la trachea. L’intervento è stato realizzato presso l’Azienda Ospedale Università di Padova circa un mese fa. Ad oggi la paziente è in buone condizioni: riesce ad alimentarsi regolarmente e stiamo assistendo a una regressione totale del problema che fino ad oggi non solo era considerato inguaribile, ma addirittura incurabile. Data la rilevanza di questo straordinario risultato ottenuto dalla UOC di Endocrinochirurgia, nei prossimi mesi è prevista una pubblicazione su rivista scientifica.
