Il 25 e 26 settembre esperti italiani e internazionali si incontrano a Padova per discutere di muscolo scheletrico, biomarcatori, intelligenza artificiale e nuove strategie terapeutiche nella SLA, Sclerosi Laterale Amiotrofica
La ricerca sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) amplia il proprio sguardo e torna a interrogarsi sul ruolo del muscolo. Non più soltanto come una delle strutture colpite dalla malattia, ma anche come possibile fonte di informazioni utili per comprendere la patologia e come potenziale bersaglio di nuove strategie terapeutiche.
È questo il tema al centro di “Skeletal Muscle in ALS – Mechanisms, Biomarkers, and Therapeutic Perspectives”, la conferenza internazionale in programma venerdì 25 e sabato 26 settembre 2026 all’Hotel Mantegna di Padova. La locandina ufficiale indica per la prima giornata un programma dalle 14 alle 19 e per la seconda dalle 9 alle 14, con sessioni dedicate alla fisiopatologia muscolare, ai biomarcatori e alle strategie terapeutiche.
L’incontro riunirà ricercatori e specialisti italiani e internazionali per confrontare risultati e approcci differenti e approfondire una prospettiva di ricerca che mette in relazione motoneuroni, nervi periferici, muscolo e giunzione neuromuscolare.
SLA e muscolo: una nuova prospettiva sulla malattia
Per molto tempo il muscolo è stato considerato soprattutto come una delle componenti dell’organismo che subiscono le conseguenze della degenerazione dei motoneuroni. Oggi, invece, la ricerca sta cercando di comprendere se e quanto le alterazioni muscolari possano avere un ruolo più complesso nei meccanismi della SLA.
Uno degli aspetti di maggiore interesse riguarda proprio la possibilità che alcune modificazioni del tessuto muscolare siano osservabili già nelle fasi iniziali della malattia.
Comprendere meglio il rapporto tra muscolo e motoneuroni potrebbe contribuire a individuare nuovi segnali della patologia, migliorare la capacità di monitorarne l’evoluzione e, in prospettiva, individuare nuove strade terapeutiche.
È una prospettiva che coinvolge diversi livelli di ricerca: dalla patologia e dagli studi sui modelli sperimentali fino all’analisi dei dati, ai biomarcatori e alla ricerca di trattamenti mirati al muscolo.
A Padova una ricerca sul tessuto muscolare dei pazienti con SLA
All’interno di questo scenario assume particolare rilievo anche una ricerca sviluppata dall’Università di Padova.
Lo studio ha osservato, nel tessuto muscolare di pazienti affetti da SLA, un’alterata espressione di proteine coinvolte nei meccanismi neurodegenerativi della malattia.
Il risultato, secondo quanto riportato nel comunicato del convegno, potrebbe contribuire a comprendere meglio gli eventi patologici della SLA e aprire nuove prospettive anche per i casi clinici più complessi. La ricerca è stata realizzata grazie a una borsa di studio finanziata da ASLA APS, l’associazione che ha promosso e sostenuto il convegno.
Dalla debolezza muscolare ai biomarcatori
Il programma scientifico affronta il tema da diverse angolazioni.
La prima giornata si aprirà con la keynote lecture di Marco Sandri, dedicata alla fisiopatologia della debolezza muscolare durante la malattia. Seguiranno interventi sulla biopsia muscolare nell’atrofia neurogena, sul ruolo del muscolo scheletrico nella patogenesi delle malattie neuromuscolari, sugli organoidi e sul metabolismo del muscolo scheletrico.
Nel pomeriggio il focus si sposterà sulla giunzione neuromuscolare, il punto di comunicazione tra nervi e muscoli, con interventi dedicati anche ai meccanismi molecolari che collegano muscolo, motoneuroni e NMJ. Tra i relatori figurano Udai Pandey, con un intervento sull’asse muscolo-giunzione neuromuscolare nella SLA, e Nilo Riva, che affronterà la malattia partendo dal nervo periferico per arrivare al muscolo.
Il muscolo come possibile “finestra” sulla SLA
La seconda giornata entrerà ancora più direttamente nel tema dei biomarcatori.
Ad aprire i lavori sarà Pietro Fratta, professore e neurologo dell’UCL Queen Square Institute of Neurology di Londra, con una keynote dedicata al muscolo come possibile “finestra e bersaglio” nella SLA, attraverso gli studi di risonanza magnetica e sulla patologia TDP-43.
Tra gli interventi della mattinata anche quello di Patrick Weydt, dell’Università di Bonn e del German Center for Neurodegenerative Diseases, dedicato alla possibilità di utilizzare la troponina T cardiaca come biomarcatore della SLA. L’obiettivo è verificare se un segnale misurabile nel sangue possa fornire informazioni utili per comprendere e monitorare la malattia.
È un tema particolarmente interessante anche dal punto di vista della comunicazione scientifica: la ricerca sui biomarcatori punta infatti a individuare segnali misurabili che possano aiutare a conoscere meglio la malattia e seguirne l’evoluzione.
L’intelligenza artificiale entra nella ricerca sulla SLA
Tra le prospettive affrontate durante il convegno c’è anche quella dell’Intelligenza Artificiale.
Barbara Di Camillo, professoressa ordinaria di Informatica presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova, presenterà il lavoro dedicato allo sviluppo e alla validazione di modelli clinici per una previsione più affidabile della progressione della SLA.
La sua attività di ricerca utilizza bioinformatica, analisi dei dati biomedici e machine learning per individuare differenti profili di progressione della malattia, con l’obiettivo di contribuire a una medicina sempre più personalizzata.
Un altro esempio di come la ricerca sulla SLA stia diventando sempre più interdisciplinare: neurologia, biologia molecolare, informatica, analisi dei dati e tecnologie avanzate convergono nella ricerca di nuovi strumenti per comprendere la malattia.
Dal biomarcatore alla terapia: il muscolo come possibile bersaglio
L’altra grande domanda è cosa possa significare questa nuova conoscenza sul piano terapeutico.
La seconda parte della giornata del 26 settembre sarà dedicata proprio alle strategie terapeutiche rivolte al muscolo scheletrico. Il programma prevede interventi su modelli in vitro tridimensionali personalizzati sul paziente, rigenerazione della giunzione neuromuscolare, comunicazione tra muscolo scheletrico e motoneuroni, terapia genica AAV diretta al muscolo e interventi mirati sulla patologia muscolare legata ai processi immunitari.
L’obiettivo non è dunque soltanto capire meglio cosa accade al muscolo durante la SLA, ma verificare se questa conoscenza possa contribuire a sviluppare nuove strategie di intervento.
Un confronto internazionale a Padova
Il valore del convegno sta anche nella possibilità di mettere a confronto ricerche sviluppate in diversi Paesi.
Tra i protagonisti figurano studiosi provenienti da Italia, Regno Unito, Germania e Stati Uniti, con competenze che spaziano dalla neurologia alla biologia molecolare, dalla ricerca sui biomarcatori all’intelligenza artificiale.
A coordinare i lavori sarà un comitato scientifico composto da Gianni Sorarù, Matteo Zanovello, Manuela Basso e Maria Pennuto. La conferenza si avvale inoltre del contributo scientifico della Coalizione Italiana SLA, del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova, del VIMM – Veneto Institute of Molecular Medicine e dell’Azienda Ospedale-Università di Padova.
ASLA APS: dalla ricerca al sostegno alle famiglie
A promuovere e sostenere il simposio è ASLA APS , associazione di promozione sociale nata nel 2006 nel Padovano per sostenere le persone con SLA e i loro familiari nel Nord-Est.
Accanto ai servizi di assistenza e supporto, l’associazione ha sviluppato un impegno specifico nella ricerca scientifica, sostenendo progetti realizzati in collaborazione con l’Università di Padova e l’Azienda Ospedale-Università di Padova e finanziando borse di ricerca sulla SLA.
Il convegno rappresenta quindi un momento di incontro tra ricerca scientifica, mondo clinico e associazionismo, con l’obiettivo di mettere in comune conoscenze e risultati e contribuire a costruire nuove prospettive per le persone con SLA e per le loro famiglie.
La ricerca sulla SLA guarda oltre il motoneurone
Il messaggio che arriva da Padova è quello di una ricerca che sta progressivamente allargando il campo di osservazione della SLA.
Guardare al muscolo non significa abbandonare lo studio del motoneurone, ma inserirlo all’interno di un sistema più ampio, nel quale muscolo, nervi, giunzione neuromuscolare e sistema nervoso dialogano tra loro.
È proprio questo cambio di prospettiva a rendere particolarmente significativo il confronto del 25 e 26 settembre: comprendere meglio le relazioni tra questi elementi potrebbe offrire nuove informazioni sulla malattia, sui suoi biomarcatori e sulle possibili strategie terapeutiche.
L’appuntamento è venerdì 25 e sabato 26 settembre 2026 all’Hotel Mantegna di Padova, in via Niccolò Tommaseo 61.
