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Covid-19, la variante inglese che spaventa l’Europa. Gli scienziati smorzano gli allarmismi

In Gran Bretagna scatta l’allerta e il ministro della salute inglese avverte: “La situazione è fuori controllo”. Ma dagli esperti italiani arrivano rassicurazioni: “La variante inglese non è più pericolosa del virus che conosciamo già”. 

La notizia in poco tempo ha fatto il giro del mondo: esiste una variante del Sars Cov-2 isolata in Gran Bretagna ma che ha già fatto registrare casi in altri paesi d’Europa.

Secondo gli scienziati si tratta dello stesso virus, con le medesime caratteristiche ma molto più contagioso. Si propaga con più facilità ed è più semplice contrarlo. È questo ciò che spaventa la comunità scientifica italiana: per questo motivo il ministero della Salute ha deciso di bloccare tutti i voli con il Regno Unito fino al 6 gennaio 2021.

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Bloccati i voli da e per il Regno Unito
Blocco dei voli per arginare la variante inglese

Una decisione drastica che servirà ad arginare il “nuovo” virus all’interno dei confini inglesi, la stessa presa anche dai governi di Belgio e Olanda, mentre altri Paesi dell’Unione Europea stanno valutando se arrivare ugualmente al blocco dei collegamenti con la Gran Bretagna.

In Italia, nelle ultime due settimane, sono stati oltre 44 mila i passeggeri in arrivo da oltre Manica.

Con una ordinanza firmata dal titolare della Salute Roberto Speranza sono scattati i controlli per rintracciare il maggior numero possibile di cittadini italiani che potrebbero aver contratto questa variante inglese del Covid.

“Le persone che si trovano sul territorio nazionale e che nei quattordici giorni antecedenti hanno soggiornato o transitato nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, anche se asintomatiche, sono obbligate a comunicare immediatamente al proprio Dipartimento di prevenzione l’avvenuto ingresso nel territorio nazionale e a sottoporsi a test molecolare o antigenico, da effettuarsi per mezzo di tampone”, ha detto il ministro Speranza.

Il tracciamento della variante 

Tutti i cittadini sottoposti a controlli sono anche obbligati a dichiarare i contatti avuti una volta rientrati in Italia, per limitare il più possibile il propagarsi del virus inglese mutato. Sono già stati rintracciati almeno 15 casi sospetti, ma il dato sembra destinato ad aumentare.

Ai nostri microfoni la dottoressa Marta Branca, Direttore Generale dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”, ha garantito che “Non c’è alcuna manifestazione diversa nel soggetto, i sintomi sono gli stessi. Molti dei pazienti rientrati dal Regno Unito sono asintomatici e in isolamento domiciliare. Solo a livello di laboratorio si notano delle differenze nella composizione del virus.”

Nonostante tutta la preoccupazione generale per la situazione delicata, gli esperti italiani offrono rassicurazioni. La dott.ssa Branca ha sottolineato che “Il vaccino che sarà distribuito nelle prossime settimane sarà efficace anche nei confronti di questa variante. Gli scienziati non ritengono che ci possa essere una inefficacia”.

Ascolta l’intervista integrale alla dott.ssa Marta Branca, Direttore generale Istituto nazionale malattie infettive Spallanzani

La società Biontech, che ha sviluppato il vaccino insieme alla società farmaceutica Pfizer, ha dichiarato tramite il suo amministratore delegato che la probabilità che il loro vaccino funzioni anche sulla variante inglese è alta, visto che le sue proteine sono al 99% le stesse del ceppo prevalente.

Intanto in Italia è tutto pronto per il Vaccine Day il 27 dicembre: il centro nevralgico dell’operazione è proprio l’istituto Spallanzani di Roma, dove saranno somministrate le prime 5 dosi del vaccino ad una infermiera, una ricercatrice, un operatore socio-sanitario e due medici.

Sempre dall’Istituto di cura e ricerca delle malattie infettive di Roma partirà la distribuzione in tutte le regioni d’Italia. Le prime persone a cui sarà somministrato sono gli anziani e i profili più a rischio, come confermato dal Commissario straordinario Domenico Arcuri, il quale ha aggiunto che ci sarà “una quantità di dosi per vaccinare, tra la prossima estate e il prossimo autunno, tutti gli italiani che lo vorranno”.

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Ricerca sul vaccino allo Spallanzani

Sempre all’Istituto Spallanzani si sta lavorando anche al vaccino italiano. La dottoressa Branca ai nostri microfoni ha confermato: “Stiamo lavorando al vaccino insieme ad una azienda italiana. Abbiamo completato la Fase 1, cioè la fase clinica di sperimentazione sugli esseri umani, sui volontari sani, che è terminata nei giorni scorsi. Nei prossimi 6 mesi procederemo con Fase 2 e 3, in cui sarà ampliata la platea di volontari sani su cui sarà testato.

Al momento non ci sono stati eventi avversi che ci hanno costretto a bloccare la sperimentazione. Lo Spallanzani è pronto a proseguire, se tutto andrà bene in estate completeremo le ultime due fasi e in autunno potremmo avere l’autorizzazione alla distribuzione”.

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Marco Lacava e Dorotea Rosso

Fonte immagini: Pixabay

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