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uomo e medico per tumore alla prostata

Tumore alla prostata, i 3 step per sfidare la patologia

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Da Fondazione Onda le strategie di intervento per promuovere prevenzione, diagnosi precoce e accesso alle cure, i 3 step per rispondere efficacemente al tumore alla prostata

Il tumore alla prostata rappresenta il 19,8% di tutti i tumori maschili, ma è scarsa l’attitudine a sottoporsi a controlli in assenza di problematiche specifiche o disturbi manifesti. Fondazione Onda evidenzia le principali sfide da affrontare per promuovere concretamente in Italia la diagnosi precoce del carcinoma prostatico, l’accesso alle cure e una presa in carico tempestiva del paziente

Il carcinoma prostatico, uno dei principali tumori che colpisce gli uomini, una vera sfida per il sistema sanitario nazionale in cui gioca un ruolo chiave la prevenzione. È questo il tema del documento “Tumore della prostata e nuove raccomandazioni europee. Strategie di intervento per promuovere l’accesso alla diagnosi precoce”, rivolto alle Istituzioni e presentato da Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, con il contributo incondizionato di Astellas Pharma.

Obiettivo del documento è delineare la strategia nella lotta a questo tumore, individuando come priorità la diagnosi precoce e l’accesso ai percorsi specialistici multidisciplinari e identificando le possibili traiettorie di intervento per promuovere una corretta informazione e facilitare l’accesso equo alle cure.

Tumore alla prostata, la diagnosi precoce – immagine: Canva

Il tumore alla prostata è il tumore più frequente nella popolazione maschile dei paesi occidentali. Nel 2022 in Italia sono 40.500 le nuove diagnosi stimate, che rappresentano il 19,8 per cento di tutti i tumori maschili. L’incidenza del carcinoma prostatico è aumentata nel tempo per il progressivo invecchiamento della popolazione, ma soprattutto per la maggiore probabilità di diagnosticare precocemente la malattia, a cui si affianca una continua riduzione della mortalità, a dimostrazione del ruolo cruciale della diagnosi precoce.

In Italia sono 564.000 gli uomini  che convivono con una diagnosi di tumore della prostata. Oltre alla prevenzione primaria, fondata su corretti stili di vita, in particolare alimentazione corretta e attività fisica regolare, è la diagnosi precoce, ovvero la prevenzione secondaria, a rappresentare la strategia preventiva più efficace, poiché consente di intercettare il tumore in fase inziale, anche prima della comparsa dei sintomi, aumentando le possibilità di cura e di guarigione, riducendo la mortalità e migliorando la qualità della vita dei pazienti.

Secondo l’indagine “La consapevolezza sul tumore alla prostata”, realizzata da Fondazione Onda in collaborazione con Elma Research nel 2021, solo tre uomini su dieci si ritengono sufficientemente informati relativamente al carcinoma prostatico. Scarsa è l’attitudine a sottoporsi a controlli in assenza di problematiche specifiche o disturbi manifesti, in una sfera come quella urologica che attiene alla dimensione sessuale e riproduttiva. Sono le donne in molti casi a intervenire nel motivare gli uomini a eseguire controlli, come conferma il 57 per cento delle intervistate coinvolte nello studio.

La donna riconosce i primi sintomi del tumore alla prostata – immagine: Canva

“Promuovere attività di informazione e sensibilizzazione sulla prevenzione e diagnosi precoce del tumore della prostata rivolte anche alle donne è fondamentale, spesso sono proprio le donne a favorire una prevenzione urologica attiva da parte del proprio partner, nell’intercettare i primi campanelli d’allarme o nel sollecitare un tempestivo accesso ai percorsi specialistici di diagnosi e cura”, sostiene Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda. “Secondo il 54 per cento delle donne, gli uomini di fronte a sintomi genito-urinari reagiscono con comportamenti che non favoriscono la condivisione con il medico, minimizzando il problema e temporeggiando. Bisogna mettere in pratica una strategia di intervento che promuova in modo deciso presso gli uomini la prevenzione di questo tumore, lo screening, la diagnosi precoce e l’accesso a percorsi specialistici multidisciplinari”.

Da qui l’importanza del documento strategico che tende anche nella direzione di dare attuazione alla “Raccomandazione del Consiglio europeo relativa al rafforzamento della prevenzione attraverso l’individuazione precoce: un nuovo approccio dell’UE allo screening dei tumori”, pubblicata il 29 novembre 2022, in cui è esplicitamente inserito il tumore alla prostata.

Secondo i consulenti scientifici della Commissione, proprio in considerazione delle evidenze preliminari e della quantità significativa di screening opportunistici in corso, i Paesi Europei dovrebbero prendere in considerazione un approccio graduale, che comprenda la sperimentazione e ulteriori ricerche per valutare la fattibilità e l’efficacia dell’attuazione di programmi organizzati volti a garantire una gestione e una qualità appropriate sulla base dell’analisi dell’antigene prostatico specifico (PSA) per gli uomini, in combinazione con un’immagine a risonanza magnetica (MRI) supplementare come test di follow-up.

Ecco, dunque, le principali linee strategiche di intervento sul tumore alla prostata:

– Promuovere una corretta educazione alla salute sessuale e riproduttiva presso la popolazione maschile, fin dalla giovane età, abbattendo i tabù e valorizzando il ruolo del medico specialista di riferimento nella sua tutela.

– Incrementare l’informazione e la consapevolezza sul tumore della prostata, con particolare riferimento ai fattori di rischio e al ruolo della diagnosi precoce, evidenziando l’importanza di sottoporsi regolarmente a controlli specialistici urologici, in particolare dopo i 50 anni (dopo i 40 anni, in caso di familiarità positiva) pur in assenza di sintomatologia.

– Garantire l’accesso a una informazione chiara e corretta sui benefici e sui rischi della diagnosi precoce per il carcinoma prostatico, nonché sui limiti delle tecniche attualmente in uso per lo screening. 

– Garantire un accesso equo ed omogeneo su tutto il territorio nazionale alla diagnosi precoce del carcinoma prostatico con copertura della popolazione interessata e secondo linee guida condivise dalla comunità scientifica.

– Potenziare il ruolo del Medico di medicina generale nella promozione della salute maschile e nella prevenzione attiva primaria e secondaria del tumore della prostata, investendo nella formazione specifica sul territorio nazionale.

– Promuovere attività di informazione e sensibilizzazione sulla prevenzione e diagnosi precoce del tumore alla prostata rivolte anche alle donne, in considerazione del ruolo femminile nel favorire una prevenzione urologica attiva da parte del proprio partner, nell’intercettare i primi campanelli di allarme e nel sollecitare un tempestivo accesso ai percorsi specialistici di diagnosi e cura. 

Salute e informazione sono strettamente legate – immagine: Canva

“La prevenzione intesa come diagnosi precoce, o tempestiva, riveste una grande importanza nella lotta contro il carcinoma della prostata”, dichiara Giario Conti, Segretario SIUrO, Società Italiana di Uro-Oncologia, “per la quale disponiamo di molti strumenti terapeutici altamente efficaci, che possono anche essere combinati fra di loro: chirurgia e radioterapia tecnologicamente avanzate e un numero sempre crescente di farmaci innovativi, con differenti meccanismi d’azione. Fondamentali sono l’identificazione dei pazienti a rischio, in particolare eredo-famigliare, e l’attenzione al proprio ‘benessere urinario’ pianificando una valutazione urologica precoce (entro i 40 anni per i soggetti a rischio) per un eventuale approfondimento diagnostico”.

“Il ruolo della medicina generale nell’identificazione precoce del tumore alla prostata è indubbiamente fondamentale e si avvale della conoscenza personale e familiare del proprio assistito”, commenta Andrea Salvetti, Referente Area oncologica SIMG, Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie. “I dati in possesso di Health Search (banca dati della Medicina Generale) ci parlano di un trend in forte e costante ascesa del tumore alla prostata dal 11,7% del 2010 al 16,7% del 2019 con un picco di prevalenza negli ultra85enni (88,4%).

È necessario quindi aumentare la consapevolezza di tale patologia tra la nostra popolazione, intercettando ogni sintomo premonitore e monitorando coloro che potrebbero essere maggiormente suscettibili per familiarità e/o stili di vita abnormi. Responsabilizzazione, monitoraggio e formazione devono essere i messaggi da trasmettere alla popolazione e agli operatori sanitari per arrivare ad una diagnosi precoce che permetta di curare al meglio questa patologia”.

“Una diagnosi di cancro cambia la vita e le prospettive per il paziente e per la sua famiglia: è fondamentale aiutare gli uomini adulti a superare barriere, tabù e resistenze e migliorare la bassa predisposizione a fare diagnosi precoce. Questo progetto, che si pone l’obiettivo di recepire e condividere le nuove raccomandazioni del Consiglio dell’Unione europea su un percorso di screening organizzato del cancro della prostata, rappresenta un’opportunità di grande valore per porre questo tumore all’ordine del giorno dell’agenda politica e aumentare quindi la consapevolezza delle Istituzioni affinché possano intervenire e definire linee di intervento per migliorare la diagnosi precoce e tempestiva di questo carcinoma.

Per generare salute è importante condividere dei percorsi di prevenzione e quindi il ruolo della popolazione laica e di tutto il Sistema Salute è fondamentale per stimolare delle riflessioni sul tema del tumore della prostata”, conclude Giuseppe Maduri, Amministratore Delegato Astellas Pharma S.p.A.

Fonte: ufficio stampa HealthCom Consulting