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Campioni di apnea simulano immersione a 50 metri in camera iperbarica a Padova

Stimolare e simulare possibili rischi nell’immersione in apnea, primo tra tutti la narcosi da profondità: era questo l’obiettivo del sensazionale esperimento di immersione a secco in camera iperbarica che si è tenuto al centro di medicina iperbarica di Padova.

Atleti della nazionale italiana di apnea in camera iperbarica

Protagonisti dell’esperienza, prima nel suo genere in Italia, tre atleti della nazionale italiana di apnea “osservati speciali” del Centro di Medicina Iperbarica ATIP di Padova. Nel corso del test gli atleti si sono sottoposti ad una simulazione di immersione a secco fino alla profondità di 50 metri, esperimento seguito online dagli studenti di scienze motorie dell’Università di Padova e  realizzato in collaborazione con la Fipsas, la Federazione Italiana Pesca Sportiva Attività Subacquee Nuoto Pinnato.

Campioni di apnea “cavie” del test

Protagonisti i campioni di apnea azzurri Alessia Zecchini, Antonio Mogavero e Livia Bregonzio, guidati dal loro CT Michele Tomasi, da Michele Geraci, Direttore Sportivo della nazionale italiana di apnea outdoor e dal Presidente della Società Italiana di Medicina Subacquea e Iperbarica Gerardo Bosco.

Per la prima volta i tre atleti hanno provato l’esperienza della camera iperbarica e sono stati così sottoposti ad un test di esposizione in ambiente simulato secco, rispetto alle immersioni in acque libere che sono soliti fare.

Il tutto scendendo gradualmente fino a 50 metri di profondità con assistenza medica e con la possibilità di interrompere, se necessario, la compressione, agevolando la fuoriuscita, con la somministrazione dell’ossigeno, se ovviamente indicato dai medici.

L’obiettivo del test era quello di valutare per poi riuscire ad attivare un intervento il più idoneo possibile in caso di narcosi da profondità.

Apnea artificiale del tutto simile a quella in acqua

“E’ stata la mia prima esperienza in camera iperbarica e direi che è stata entusiasmante, queste le parole del campione padovano di apnea Antonio Mogavero, varie medaglie internazionali in bacheca e una carriera in ascesa, siamo stati contenti di aver fatto da cavie al prof. Bosco per le sue ricerche così importanti per il nostro settore.

In seduta ho avvertito quella narcosi da azoto in profondità che ti dà quella sorta di euforia, che gli specialisti stanno studiando proprio per capire la differenza tra il subacqueo e l’apneista”.

“Ho iniziato a fare apnea molto presto, a 15 anni – continua l’apneista padovano- e sono diventato professionista nel 2018. Qui ormai la mia casa, anche in pandemia, è la piscina y-40 di Montegrotto, ovviamente la seconda cosa dopo il mare! Eppure devo confessare una cosa. Anche in nazionale e nella nostra disciplina in genere…sono più brave le donne!”

Livia Bregonzio e Alessia Zecchini infatti sono due “fuoriclasse” nella disciplina, con Alessia Zecchini giudicata come la donna più forte al mondo per l’apnea in piscina e in mare.

Un test, quello al quale si sono sottoposti gli atleti a Padova, che potrà servire anche a migliorare le prestazioni e capire i limiti.

Prossimo obbiettivo sportivo degli atleti: i mondiali di giugno di Belgrado.

Passi avanti della medicina iperbarica

“La medicina iperbarica, spiega Gerardo Bosco professore associato in Fisiologia dell’esercizio al Dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Padova e Presidente della Società Italiana di Medicina Subacquea e Iperbarica,  ha solo aggiunto un quid in più ad un movimento e ad una scuola nazionale che ha alti livelli di preparazione e di disciplina, con un prestigio ormai internazionale. Con i simulatori come quello di Padova possiamo guardare al futuro con più tranquillità rispetto al protocollo di riabilitazione e recupero sportivo degli atleti con quel farmaco favoloso che si chiama ossigeno”.

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Redazione

Fonte: ufficio stampa Micaela Faggiani

Fonte immagini: ufficio stampa e Pexels

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