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Smog, nel 2020 in Gran Bretagna una sentenza storica ne decreta la pericolosità

“L’esposizione a un eccessivo inquinamento dell’aria ha contribuito alla morte di Ella” questa è stata la sentenza di un tribunale inglese. Un verdetto storico, con cui per la prima volta viene inserito lo smog tra le cause di morte di una persona.

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Inquinamento provocato dalle auto

In questo caso stiamo parlando di Ella Kissi-Debrah, scomparsa nel 2013, all’età di 9 anni, a causa di un grave attacco d’asma. Negli anni precedenti Ella ne aveva avuti altri simili, sempre di una violenza tale da richiedere un pronto intervento dei sanitari. 

La storia di Ella: una vita spezzata dallo smog

Ella Kissi-Debrah abitava con la sua famiglia nella periferia a sud-est di Londra, vicino ad una delle arterie più trafficate e piene di smog della capitale inglese. Ogni giorno doveva percorrerla per andare a scuola, respirando un ingente quantitativo di smog.

Uno dei gas più pericolosi per la salute dell’uomo è proprio quello prodotto dalle automobili, il biossido di azoto (NO2). Nei suoi, purtroppo, pochi anni di vita, Ella si era esposta ad un eccessivo quantitativo di smog atmosferico che aveva aggravato sempre di più la sua asma. 

Ma non è la sola: in una inchiesta del The Guardian del 2017 si legge che in Inghilterra e in Galles “2.091 tra scuole, asili, altri centri educativi e di doposcuola sono collocati entro 150 metri da strade che presentano emissioni illegali di biossido di azoto”.

Centinaia di migliaia di bambini ogni giorno sono sottoposti a livelli fuori dalla norma di gas inquinanti prodotti dalla combustione diesel, sottolinea in estrema sintesi la ricerca del quotidiano inglese.

Per capire la gravità della situazione basta pensare a questo: il limite europeo è fissato a 40 g\m3 di NO2, secondo l’indagine del The Guardian, nei pressi di un asilo della zona est di Londra  sono stati registrati fino a 118,19 g\m3 di NO2. Un livello circa 4 volte superiore agli standard richiesti dall’UE. 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce la pericolosità dell’inquinamento atmosferico sia per la salute dei cittadini che per gli ecosistemi terrestri. Sono tanti i fattori che concorrono nel dare origine allo smog: la quantità di emissione, le condizioni meteorologiche, il tipo di territorio, la velocità di trasporto e altri ancora.

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La tutela ambientale

È fondamentale che questo tema sia affrontato con serietà dalle istituzioni internazionali che si occupano di salute e di sostenibilità ambientale. 

Lo smog in Italia

La speranza è che con questa sentenza inglese si inizi a prendere più a cuore il tema dell’inquinamento atmosferico, sia a livello nazionale che planetario; principalmente nelle circostanze in cui sono coinvolti in prima persona i bambini.  

Il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) ha pubblicato una indagine che ha come focus la qualità dell’aria in Italia nel decennio dal 2009 al 2019. Grazie alle sue 600 stazioni in tutta Italia, SNPA ha analizzato lo stato della qualità dell’aria, prendendo in esame i principali indicatori:

  • particolato aerodisperso
  • biossido di azoto
  • ozono troposferico
  • benzo(a)pirene

E poi alcuni elementi tossici, come l’arsenico, il cadmio, il nichel e il piombo, e altre sostanze inquinanti gassose, come il biossido di zolfo, il monossido di carbonio e il benzene. 

Combattere lo smog

Dalla ricerca emerge un risultato che fa ben sperare per il futuro in quanto nel decennio 2009-2019 si è registrato un progressivo miglioramento della qualità dell’aria, con una diminuzione della quantità di particolato aerodisperso e di biossodo di azoto.

Ma in alcune zone d’Italia i livelli di sostanze inquinanti registrati sono superiori ai limiti imposti dall’UE: nella zona padana, nella Valle del Sacco nel Lazio meridionale e nella piana di Acerra e Nola, vicino Napoli, sono stati registrati valori critici delle principali sostanze inquinanti. Inoltre, nel report si legge che gli obiettivi più impellenti dell’OMS sono ancora lontani dall’essere raggiunti. 

Il 2020 è stato l’anno della pandemia da Coronavirus, con ricadute positive almeno sul nostro ambiente.

Molte auto sono state ferme, molte aziende non hanno lavorato, molti gas inquinanti non sono stati emessi. Il lockdown ha sicuramente aiutato a migliorare momentaneamente la qualità dell’aria in Italia, ma il lavoro è solo all’inizio.

Alcune zone presentano ancora livelli allarmanti di sostanze inquinanti, non solo dell’aria, a scapito della salute dei cittadini. 

Ti ricordiamo anche la nostra puntata di #Salute sull’inquinamento, seguila ora

#Salute: inquinamento atmosferico e delle acque, tra cause e soluzioni

Marco Lacava

Fonte immagini: Pexels e Pixabay

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