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Robot per la riabilitazione, 3 patologie in cui usarli

Robot per la riabilitazione, una sfida diventata realtà

La tecnologia rivoluziona la vita delle persone con disabilità: ecco i robot per la riabilitazione, destinati a migliorare notevolmente la qualità di vita di disabili, e degli stessi fisioterapisti che si servono dei robot per velocizzare la terapia. A presentare questa innovazione tecnologica è Stefano Mazzoleni, docente di bioingegneria al Dipartimento Ingegneria Elettrica e dell’Informazione del Politecnico di Bari.

Robot per la riabilitazione

Le tecnologie riabilitative sono fondamentali in numerosi ambiti e in ogni età, non solo per le persone anziane: i robot possono risultare determinanti dopo incidenti stradali o sul lavoro, a fronte di patologie invalidanti neuromotorie o cognitive. Questi strumenti sono disponibili da circa vent’anni, ma il rapido sviluppo della tecnologia propone oggi nuove opportunità nella cura di pazienti con traumi neurologici.

Una delle prime iniziative scientifiche che affrontano questa nuova realtà è stato l’incontro “Robotica e tecnologie per la neuroriabilitazione: sfide e prospettive dalla ricerca alla pratica clinica”, organizzato dall’Istituto Clinico Quarenghi, in collaborazione con l’Associazione Genesis, con il patrocinio dell’Associazione Italiana Ospedalità Privata – AIOP, che si è svolto lo scorso 9 luglio a San Pellegrino Terme (Bergamo).

L’uso dei robot è entrato da 20 anni stabilmente nella clinica riabilitativa, soprattutto in quella neurologica, e oggi esistono numerosi studi scientifici che certificano l’efficacia dell’uso della robotica, pur sempre associata al trattamento riabilitativo tradizionale, che resta un punto fermo che si può così potenziare.

L’Italia, passi avanti nella tecnologia medica

L’Italia rappresenta già un’eccellenza nell’utilizzo della tecnologia in ambito medico: “Siamo stati tra i primi paesi al mondo a crederci e adesso ci sono ottimi risultati nella ricerca – dice il professor Stefano Mazzoleni -. Le tecnologie riabilitative sono fondamentali in numerosi ambiti e in ogni età, non solo per le persone anziane: possono risultare determinanti dopo incidenti stradali o sul lavoro, a fronte di patologie invalidanti neuromotorie o cognitive”.

In questo momento ci troviamo di fronte a un cambio generazionale nella tecnologia robotica – evidenzia Mazzoleni -. L’innovazione risiede in molteplici ambiti: è di tipo architetturale, nei materiali, nelle funzionalità, nel controllo, e soprattutto nelle modalità di interazione tra robot e paziente, che migliorano nettamente. Con i più moderni sistemi robotici possiamo intervenire sulla riabilitazione del cammino, della postura, dell’equilibrio di chi ha subito diversi tipi di traumi”.

Le patologie in cui intervenire con i robot

La robotica può costituire un elemento di supporto determinante contro alcune patologie. Le persone con esiti di ictus e compromissione del cammino traggono maggior beneficio dal trattamento con dispositivi robotici, quanto peggiore è il loro deficit funzionale, e i risultati migliorano con l’impiego contemporaneo di altre tecnologie, quali la realtà virtuale, la stimolazione transcranica, l’elettrostimolazione funzionale.

Pur con minore forza e uniformità di epilogo, il trattamento assistito da questi dispostivi è una buona opportunità anche in altre patologie, soprattutto nei pazienti più gravi: nella malattia di Parkinson, con azione sull’equilibrio, sul cammino, nei fenomeni di freezing; nella Sclerosi Multipla, con un miglioramento della deambulazione; nelle persone con esiti di traumi midollari.

Conferenza di Consenso, linee guida per l’utilizzo

La Conferenza di Consenso “Cicerone” è il punto di partenza in cui sono state definite le nuove linee guida per l’uso di queste tecnologie in riabilitazione. La Conferenza ha riguardato i dispositivi robotici ed elettromeccanici per la riabilitazione di persone con disabilità neurologica – conclude Mazzoleni – È stata un’iniziativa unica, promossa dall’Italia, ma di respiro internazionale.

Per la prima volta, hanno lavorato insieme 188 persone di discipline e professioni diverse, tutti afferenti all’ambito della riabilitazione robotica: fisioterapisti, neurologi, fisiatri, bioingegneri, associazioni dei pazienti, aziende del settore, Istituto Superiore di Sanità. È stata proposta una classificazione esaustiva dei dispositivi disponibili per un impiego specifico sulla base del progetto riabilitativo di ogni paziente con danno neurologico.

Un altro capitolo ha riguardato l’addestramento riabilitativo con dispositivi robotici in molti quadri di disabilità di origine neurologica. L’aspetto fondamentale del documento finale sta nel valore prioritario della centralità dell’essere umano: non è ammessa una delega indiscriminata alla tecnologia, mentre si promuove un utilizzo finalizzato a migliorare la relazione medico-paziente”.

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Eva Franceschini

Fonte: ufficio stampa Studio Diessecom

Fonte Immagini: Freepik

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