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Addio endoscopia, ora c’è la pillola con microcamera

Simile ad una pillola da ingerire, è l’alternativa all’endoscopia e colonscopia tradizionali. Le immagini riprese dalla videocamera mentre attraversa l’apparato digerente vengono archiviate in un piccolo registratore, quindi trasferite in un apposito computer. Ne risulta un video che poi viene analizzato da gastroenterologi endoscopisti.

La pillola rivoluzionaria parte dallo IOV di Padova

La visualizzazione dell’intestino? L’Istituto Oncologico Veneto si dota di una nuova modalità per compiere l’esame endoscopico: una microcamera, ovvero una video-capsula ingeribile chiamata “PillcamColon2”, che consente ai clinici di vedere la mucosa dell’intestino e di studiarla in modo non invasivo. La speciale “pillola” da ingerire (il debutto è previsto entro fine mese) sarà prioritariamente utilizzata per pazienti con rischio più elevato nel sottoporsi a esame endoscopico tradizionale o che rifiutano la colonscopia: finora uscivano dal follow-up, l’utilizzo del nuovo dispositivo medico permetterà invece di non disperderli.

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“PillcamColon2” è una videocapsula per lo studio, non solo del piccolo intestino, ma del colon e in questo è innovativa. La richiesta andrà fatta dallo specialista gastroenterologo dopo un’analisi del quadro clinico. Lo IOV va così ad investire in prevenzione, in diagnosi precoce e personalizzazione dell’approccio.

“La maggior parte dei pazienti valutati ambulatorialmente per sintomi intestinali senza caratteristiche d’allarme presenta disturbi di tipo funzionale: in questi casi la colonscopia risulta normale o rileva alterazioni non significative da un punto di vista clinico. A volte, purtroppo, la colonscopia – sottolinea il dottor Alberto Fantin, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia con sedi a Castelfranco Veneto e Padova – può risultare disagevole per il disconfort legato all’insufflazione dell’intestino e al dolore che ne consegue, richiede sedazione endovenosa e in alcuni rari casi può esitare in complicazioni”.

La pillola per l’endoscopia PillcamColon2, il procedimento

La capsula endoscopica del colon è una metodica innovativa che permette di ottenere immagini endoscopiche del colon in tutta la sua estensione senza arrecare disturbi al paziente. Il funzionamento è molto semplice: “L’esame prevede l’ingestione della capsula in grado di trasmettere delle immagini del colon, riprese mentre percorre l’apparato digerente. Queste immagini – illustra il dr. Fantin – vengono archiviate in un piccolo registratore. Ne risulta un filmato che viene poi analizzato dagli specialisti gastroenterologi. Tale metodica libera il paziente dalla necessità di eseguire la sedazione e dalla conseguente necessità di essere accompagnato al domicilio, dal rischio di perforazione, dalla paura legata alla procedura endoscopica, dal dolore e dal disconfort.

“PillcamColon2” è utile nei casi di fallimento della colonscopia per difficoltà tecnico/anatomiche o per intolleranza all’endoscopia tradizionale. Inoltre è sicura anche per pazienti con importanti comorbidità e non richiede la sospensione di eventuali terapie anticoagulanti/antiaggreganti”.

“Considerato che fare diagnosi precoci nei casi sospetti e poi seguire in follow-up i pazienti è uno dei compiti dell’ Istituto Oncologico Veneto – sottolinea il Direttore Generale, Patrizia Benini – abbiamo ritenuto importante introdurre questa metodica che, prioritariamente, sarà rivolta ai soggetti che rientrano nel campo specifico di attività dello IOV che sono la prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle patologie oncologiche, nello specifico dell’apparato gastroenterico. Con la microcamera-pillola investiamo nella personalizzazione dell’approccio”.

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Alberto Fantin, dir. Unità Operativa Complessa di Gastroenterologia Castelfranco Veneto e Padova

Nello specifico, il sistema per endoscopia con capsula è composto da tre componenti principali: la pillola deglutibile, il registratore e un apposito computer (workstation). La capsula – monouso – ha la forma e la dimensione di una compressa (11×32 mm) e viene ingerita con un po’ d’acqua. Durante il suo passaggio attraverso l’apparato digerente acquisisce immagini simili a quelle ottenute dagli endoscopi, e le trasmette al registratore indossato dal paziente. Il registratore portatile è collegato a una serie di antenne fissate con appositi adesivi alla cute dell’addome o a una cintura con gli elettrodi integrati, indossato attorno alla vita.

Terminato l’esame, le immagini memorizzate nel registratore vengono trasferite su un apposito computer per la lettura. Il medico utilizza la workstation per interpretare e analizzare le immagini acquisite, alla ricerca di reperti patologici del colon. Durante l’indagine il paziente sarà quindi libero di muoversi o riposare a suo piacimento e circa 3 ore dopo potrà bere e mangiare. Al termine della registrazione (dalle 6 alle 8 ore circa) le antenne e il registratore verranno rimossi, e il paziente potrà tornare liberamente a casa.

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Redazione

Fonte: ufficio stampa IOV

Fonte immagini: ufficio stiampa IOV e Pexels

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