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Paziente oncologico, l’aspetto nutrizionale incide sul successo della terapia

Un aspetto da non sottovalutare quello nutrizionale nel paziente oncologico. Un team di medici ne deve sempre monitorare l’adeguatezza

“La diagnosi tempestiva di un problema nutrizionale è fondamentale per garantire la corretta gestione dei pazienti oncologici malnutriti. L’intercettazione precoce di problematiche nutrizionali è essenziale per impostare un supporto nutrizionale appropriato ed efficace” – afferma Riccardo Caccialanza, Direttore UOC Dietetica e Nutrizione Clinica Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia.

Ascolta l’intervista integrale al prof. Riccardo Caccialanza nel podcast che segue

“Se iniziata al momento della diagnosi o non appena viene riscontrato il rischio di malnutrizione, la terapia di supporto nutrizionale può migliorare gli outcomes del paziente in termini di qualità di vita e di sopravvivenza. Lo screening nutrizionale dovrebbe essere effettuato – mediante strumenti validati – al momento della diagnosi e ripetuto sistematicamente a intervalli regolari durante tutto il decorso di malattia, soprattutto nei pazienti che per tipo di tumore, stadio di malattia o trattamento intrapreso sono più a rischio di malnutrizione”.

” E’ importante dunque che le società scientifiche continuino a fare formazione e ricerca in questo settore che poi impatta così tanto anche sulla buona riuscita di tutte le cure. “Alleanza contro il cancro” consente proprio questo: un working group che riunisce vari attori per dare impulso al settore. Anche la produzione di linee di indirizzo è un passaggio fondamentale nell’ambito dell’aspetto nutrizionale”.

E’ l’assistenza domiciliare il nodo focale: il modello lombardo che la prevede in maniera istituzionalizzata sta già varcando i confini regionali. Il decreto che prevede la nutrizione artificiale domiciliare gratuita che riguarda da vicino i pazienti oncologici è un caso-scuola che deve muovere tutte le altre regioni.

La proposta di un nuovo modello nutrizionale di gestione del paziente ha inoltre lo scopo di aumentare l’attenzione da parte degli stakeholders istituzionali affinché i supporti nutrizionali siano riconosciuti come una vera e propria terapia e siano pertanto accessibili e forniti gratuitamente a tutti i pazienti anche al di fuori del setting ospedaliero.

Infine, suggerendo nuovi percorsi e nuovi ruoli per i soggetti coinvolti, l’auspicio è di favorire la comunicazione, la collaborazione e il coordinamento tra i membri del team multidisciplinare e migliorare l’integrazione tra ospedale e territorio al fine di garantire la continuità assistenziale e la gestione più appropriata di tutti i casi.

“Le terapie di supporto precoci sono quelle che fanno la differenza sulla tolleranza dei trattamenti – ha proseguito il prof. Caccialanza. Se un paziente è nutrito bene ha migliori chance terapeutiche, entra meno in ospedale con un notevole risparmio per il sistema nazionale e anche l’industria è interessata a produrre terapie farmacologiche. Si tratta di un sistema virtuoso. Il percorso di cura deve avere dei protocolli di gestione che possono essere elaborati dalle regioni e che devono tener conto dei requisiti minimi di qualità”.

Denominatore comune deve essere la precocità di diagnosi e valutazione di eventuali problemi nutrizionali e poi la rete assistenziale. Inoltre il monitoraggio domiciliare può avvalersi della telemedicina per evitare al paziente di andare all’ospedale.

Il consensus document ha tracciato la strada.

Altri link utili: Ministero della Salute

Dorotea Rosso

Fonte immagini: Pexels

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