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Pastiglie allo iodio, la corsa all’acquisto non serve

La comunità scientifica è unanime: la profilassi contro eventuali danni da radiazioni in questo momento non è necessaria. Ma a cosa servono le pastiglie allo iodio? Ne abbiamo parlato con l’esperto

Guerra in Ucraina. I timori di un possibile attacco russo nei confronti dei reattori nucleari sta provocando un rapido aumento delle vendite di compresse a base di iodio in diversi Paesi: a partire dal Belgio e dall’Olanda. In queste nazioni, data la presenza di centrali, ci sono sia una predisposizione culturale che l’organizzazione già predisposta per la distribuzione gratuita alla popolazione di questi farmaci nelle aree più esposte al rischio nucleare.

In Italia, proprio in queste ore, il Governo ha aggiornato il Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari, che “individua e disciplina le misure necessarie a fronteggiare le conseguenze di incidenti in impianti nucleari di potenza ubicati ‘oltre frontiera’, ossia impianti prossimi al confine nazionale, in Europa e in paesi extraeuropei”.

Ma sull’uso appropriato delle pastiglie allo iodio abbiamo sentito il dott. Andrea Collesei, presidente dei Farmacisti non titolari di Padova e consigliere e Ordine Farmacisti Padova.

Ascolta l’intervista integrale nel podcast che segue

Ad accelerarne la definitiva revisione, comunque già avviata mesi fa, potrebbero essere stati proprio i timori di rischi di effetti collaterali derivanti dal conflitto in Ucraina, al momento esclusi. Le stesse autorità nazionali però chiariscono che non c’è alcun allarme.

“Solo in caso di una reale emergenza nucleare, al momento inesistente nel nostro Paese, sarà la Protezione Civile a dare precise indicazioni su modalità e tempi di attuazione di un eventuale intervento di profilassi iodica su base farmacologica per l’intera popolazione”, chiarisce l’Istituto superiore di sanità che, insieme a varie società scientifiche, invita a non usare farmaci ‘fai da te’, mentre è raccomandato l’uso di sale iodato.

Dunque anche un invito alla calma, dopo il boom di richieste, segnalato in alcune farmacie, delle pillole di ‘iodio stabile’: una corsa all’acquisto provocata dalla paura di dover fronteggiare con il farmaco eventuali diffusioni nell’aria di iodio radioattivo. Già qualche giorno fa, dopo il presunto attacco russo alla centrale nucleare a Zaporizhzhia (a quanto accertato, senza alcuna conseguenza), Fabrizio Curcio, capo del Dipartimento della Protezione Civile, aveva sottolineato che sui rischi di fughe “di radioattività, l’Italia è in stretto contatto” con i vari enti di controllo.

Chiaramente “vorremmo non doverlo attuare”, aveva spiegato il capo della Protezione Civile. Intanto, qualora vi fossero fuoriuscite di radiazioni da centrali nucleari colpite durante il conflitto e alla valutazione della sua disponibilità in regione, il vicegovernatore del Friuli con delega alla Salute e Protezione civile, Riccardo Riccardi, ha reso noto “senza fare terrorismo, ma senza nemmeno sottovalutare la questione” che la Regione sta monitorando tramite le farmacie come poter organizzare la preparazione”.

Si sta “lavorando per capire quali possano essere le disponibilità in caso, per ora del tutto teorico, di necessità: i nostri volontari partiranno tutti con lo iodio in tasca”. A livello nazionale, sul nuovo Piano tutti i governatori sono stati coinvolti: sono stesse le Regioni a ricevere eventuali informazioni o notifica dalle Asl che effettuano i controlli, ricevute le informazioni relative a un prodotto a rischio”.

Ci sono poi una serie di attività previste nei territori, che scatterebbero in caso di necessità. Nelle aree interessate dalla misura del cosiddetto ‘riparo al chiuso’, sono attuate in via precauzionale altre misure protettive: “blocco cautelativo del consumo di alimenti e mangimi prodotti localmente (verdure fresche, frutta, carne, latte), blocco della circolazione stradale, misure a tutela del patrimonio agricolo e zootecnico”.

Tra i vari compiti delle autorità competenti, ci sono anche comunicazioni tempestive alla popolazione, istruzioni specifiche alle scuole, far fronte ai bisogni primari della popolazione (cibo, acqua, assistenza sanitaria, energia, ecc.). Nel documento si forniscono anche indicazioni per la iodio profilassi, “una efficace misura di intervento per la protezione della tiroide, inibendo o riducendo l’assorbimento di iodio radioattivo, nei gruppi sensibili della popolazione”.

Secondo il Piano, “il periodo ottimale di somministrazione di iodio stabile è meno di 24 ore prima e fino a due ore dopo l’inizio previsto dell’esposizione. Risulta ancora ragionevole somministrare lo iodio stabile fino a otto ore dopo l’inizio stimato dell’esposizione. Da evidenziare che somministrare lo iodio stabile dopo le 24 ore successive all’esposizione può causare più danni che benefici (prolungando l’emivita biologica dello iodio radioattivo che si è già accumulato nella tiroide). La misura della iodo profilassi è quindi prevista per le classi di età 0-17 anni, 18-40 anni e per le donne in stato di gravidanza e allattamento. Il Ministro della Salute può decidere l’attivazione delle procedure per la distribuzione di iodio stabile nelle aree interessate”.

Dorotea Rosso

Fonte: Ansa

Immagine copertina: Cuore foto creata da Racool_studio – it.freepik.com

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