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Visita oculistica, meglio iniziare intorno ai 3 anni di età

Visita oculistica. Attenzione agli indizi: dal mal di testa al “torcicollo oculare”

La visita oculistica è consigliabile intorno ai 3 anni di età. La buona abitudine di controllare gli occhi fin dai primi mesi di vita consente di intercettare i disturbi della vista non sempre espressi soprattutto nei bimbi più piccoli  che non sono in grado di manifestarli. Tra i difetti visivi più frequenti l’ambliopia, ovvero il cosiddetto “occhio pigro” con una prevalenza che varia dallo 0,5 al 7% dei ragazzi.

Ne abbiamo parlato il dott. Roberto Caputo – Direttore della Struttura Complessa di Oftalmologia Pediatrica Azienda Ospedaliero Universitaria Mayer- Firenze

Anche in oculistica la prevenzione è sempre uno strumento di primaria importanza. Indipendentemente dalla famigliarità di certe patologie dell’occhio già note ai genitori, quando è opportuno fare il primo controllo?

«La prima vera visita oculistica è consigliabile intorno ai tre anni di età, tenendo presente un fattore tipico della sanità italiana, ovvero che già nei loro protocolli di salute  i pediatri di libera scelta prevedono un controllo  a tre anni della misurazione delle capacità visive dei nostri bambini, un grande supporto per noi specialisti.»

Dietro ad un mal di testa del bambino possono nascondersi problemi di vista?

«Sì, il mal di testa è una sintomatologia abbastanza tipica che può essere correlata ai disturbi visivi. Certo, se il bambino si sveglia con il mal testa è poco probabile che sia legato ad un disturbo della vista, se invece insorge nel corso della giornata passata a  leggere, a disegnare  o di fronte ad un tablet, dopo un grosso impegno visivo soprattutto da vicino e se ci si rende conto che il mal di testa è consequenziale a tutte queste attività è da tenere in considerazione una possibile correlazione.»

Quali sono le patologie e i disturbi dell’occhio più frequenti in età pediatrica?

«Nel bambino molto piccolo bisogna escludere le gravi patologie già alla nascita: la cataratta congenita, le grosse malformazioni, già i pediatri effettuano dei test appositi per una diagnosi precoce. Le patologie più classiche che si riscontrano nel bambino sono l’ipermetropia, (per vedere da vicino si compie uno sforzo maggiore); miopia, astigmatismo, strabismo (gli assi visivi dei due occhi non sono allineati, i cosiddetti occhi storti) e l’ambliopia comunemente conosciuta come occhio pigro, situazione in cui il bambino o per lo strabismo o per un difetto di vista differente tra i due occhi tende ad usare più un occhio rispetto all’altro.

Si tratta di una riduzione della capacità visiva di un occhio. Il difetto può facilmente passare inosservato in quanto, se il bambino tiene gli occhi dritti ma usa  un occhio solo  e se anche l’altro dovesse avere un forte deficit  i genitori potrebbero non accorgersene. Fondamentale quindi una visita oculistica da parte dei pediatri  e un primo controllo oculistico a tre anni di età.»

Quali sono i segnali che i genitori devono cogliere?

«Sicuramente se il bimbo soffre di mal di testa e con le modalità di cui abbiamo precedentemente parlato.

Osservare se tende a strizzare gli occhi quando guarda la tv;  l’avvicinamento al televisore potrebbe essere un segnale ma non necessariamente poiché i bimbi tendono  a fare questo  anche se ci vedono bene per rendere più interattiva la loro partecipazione con il video. Un altro segnale, una postura anomala del capo. I bimbi che tendono a stare con la testa inclinata possono avere un disturbo visivo latente quello che tecnicamente chiamiamo il “torcicollo oculare”.

Una posizione inconsueta della testa si ha quando gli occhi non sono spontaneamente diritti, ma lo diventano solo assumendo con il capo una particolare posizione: lateralmente (a destra o a sinistra), verticalmente (in alto o in basso) o inclinato su una spalla. Questi sono indizi da non trascurare, dovrebbero accendere la lampadina del controllo attraverso una visita oculistica.»

La salute degli occhi dei bambini. Il ruolo dei device: tablet, telefonini e computer

«La nostra vita ormai si svolge in “connessione”. Dobbiamo tenere conto che tutte le attività che si svolgono da vicino comportano uno sforzo aggiuntivo; i nostri antenati che vivevano nella giungla guardavano sempre lontano, noi invece guardiamo sempre vicino e  i nostri occhi non sono strutturati per le distanze ravvicinate : attiviamo tutta una serie di sistemi di messa a fuoco e di convergenza e quando esageriamo arrivano le problematiche: dalla stanchezza alla “sindrome da computer”. Studi recenti dimostrano che anche la nostra vita sempre più prossimale e sempre meno all’aria aperta  abbia portato ad un aumento dell’incidenza della miopia (difetto visivo per cui si vede male da lontano),  nelle nuove generazioni.  in Asia in particolare ma anche in Occidente.»

Quando ricorrere alla chirurgia?

«Molto spesso la chirurgia oculistica nei bimbi è un’opzione obbligata soprattutto se sono molto piccoli e con patologie molto serie, la cataratta congenita ad esempio, malattia che associamo  agli occhi del nonno.  Purtroppo alcuni bimbi nascono con il cristallino opaco e nel caso della cataratta congenita è consigliato intervenire entro il secondo o terzo mese di vita, così come anche per il glaucoma congenito. Chirurgia obbligata e in tempi precoci. Per quanto riguarda  patologie frequenti  e meno gravi quali  lo strabismo, nel caso in cui gli occhiali non riescano a correggerlo può essere operato intorto ai 3-4 anni  a seconda del caso.»