obesità

Obesità: l’Atlante 2021 della World Obesity Federation

La comunità scientifica internazionale considera ormai l’obesità sia come una malattia a sé stante sia come una condizione che aumenta la probabilità di sviluppare una vasta gamma di malattie croniche mentre quasi la metà degli italiani è aumentata di peso per via della pandemia

Non tutti sanno che una condizione di obesità accresce anche l’eventualità che le malattie infettive portino a gravi conseguenze. Questo è diventato ancora più evidente durante la diffusione globale del Covid-19.

La World Obesity Federation ha pubblicato il rapporto “COVID-19 and Obesity” in cui, attraverso una dettagliata analisi di dati si mostra come l’eccesso di peso sia un fattore predittore altamente significativo dello sviluppo di complicanze da Covid-19, inclusa la necessità di ricovero, di terapia intensiva e di ventilazione meccanica. 

Bisogna anche considerare che il Covid-19 non è la prima infezione virale respiratoria aggravata dalla condizione di eccesso di sovrappeso e obesità. I dati degli ultimi due decenni sull’impatto della sindrome respiratoria mediorientale MERS (Middle East respiratory syndrome), dell’influenza H1N1 e di altre infezioni correlate all’influenza mostrano esiti peggiori quando si è in presenza di eccesso di peso.

In tutto questo diventa evidente come sia sempre più importante che i governi adottino misure di prevenzione dell’obesità e di promozione di stili di vita salutari. Già dal 2020, la comunità globale che lavora sui temi dell’obesità si era riunita per riconoscere la complessità del problema e per sviluppare un framework di lavoro, chiamato ROOTS, che definisce un approccio integrato, equo, completo e centrato sulla persona. Basandosi sul ROOTS, il rapporto stabilisce raccomandazioni per un’azione immediata su tutto il complesso tema dell’obesità (dalla prevenzione al trattamento), nel contesto della pandemia di COVID-19. A delineare le strategie questi i punti principali:

  • riconoscere che l’obesità è una malattia a sé stante nonché un fattore di rischio per altre condizioni, incluso il peggioramento significativo degli esiti dell’infezione da SARS-CoV-2
  • potenziare il monitoraggio e la sorveglianza dell’obesità per rafforzare strategie efficaci di prevenzione e trattamento
  • sviluppare, testare e implementare durante tutto il corso della vita le strategie di prevenzione dell’obesità
  • rendere accessibile a tutti coloro che ne hanno bisogno il trattamento per l’obesità
  • applicare approcci sistematici per affrontare il trattamento e la prevenzione dell’obesità.

Obesità, fattore di rischio per numerose patologie

L’Italia, con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), è da anni impegnata nella prevenzione di sovrappeso e obesità nelle diverse fasce di popolazione con l’attività dei sistemi di sorveglianza come OKkio alla SALUTE (per i bambini), HBSC (per gli adolescenti), PASSI (per gli adulti) e PASSI d’Argento (per gli anziani) ed è sede del WHO Collaborating Centre per la prevenzione dell’obesità nei bambini.

Obesità, scende in campo anche la Coldiretti

Il 46% degli italiani è aumentato di peso a causa del Covid, tra lo smart working, le restrizioni agli spostamenti e la maggiore tendenza a dedicarsi alla cucina. E’ quanto emerge da una analisi di Coldiretti su dati Istat, diffusa in occasione dell’Obesity Day 2021 promosso da oltre dieci anni dall’ADI. proprio in questi giorni di ottobre.

La pandemia ha imposto un cambiamento radicale delle abitudini di vita e di consumo – sottolinea Coldiretti – che ha avuto effetto anche sulla bilancia, dove la tendenza a mangiare di più, spinta dal maggior tempo trascorso fra le mura di casa, non è stata compensata da una adeguata attività fisica. Un fenomeno che ha colpito soprattutto gli uomini – sottolinea la Coldiretti – dove l’eccesso di peso interessa addirittura più della metà della popolazione (55%) mentre per le donne la percentuale è di molto inferiore (37%). A livello territoriale la situazione peggiore si registra nelle regioni del Mezzogiorno (50% in sovrappeso) mentre al Nord si ferma al 43% e al Centro al 42%, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat.

Obesità “da pandemia”

Una tendenza legata al fatto che 1 persona su 4 durante la pandemia ha dichiarato di aver mangiato maggiori quantità di cibo rispetto a prima, ma se si considerano i più giovani la percentuale sale al 40%. I lockdown e le misure di prevenzione con la chiusura a più riprese delle scuole in un anno e oltre di Covid – sottolinea Coldiretti – hanno impattato pesantemente sulla salute dei minori ancor più che sugli adulti, che tra le esigenze lavorative e la possibilità di fare attività fisica almeno individuale, sono riusciti ad assorbire meglio i problemi causati dalla permanenza forzata tra le mura domestiche.

Al contrario, bambini e adolescenti hanno subito tutti gli effetti negativi del blocco degli spostamenti – evidenzia Coldiretti -, con il risultato di aver consumato un pasto in più, spesso a base di cibi spazzatura e bibite gassate, ridotto il consumo di frutta e verdura, incrementato di ben 5 ore il tempo passato davanti allo schermo tra televisione, internet, videogiochi e didattica a distanza, secondo uno studio dell’Università di Buffalo in collaborazione con l’Università di Verona. Ridotta anche l’attività fisica, soprattutto per i minori che vivono nei grandi centri urbani e che nella maggior parte dei casi non hanno avuto a disposizione lo “sfogo” di un giardino o uno spazio verde.

Minori e tecnologia, un rapporto spesso pericoloso

“Occorre creare le condizioni per una crescita qualitativa nell’alimentazione dei nostri figli che sono stati forse le vittime principali dei problemi causati dalla pandemia” ha dichiarato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “il tema dell’educazione alimentare delle nuove generazione diventa cruciale con la necessità di qualificare anche l’offerta delle mense scolastiche con cibi locali a km 0 che valorizzano le realtà produttive nazionali e garantiscono genuinità e freschezza”.

Obesità, una patologia sempre più diffusa

L’obesità rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica a livello mondiale sia perché la sua prevalenza è in costante e preoccupante aumento non solo nei Paesi occidentali ma anche in quelli a basso-medio reddito, sia perché è un importante fattore di rischio per varie malattie croniche.

L’obesità infantile, in particolare, è una delle più importanti sfide per le conseguenze che comporta, quali rischio di diabete di tipo 2, asma, problemi muscolo-scheletrici, futuri problemi cardiovascolari, problemi psicologici e sociali.

Nessun Paese, fino ad oggi, ha invertito la sua epidemia di obesità, anche se si stanno registrando alcuni segnali di cambiamento positivo che derivano, principalmente, da un appiattimento della prevalenza dell’obesità dell’infanzia. Tuttavia, anche dove ci sono stati progressi, si segnala un aumento delle disuguaglianze nella prevalenza dell’obesità. I gruppi socialmente vulnerabili sono, infatti, più colpiti dall’obesità perché hanno meno accesso all’educazione e a corrette informazioni su stili di vita e salute e vivono, di solito, in zone che non facilitano uno stile di vita attivo. Molto spesso, inoltre, i cibi più economici hanno minore qualità nutrizionale ed elevata densità energetica, rendendo difficile l’adozione di un’alimentazione sana ed equilibrata.

Cause

L’obesità è la risultante dell’interazione tra componenti comportamentali, sociali e metaboliche, alcune geneticamente determinate, altre riconducibili a fattori ambientali. Molti aspetti dell’ambiente in cui oggi vivono e lavorano le persone incoraggiano abitudini alimentari scorrette e/o una ridotta attività fisica che aumentano il rischio di obesità. I determinanti ambientali hanno una rilevante influenza anche sul dispendio energetico, non favorendo, ad esempio, per i bambini le occasioni di movimento prima e dopo la scuola o le attività sportive o ludiche extra-scolastiche all’aria aperta. Inoltre, sono sempre più diffuse, nel tempo libero, le attività sedentarie quali guardare la televisione o usare il computer.

Una sana alimentazione associata a uno stile di vita attivo, al contrario, è un valido strumento per la prevenzione, la gestione e il trattamento di molte malattie. Un regime dietetico adeguato ed equilibrato, infatti, non solo garantisce un apporto di nutrienti ottimale in grado di soddisfare il fabbisogno dell’organismo, ma permette anche l’apporto di sostanze che svolgono un ruolo protettivo e/o preventivo nei confronti di determinate condizioni patologiche.

Redazione

Fonte: Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Coldiretti

Fonte immagini: Pexels

©2021 – Radio Salute®

Articoli Correlati