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Inositolo, risposta all’ovaio policistico. I risultati di una ricerca italiana

Ottimi i risultati di una ricerca tutta italiana sull’utilizzo dell’inositolo nella cura dell’ovaio policistico. Ne abbiamo parlato con l’esperto

Expertscape, l’organizzazione internazionale votata al ranking di specialisti e strutture nazionali d’eccellenza a livello globale per garantire ai pazienti un più facile accesso alla ricerca e alle cure, attribuisce al ginecologo Vittorio Unfer il primo posto in classica per gli studi fatti sull’inositolo nella pratica clinica ginecologica.

Ascolta l’intervista integrale al prof. Vittorio Unfer, nel podcast di seguito

I risultati sono infatti merito del team di ricercatori italiani guidati dal prof. Unfer. Gli studi si sono focalizzati sulla PCOS (Sindrome dell’Ovaio Policistico), e in particolare sul ruolo dei secondi messaggeri a livello ovarico. All’interno di tale campo d’indagine è stato il primo promotore dell’uso del composto nella cura dell’ovaio policistico. La sua ricerca approfondita documenta gli effetti benefici della molecola sulla funzione ovarica e sui parametri metabolici e, ad oggi, il trattamento con il myo-inositolo per le donne affette da sindrome dell’ovaio policistico è adottato in più di 40 Paesi.

Inositolo contro l’ovaio policistico

“L’inositolo viene utilizzato nella policistosi ovarica – ci ha spiegato il prof. Unfer –  e, in ostetricia, nella prevenzione del diabete gestazionale. In realtà di policistosi ovarica non si guarisce, ma la sua sintomatologia si trasforma in menopausa, tra i 48 e i 52 anni, quando si verifica la cessazione dell’attività ovarica e del ciclo mestruale. Abbiamo, infatti, un maggior rischio di diabete, cinque volte di più rispetto alla popolazione non affetta da policistosi ovarica, maggiore incidenza di malattie cardiovascolari che vanno dall’infarto del miocardio all’ictus.

Ecco che l’inositolo gioca un ruolo importante nella prevenzione di queste patologie. La carenza alimentare, anche se rara, e l’utilizzo di prodotti che contengono delle sostanze che competono con i trasportatori dell’inositolo a livello intestinale possono determinare la diminuzione sistemica e intracellulare di questa sostanza, portando a una maggiore incidenza di queste patologie.

La buona alimentazione, lo sport e la supplementazione con l’inositolo possono aiutare quindi a prevenirle.

Sport per la prevenzione delle patologie femminili

Anche in menopausa, come nella policistosi ovarica, è importante che sia un’equipe composta da più specialisti, che vanno dall’endocrinologo al diabetologo, al biologo nutrizionista, al dermatologo, a seguire le pazienti per individuare quei sintomi che caratterizzano queste alterazioni metaboliche.

Ricordiamo, infine, che quando si parla di menopausa non si deve parlare necessariamente di policistosi ovarica.

Cos’è l’inositolo

L’inositolo (chiamato a volte anche vitamina B7) è un composto di origine biologica strutturalmente simile al glucosio (anche se chimicamente non è uno zucchero), coinvolto in numerosi processi biologici. Può essere sia assunto con la dieta che sintetizzato dall’organismo. Può ritrovarsi sotto forma di diversi stereoisomeri e presentare un grado più o meno elevato di fosforilazione. In particolare, quando si parla di inositolo, ci si riferisce comunemente alla forma myo-inositolo, che non presenta gruppi fosforici legati.

L’inositolo si trova in molti alimenti, in particolare nei cereali, nelle noci, nella frutta – specialmente in meloni ed arance – ma risulta insolubile, e per questo motivo l’inositolo contenuto negli alimenti è spesso scarsamente assorbibile. L’inositolo non è in realtà una vitamina (anche se è spesso conosciuto come vitamina B7), perché, a differenza di queste, l’organismo è in grado di sintetizzarlo in quantità sufficiente, per cui ricade nella classe delle pseudovitamine nel complesso B.

Il Professor Vittorio Unfer, romano, è docente al Master in “Medicine non convenzionali nell’assistenza Ostetrica ed Infermieristica ed Autonomia dell’Ostetrica nella gestione di gravidanza, parto e puerperio a basso rischio” presso la facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Tra i molteplici incarichi di docenza ha insegnato anche presso la Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia dell’università degli Studi di Perugia con insegnamento in “Nutrizione, alimentazione e patologia alimentare in gravidanza”.

L’intensa attività di ricerca del Professor Vittorio Unfer è connessa negli ultimi tempi agli aspetti della nutrizione e dell’uso degli integratori alimentari nella pratica clinica ostetrica e ginecologica.

Dorotea Rosso

Fonte: Ufficio stampa Sofia Guidetti

Fonte immagini: Pexels

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