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I disturbi del gusto: la perdita e l’alterazione. Cosa dicono gli esperti?

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I disturbi del gusto tra patologia e qualità di vita. Perdita, riduzione e alterazione del gusto, sono in molti a soffrirne ma pochi si rivolgono al medico. Eppure dietro a questo disturbo possono nascondersi patologie più o meno serie

Siamo abituati a perdere il gusto (inteso come uno dei nostri cinque sensi)  quando siamo raffreddati ma ancor più la perdita del gusto è diventata  molto diffusa fra i malati di Covid, ma i problemi di questo senso non sono così rari. Solo negli Stati Uniti ogni anno oltre 200 mila persone si rivolgono al medico per problemi del gusto o dell’olfatto (spesso associati), ma tali disturbi sono molto spesso sottovalutati.

Eppure sono disturbi che impediscono di apprezzare cibi, bevande e aromi gradevoli al palato e che possono anche interferire nel rilevamento di sostanze chimiche e gas pericolosi per la salute. In questo articolo ci soffermiamo sul gusto, ma è bene precisare che l’olfatto è strettamente correlato. Le papille gustative sulla lingua individuano il gusto, i nervi nel naso riconoscono l’odore. Sensazioni che vengono comunicate al cervello e grazie ad una integrazione di informazioni i sapori vengono riconosciuti.

La curiosità

 I gusti quali il salato, l’amaro, il dolce e l’acido, possono essere identificati dal nostro cervello senza l’”aiuto” del senso dell’olfatto. I sapori più complessi invece, il lampone ad esempio, richiedono la “partecipazione” di entrambi i sensi per essere riconosciuti.  

Sentire i sapori

Come riusciamo a sentire i sapori? In questo il cervello ha un ruolo fondamentale. È merito suo se riusciamo ad apprezzare cibo e bevande. Per distinguere i sapori, il cervello deve fare un’importante raccolta di informazioni sul gusto e sull’odore, e per la comunicazione delle sensazioni entrano in azione bocca e naso.  Alcune aree dell’encefalo mettono insieme le informazioni ed è così che i sapori vengono riconosciuti.

Il ruolo della lingua

La superficie della lingua è una sorta di “pavimento” per migliaia di piccole papille gustative e ogni singola papilla contiene vari tipi di recettori del gusto con ciglia. Ogni tipo rileva uno dei cinque gusti fondamentali: dolce, salato, acido, amaro o saporito, gusti che possono essere percepiti su tutta la lingua, anche se alcune piccole zone sono più sensibili ad un gusto piuttosto che ad un altro.  

Bambino che gusta un gelato

La suddivisione dei sapori

Il sapore dolce è il gusto più facilmente individuabile dalla punta della lingua, il salato è percepibile sulle porzioni laterali anteriori della stessa. L’acidità è riconosciuta lungo le parti laterali e le sensazioni amare sono rilevate nel terzo posteriore della lingua.

Cibo salato

Dalle papille al cervello: il meccanismo d’azione

I cibi che arrivano in bocca stimolano le ciglia, attivano un impulso nervoso nelle fibre nervose che sono collegate ai nervi cranici del gusto – come ci spiegano gli esperti del Manuale MSD -. L’impulso segue questi nervi cranici fino al cervello, che percepisce la combinazione degli impulsi che arrivano dai diversi tipi di recettori del gusto come un gusto distinto. Le informazioni sull’odore, il sapore, la consistenza e la temperatura degli alimenti sono elaborate dal cervello per produrre un sapore distinto quando il cibo entra in bocca e viene masticato.

Disturbi del gusto tra anzianità e patologie

I disturbi del gusto non vanno sottovalutati. Talvolta possono essere l’espressione di malattie gravi, come un tumore.

Poiché la capacità di percepire gusti e odori si riduce con l’età, le persone anziane possono mangiare meno e rischiare di scivolare in un’alimentazione sbagliata che può causare una cattiva nutrizione. Già dopo i 50 anni, la capacità di percepire gusti e odori piano piano comincia a ridursi. Con l’invecchiamento il numero di papille gustative diminuisce e quelle rimaste perdono sensibilità, cambiamenti che contribuiscono a ridurre la capacità di percepire soprattutto dolce e salato; molti cibi pertanto risultano amari. Non solo. Aumenta la secchezza della bocca e diminuisce la capacità di percepire gusti e odori. Inoltre, malattie e assunzione di farmaci da parte delle persone anziane contribuiscono alla secchezza delle fauci. Tutto questo può ridurre l’appetito.

I disturbi del gusto e le malattie correlate

La perdita del gusto (ageusia) o la  riduzione (ipogeusia) solitamente coinvolgono le condizioni della lingua, provocando in genere eccessiva secchezza delle fauci. Le condizioni includono: sindrome di Sjögren (malattia reumatica autoimmune) fumo, radioterapia alla testa e al collo, disidratazione e uso di farmaci. Le carenze nutrizionali (bassi livelli di zinco, rame e nickel) possono alterare sia gusto che l’olfatto. L’improvvisa perdita del gusto può essere un sintomo precoce di Covid-19.

Nella paralisi di Bell (paralisi di un solo lato del viso), il senso del gusto spesso è deteriorato nei primi due terzi anteriori di un lato della lingua (il lato interessato dalla paralisi). Ustioni della lingua possono distruggere in maniera transitoria le papille gustative. Le malattie neurologiche quali depressione e convulsioni, possono interferire con il gusto.

L’alterazione del gusto (disgeusia) può essere causata da un’infiammazione delle gengive, depressione e convulsioni. Il gusto può essere distorto da alcuni farmaci, quali: antibiotici, anticonvulsivanti, antidepressivi, Alcuni farmaci chemioterapici, diuretici, farmaci per il trattamento dell’artrite e per la tiroide.

Fonte testo: Humanitas/Manuale MSD

Fonte Immagini: Canva/Pixabay