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HIV, ancora un’emergenza mondiale. I nuovi dati emersi dal Congresso di Riccione

In occasione della Giornata mondiale contro l’AIDS gli esperti avvertono: “Occorre impegnarsi di nuovo contro l’HIV dopo l’emergenza Covid-19. Con le nuove infezioni emergono ancora diagnosi troppo tardive”. Il punto con la prof.ssa Cattelan

A pochi giorni dalla conclusione di ICAR, il Congresso italiano sull’AIDS e sulla ricerca antivirale, abbiamo fatto il punto con la prof.ssa Annamaria Cattelan, Direttore dell’Unità Operativa Complessa Malattie Infettive e Tropicali, Azienda Ospedaliera di Padova.

“Lo stop di tutta l’attività diagnostica a causa del Covid ha provocato gravissime ripercussioni sui pazienti – ci ha detto l’esperta – ma l’enorme impulso dato dalla ricerca sul vaccino anti-Covid può giovare anche agli studi sull’HIV.

Ascolta l’intervista integrale alla prof.ssa Cattelan nel podcast che segue

L’Italian Conference on AIDS and Antiviral Research è da 13 anni il punto di riferimento per la comunità scientifica in tema di HIV-AIDS, Epatiti, Infezioni Sessualmente Trasmissibili e virali. ICAR è organizzato sotto l’egida della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, di tutte le maggiori società scientifiche di area infettivologica e virologica e del mondo della community che ruota attorno ai pazienti e al volontariato.

Il claim del Congresso ICAR 2021 è stato “re-search for re-start together”, un’espressione eloquente della volontà di riprendere appieno le attività di ricerca condizionate dal Covid-19.

Oltre 1000 partecipanti, 200 ricercatori e scienziati da tutto il mondo, presentati oltre 300 lavori di ricerca: questi i numeri di ICAR 2021.

HIV, la ripresa della ricerca per ripartire

“Il Covid-19 ha bloccato l’attività di ricerca – ci ha detto la prof.ssa Cattelan – e uno degli obiettivi a stretto giro che ci siamo posti e che abbiamo ribadito nel corso del congresso è proprio la ripresa delle normali attività da questo punto di vista. Anche se l’assistenza e il supporto alle persone con HIV non è mai venuto meno durante i lunghi mesi di lockdown”.

I temi trattati dalla comunità scientifica nel corso delle giornate di ICAR hanno riguardato le novità terapeutiche, i vaccini, gli aspetti psicologici e sociali della persona sieropositiva.

“Nuovi impulsi arrivano dalle terapie anti-retrovirali e dai farmaci long acting – ha proseguito la prof.ssa Cattelan – questi ultimi permettono al paziente di non assumere medicine quotidianamente e questo dal punto di vista psicologico è un grande passo avanti”.

L’enorme sforzo per arrivare al vaccino anti-Covid può essere utile anche alla ricerca per il vaccino anti-HIV? E’ la domanda che spesso ci si è posti in questi mesi.

“Sars-Cov2 e virus HIV sono due virus molto diversi tra loro – ci ha detto l’esperta – ma i farmaci monoclonali, ad esempio, usati per il coronavirus potrebbero essere validi anche per i pazienti con una lunga storia di terapia. E inoltre il grande impegno economico per trovare il vaccino al Covid potrà tornare utile anche alla ricerca sul vaccino HIV”.

“I prossimi obiettivi della ricerca puntano sulla prevenzione, sulla profilassi pre-esposizione, investendo su farmaci specifici che già stanno dando risultati molto incoraggianti. La terapia long acting è invece quella ideale per persone con resistenze virali e per la prevenzione”.

HIV, 40 anni fa i primi casi riconosciuti

Sono passato 40 anni da quel 5 giugno 1981, quando l’agenzia per il controllo e la prevenzione delle malattie del Dipartimento di salute statunitense segnalava una rara infezione che colpiva cinque uomini nella città di Los Angeles. Erano le prime manifestazioni tracciate della sindrome da immunodeficienza acquisita. Da allora 77,5 milioni di persone sono state infettate dall’Hiv e quasi 35 milioni sono morte per malattie legate all’Aids. A quarant’anni di distanza, un vaccino ancora non c’è. Esistono terapie efficaci che salvano molti, ma non ancora tutti.

HIV, si abbassa l’età dei contagi

Tra tanti dati incoraggianti emersi durante il congresso, la prof.ssa Cattelan ne ha messo in evidenza uno molto preoccupante: l’abbassamento dell’età in cui i ragazzi si contagiano.

Prevenzione, prima arma contro l’HIV

“I dati sull’andamento epidemiologico – ha concluso la professoressa – ci parlano di un drastico calo nei contagi. Ma l’aspetto davvero allarmante è l’abbassamento dell’età di chi si contagia, oggi soprattutto giovani tra i 25 e i 29 anni, 10 casi ogni 100.000 abitanti. Questo ci obbliga a non abbassare la guardia e a riprendere con le campagne di sensibilizzazione e informazione nelle scuole superiori. Oggi l’AIDS è considerata un’infezione cronica, l’aspettativa e la qualità di vita sono aumentate considerevolmente ma la prevenzione resta la prima arma“.

Dorotea Rosso

Fonte immagine: Pexels

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