La tragedia di Giulia Cecchettin, la 22enne della provincia di Venezia trovata morta dopo una settimana di ricerche ha scosso la coscienza dell’Italia intera. E la “normalità” del suo presunto assassino, il suo ex fidanzato Filippo Turetta, il bravo ragazzo della porta accanto, ci porta profondi interrogativi sul lato più oscuro della mente umana
Abbiamo rivolto i nostri interrogativi alla dott.ssa Federica Sandi, psicologa, psicoterapeuta e consigliera dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Veneto.
Ascolta il podcast con l’intervista della dott.ssa Sandi
Giulia, quante donne vittime!
“In noi c’è una forte insicurezza – sottolinea la dott.ssa Sandi – che in certi momenti della vita, quelli più difficili e dolorosi, si manifesta. Non avere dei punti fermi, delle persone a cui chiedere aiuto, non sapere a chi rivolgerci acuisce la disperazione.

La violenza trova sfogo spesso in questi momenti, anche se ormai un certo grado di violenza è diventata la normalità. Gridare, rispondere male, reagire in modo aggressivo è la consuetudine e quando avviene nella coppia è sinonimo di male profondo. Troppo spesso viene accettato e perdonato dalle donne questo tipo di atteggiamenti. Mentre troppo spesso vengono messi in atto dall’uomo, sia nella vita affettiva che in quella lavorativa.
Il confine è molto labile ma dobbiamo imparare a riconoscere la relaziona malata. Quando qualcuno entra troppo nella nostra vita e ci vuole imporre uno stile o ci controlla allora l’attenzione deve essere massima.

Giulia siamo tutte noi
Spesso le donne confondono il possesso con la dimostrazione di interesse. Pensiamo: se è geloso è perché mi ama e ci tiene a me senza comprendere che invece si tratta di meccanismi diversi dall’amore.
Per contro, nel momento in cui l’uomo malsano viene respinto e il suo piano viene stravolto dal NO della donna, ecco che esplode la rabbia, l’uomo non riesce a razionalizzare la delusione e l’effetto può essere devastante.

Le donne allora devono parlare, con i medici, con le istituzioni, con la famiglia e gli amici. Quello che manca, soprattutto alla giovanissime, è sapere a chi rivolgersi quando ci sono delle avvisaglie.
I centri antiviolenza o i consultori sono i luoghi ai quali rivolgersi. Uomini e donne possono chiedere aiuto perché la solitudine alimenta la disperazione e l’epilogo spesso è tragico”.
