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Giornata mondiale della salute, sempre più legata alla sostenibilità

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Il 7 aprile è la Giornata Mondiale della Salute: “Health for All”, salute per tutti, è lo slogan di quest’anno con cui Oms ribadisce l’obiettivo che tutte le persone godano di buona salute per una vita appagante in un mondo pacifico, prospero e sostenibile

Health for All”, salute per tutti: è questo lo slogan del World Health Day, Giornata mondiale della salute, che celebra il 7 aprile l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ricordando, ancora una volta, che la salute è un valore globale che trova sua piena attuazione solo se garantito a tutti gli abitanti del nostro pianeta.

E’ il mondo globalizzato che lo richiede, lo stesso mondo in cui la salute non è più solo esito di fattori esclusivamente sanitari, ma di un intreccio di aspetti sociali, economici, ambientali, che si incontrano e, troppo spesso, si scontrano con le criticità sollevate dal processo di urbanizzazione. Da qui l’appello congiunto di Intergruppo Parlamentare Qualità di Vita nelle Città e HCI – Health City Institute: governare le città per la salute pubblica, mettendo in atto secondo un approccio One Health.

L’urbanizzazione è un fenomeno sociale inarrestabile e una tendenza irreversibile in forte crescita, basti pensare che nel 1960 la popolazione mondiale che abitava nelle città era il 34 per cento e nel 2014 è arrivata al 54 per cento ed è in continuo aumento. Le città ad oggi occupano poco meno del 5 per cento della superfice totale terrestre, ma si stima che nel giro di dieci anni si espanderanno di oltre 1,2 milioni di km2, pari ai territori di Francia, Germania e Spagna messe assieme, e nel 2050 l’86 per cento del territorio delle nazioni sviluppate sarà urbanizzato.

L’urbanizzazione però è anche un fenomeno politico che necessita di essere gestito e studiato dai governi sotto numerosi punti di vista quali l’assetto urbanistico, i trasporti, il contesto occupazionale, la sostenibilità ambientale, ma soprattutto la salute pubblica, perché alla questione inurbamento è indissolubilmente legato, purtroppo, l’aumento delle malattie croniche non trasmissibili come diabete e obesità.

Con questo scopo, già nel 2015, le Nazioni Unite hanno inserito tra i 17 obiettivi di Sustainable Development Goals (SDGs) un preciso obiettivo (SDG 11) dedicato a rendere la città inclusiva, sicura, sostenibile e capace di affrontare il cambiamento. Impegnarsi per una salute più equa significa non solo garantire equo accesso ai servizi sanitari indipendentemente da fattori socioeconomici o geografici, ma agire direttamente sul contesto sociale, economico, ambientale, lavorare sulla sostenibilità, amministrare questi fattori con un approccio interdisciplinare perché da questi, nel loro complesso, dipende la salute dei cittadini.

Da qui l’impegno costante dell’Intergruppo Parlamentare Qualità di Vita delle Città e Health City Institute nel promuovere iniziative quali il Manifesto “La Salute nelle Città: Bene Comune”, di cui è stato firmato nelle scorse settimane un importante aggiornamento a seguito della pandemia COVID-19, e la promozione della figura dell’Health City Manager allo scopo di guidare le città verso un modello di “Healthy City”, aumentare la capacità amministrativa degli Enti ed elaborare soluzioni innovative ed inclusive per rispondere alle istanze di salute e benessere espresse dai cittadini.

Giornata Mondiale della Salute, salute per tutti

«Su questo Pianeta dove più della metà di noi vive in aree metropolitane, la nostra sopravvivenza dipende dalla pianificazione di ambienti urbani più sani. Infatti il luogo in cui si vive ad oggi è un importante fattore predittivo che ti permette di poter determinare se morirai presto o soffrirai di malattie. Per questo rendere le città più eque e salutari incide sul benessere psico-fisico di tutti in tutte le fasce di età», spiega Andrea Lenzi, Presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita (CNBBSV) della Presidenza del Consiglio dei ministri e Presidente dell’Health City Institute

«Si deve intervenire guidando a una nuova urbanizzazione consapevole che tenga in considerazione l’impatto sociale ed economico dei fattori di rischio che influenzano la salute, l’impatto delle disuguaglianze, l’invecchiamento della popolazione, che porta un aumento del carico delle cronicità. Si tratta di una sfida determinante che inciderà sullo sviluppo e sulla sostenibilità delle nostre città».

«La migrazione della popolazione verso le aree urbane si accompagna a modifiche sostanziali dello stile di vita, che diventa sempre più sedentario, influenzando un altro fenomeno contemporaneo: l’epidemia di sovrappeso e obesità, inequivocabilmente associata a un aumento del rischio di diabete, malattie cardiovascolari e, più in generale, di patologie croniche», continua Federico Serra, Segretario Generale Health City Institute e di C14+, Presidente dell’International Public Policy Advocacy Association.

«Gli abitanti risultano più attivi quando i diversi luoghi della città sono percepiti come sicuri, esteticamente gradevoli e dotati di spazi verdi, parchi e “situazioni urbane” capaci di incentivare il movimento. Un filo sottile, ma evidente, lega quindi il crescente numero di persone con diabete alla città, è nostro compito intervenire per fermare questa epidemia in crescita».