medico che regge l'immagine del rene

Giornata mondiale del rene, oltre 4 milioni di italiani soffrono di patologie renali 

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Prevenzione, nuove cure farmacologiche e terapia dietetetico-nutrizionale possono aiutare i pazienti a gestire nel tempo le malattie al rene.In occasione della Giornata Mondiale del Rene che ricorre oggi, 12 marzo, facciamo il punto sulla ricerca

Il 13 marzo ricorre la Giornata mondiale del rene. Grazie ai progressi della scienza, anche farmacologica, giocando d’anticipo con la prevenzione, e facendo leva sui benefici offerti dalla terapia dietetico-nutrizionale, il carico della malattia renale cronica, per pazienti e caregiver, può e deve essere attenuato e gestito nel tempo.

immagine dei reni nello stetoscopio di un medico
Giornata mondiale del rene – immagine: Canva

Lo vuole ricordare la comunità medico-scientifica in occasione della Giornata Mondiale del Rene del 13 marzo, accendendo i riflettori soprattutto sulla necessità di rafforzare le strategie di prevenzione per ridurre l’impatto della malattia e i costi sociali ed economici ad essa correlati.

In Italia, la malattia renale cronica interessa circa il 10% della popolazione adulta, percentuale che sale al 50% in presenza di comorbidità quali diabete, ipertensione arteriosa, obesità e ipercolesterolemia1. La malattia si presenta senza sintomi evidenti, e per questo, non di rado, rimane a lungo non diagnostica, determinando ritardi nell’accesso ai percorsi di cura e importanti ripercussioni sullo stato di salute di chi ne è colpito.  

“Quest’anno il tema della Giornata Mondiale è ‘Prepararsi agli imprevisti sostenendo le persone vulnerabili’: le persone con malattia renale cronica sono persone fragili, maggiormente esposte a rischi rispetto ad altre malattie e con importanti bisogni di salute che vanno soddisfatti e tutelati” – commenta Massimo Morosetti, Presidente FIR – Fondazione Italiana Rene. 

“Partendo da appropriati sistemi di diagnosi e terapia è possibile prevenire l’insorgenza della malattia renale cronica e soprattutto scongiurare complicazioni, a beneficio della salute dei milioni di persone che ne sono affetti. Accanto alle terapie farmacologiche oggi disponibili è essenziale abbinare una adeguata terapia dietetico-nutrizionale: è solo dal connubio di questi due elementi che può essere implementata una strategia in grado rallentare significativamente la progressione della malattia ed evitare la dialisi”.

medico visita un paziente che accusa dolori nella zona renale
Giornata mondiale del rene – immagine: Canva

La Malattia del rene cronica può avere un impatto notevole sulla qualità di vita e sull’autonomia dei pazienti, in particolar modo per coloro che sono costretti a ricorrere alla terapia dialitica. Per questo, è fondamentale giocare d’anticipo ed evitare che la malattia si manifesti o comunque per rallentarne la progressione, e l’adozione di comportamenti alimentari corretti rappresenta una strategia essenziale per vincere questa partita.

“Le persone con malattia renale cronica sono spesso poco consapevoli dell’importanza della Terapia Dietetico-Nutrizionale (TDN). Questo gioca un ruolo importantissimo per garantire un adeguato bilancio energetico e consentire una migliore gestione della patologia renale” – dichiara Ersilia Troiano, Presidente ASAND – Associazione Scientifica Alimentazione, Nutrizione e Dietetica. “La TDN è una vera e propria terapia e, come tale, al pari di qualsiasi altra terapia, farmacologia e non, deve essere elaborata sugli effettivi bisogni del paziente. Oltre agli aspetti clinici legati alla malattia, il dietista dovrà tenere in considerazione anche i gusti, le abitudini e le aspettative del paziente che deve rimanere il centro dell’intervento dietetico”.

vari piatti con alimenti, il cibo gioca un ruolo essenziale nelle malattie ranali
Malattie del rene, un supporto dal cibo – immagine: Canva

“Per ridurre l’incidenza dei casi di insufficienza renale è necessario intervenire sulla malattia renale fin dalle fasi più precoci della malattia” – aggiunge Gaetano Piccinocchi, SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie. “Per fare questo è essenziale implementare dei percorsi di diagnosi e presa in carico strutturati e condivisi fra gli specialisti coinvolti (nefrologi, cardiologi, diabetologi ecc) e i medici di medicina generale, perché è sul territorio che deve nascere una strategia d’intervento attiva.

È compito del medico di medicina generale effettuare screening per la ricerca della patologia nei soggetti a rischio ed è in sinergia con gli specialisti che deve essere attivato e monitorato il percorso di cura della persona con MRC a tutela dei migliori outcome di salute”.

Fonte: ufficio stampa Value Relations

Ministero della Salute

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