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Fertilità, gli esperti: “Parliamone ai giovani”

Continua a crescere l’età media della prima gravidanza nel vecchio continente: 29 anni in Europa, oltre 31 in Italia. Sebbene il 90% delle donne sia consapevole che con l’aumentare dell’età si riducono le probabilità di rimanere incinta, il 40% non sa esattamente a che età la fertilità inizia a declinare.

Di fertilità, e di infertilità, bisogna iniziare a parlare presto, fin dall’adolescenza. Sono unanimi gli esperti da tutta Europa che qualche settimana fa si sono riuniti per una tavola rotonda virtuale proprio per discutere del tema.

Con l’obiettivo di accendere i riflettori su quanto (poco) ne sanno i giovani in tema di fertilità e sui fattori ad essa correlati, e per promuovere un confronto sulle politiche per colmare questo gap di conoscenza, Fertility Europe, l’organizzazione paneuropea che rappresenta le principali associazioni attive in quest’area, ha riunito esponenti delle istituzioni ed esperti nel campo della Salute Riproduttiva provenienti da cinque Paesi europei nella tavola rotonda virtuale “Fertility Awareness in 2021: Educating the Younger Generations”, realizzata con il supporto di Gedeon Richter.

Fertilità al centro

Dall’incontro è emersa l’urgenza, per i governi di tutta Europa di mettere la fertilità al centro delle politiche educative, inserendola come materia curriculare nei programmi scolastici sulla salute riproduttiva. In particolare, gli esperti hanno condiviso la necessità di promuovere una corretta informazione sull’andamento della curva della capacità riproduttiva in relazione all’età, sull’impatto dei comportamenti individuali, ma anche sulle opportunità offerte dalla medicina per preservarla.

Informare i giovani

“L’infertilità è in costante aumento in Italia, come nel resto d’Europa (il 10% della popolazione soffre di problematiche correlate alla fertilità). La scarsa conoscenza dei fattori che incidono sulla fertilità, femminile e maschile, gioca un ruolo determinante. I giovani sono coloro verso i quali è prioritario intervenire, per evitare che scelte poco consapevoli possano compromettere irreversibilmente il loro futuro.

Nell’ambito dell’educazione sulla fertilità, è inoltre necessario informare le giovani generazioni sulle opportunità offerte dalla medicina per preservarla in maniera efficace, affinché la scelta di avere un figlio si realizzi in modo consapevole e nelle migliori condizioni possibili”, spiega Enrico Papaleo, Responsabile del Centro Scienze della Natalità, IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.

Ascolta l’intervista integrale al dott. Enrico Papaleo

“La tutela della salute riproduttiva rappresenta un aspetto della vita fondamentale eppure in gran parte ancora sottovalutato. Insegnare ad aver cura della propria fertilità e offrire un accesso equo ai migliori trattamenti disponibili per preservarla, sono due elementi chiave”, afferma Satu Rautakallio-Hokkanen, Presidente di Fertility Europe.

“Gedeon Richter è orgogliosa di promuovere occasioni di confronto per sensibilizzare le donne, e non solo, sul tema della fertilità. La tavola rotonda, che ha riunito alcuni dei massimi esperti europei in materia, ha rappresentato un’occasione straordinaria per accendere i riflettori sulla tutela della capacità riproduttiva quale priorità di salute pubblica, a beneficio delle generazioni future e dell’intera società”, commenta Maria Giovanna Labbate, Managing Director, Gedeon Richter Italia.

Cause di infertilità

La fertilità è un bene da tutelare e preservare sin dall’infanzia. Non tutti sanno che banali infezioni contratte in infanzia e giovane età, se trascurate, possono comportare conseguenze negative a lungo termine sulla possibilità di avere dei figli.
Ogni donna nasce con un numero predefinito di cellule uovo (riserva ovarica) che, con il passare del tempo, si riduce fino ad esaurimento. Per questo motivo la fertilità delle donne diminuisce a partire dai 30 anni con un calo molto significativo dopo i 40.

L’infertilità riguarda circa il 15% delle coppie

Una coppia che dopo un anno di rapporti regolari e non protetti non riesce a concepire è in genere considerata infertile.
Non bisogna dimenticare, però, che una non trascurabile percentuale di coppie riesce ad avere un figlio dopo due anni di tentativi, per cui molti preferiscono parlare di infertilità dopo 24 mesi (secondo i criteri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS)

Le cause dell’infertilità sono numerose e di diversa natura

Il fumo, l’obesità o l’eccessiva magrezza, diverse sostanze ambientali, come i derivati delle plastiche e degli idrocarburi, la sedentarietà e perfino l’eccessiva attività fisica sono alcuni tra i principali fattori di rischio modificabili, capaci di influenzare la salute sessuale e riproduttiva di un individuo. Per alcune cause si può intervenire con diagnosi tempestive, cure farmacologiche e terapie adeguate, ma anche con la prevenzione e l’informazione.

Le cause più frequenti di infertilità, sia maschile che femminile, sono rappresentate dalle infezioni sessualmente trasmesse.
Nel corso degli ultimi anni si è registrato un incremento delle patologie acute e croniche della sfera riproduttiva.
Tra le donne sono aumentate alterazioni tubariche, malattie infiammatorie pelviche, fibromi uterini, endometriosi, alterazioni ormonali e ovulatorie.
Tra gli uomini sono aumentate, invece, le condizioni che alterano la produzione ormonale, riducono il testosterone e modificano la struttura e la funzione del testicolo, come varicocele, criptorchidismo, malformazioni genitali, infiammazioni testicolari, patologie prostatiche. (Fonte: Ministero della Salute)

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Dorotea Rosso

Fonte: Ufficio stampa Value Relations

Fonte immagini: Pexels

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