Cosa sono i farmaci biosimilari e perché possono essere importanti
Ne avrete sentito parlare ma forse non sapete ancora di cosa si tratta esattamente: i farmaci biosimilari non sono i cosiddetti ‘farmaci equivalenti’ che vi propone, in alcuni casi, il vostro farmacista. Sono il risultato di ricerche in biotecnologia molto all’avanguardia che consentono di avere medicinali simili per qualità, efficacia e sicurezza ai farmaci tradizionali.
Ad approfondire il tema è Federico Di Biasio, pharma professional manager in Celltrion Healthcare Italy
Cosa sono i farmaci biosimilari
Un medicinale biosimilare è un medicinale biologico altamente simile ad uno già approvato che, pertanto, è già in commercio e conosciuto da tempo. Non si tratta del solito ‘farmaco generico’ che, a volte, nelle farmacie viene proposto.
I farmaci biologici funzionano allo stesso modo delle proteine che il nostro organismo produce: essi riconoscono le proteine estranee presenti nei virus e nei batteri, si legano ad essi e bloccano la loro attività, salvaguardando la nostra salute.

Questi farmaci biosimilari contengono principi attivi provenienti da sistemi biologici. Ma cosa può essere identificato come un farmaco biosimilare? A rientrare in questa categoria possono essere anche ormoni, vaccini, allergeni, sieri, ormoni o anticorpi monoclonali.
Farmaci tradizionali, biologici e biosimilari
Il farmaco biosimilare e quello a cui fa riferimento sono il risultato di percorsi di produzione diversi che li rende differenti. Non possono, dunque, essere considerati uguali, ma sono ugualmente efficaci e sicuri.
Il farmaco tradizionale e è ottenuto da molecole chimiche standard, quindi da materiale non vivente, attraverso reazioni chimiche riproducibili facilmente grazie alle metodiche attuali. Alla base dello sviluppo dei biosimilari c’è la stessa idea per cui sono prodotti i farmaci generici: fornire un’alternativa più economica al paziente quando scade il brevetto.

Passi avanti nella ricerca per farmaci all’avanguardia
Il farmaco biologico originario è stato precedentemente brevettato e autorizzato per la commercializzazione da diversi anni rispetto al biosimilare. Di norma, il brevetto dà diritto a 20 anni di esclusiva per la commercializzazione di un nuovo biologico.
I farmaci biosimilari, quindi, sono sviluppati per costituire un’alternativa più economica rispetto ai farmaci di origine biologica.
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Redazione
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