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Epatite C: 280 mila pazienti all’anno in Italia

Nella Giornata mondiale delle epatiti ricordiamo che lo screening precoce è lo strumento indispensabile per prevenire l’Epatite C

L’Epatite C costituisce un pericolo per la salute della popolazione adulta, e delle giovani generazioni. Nell’ottica della prevenzione, lo screening precoce e la diagnosi della patologia permettono di arginare gli effetti peggiori e consentono di avere possibilità di guarigione. A parlarci di questo fenomeno e del progetto CCuriamo è il professor Alessio Aghemo, docente di Gastroenterologia al Dipartimento di Scienze Biomediche Humanitas University.

Diagnosi e screening per l’Epatite C

Diagnosi precoce e screening sono le frontiere della nuova medicina, tanto più quando si tratta di patologie diffuse come l’Epatite C: l’età media dei pazienti si sta abbassando, e il virus si sta diffondendo tra le giovani generazioni. Un fenomeno preoccupante, a cui gli esperti del settore stanno cercando di dare soluzione.

È il momento del bilancio e di lanciare nuove proposte per favorire la lotta all’Epatite C. L’Italia, infatti, è ancora in corsa per l’obiettivo fissato dall’OMS di eliminare il virus dal Paese entro il 2030, un traguardo raggiungibile grazie alla terapia antivirale ad azione diretta che permette di sradicare il virus dall’organismo in modo definitivo, in poche settimane e senza effetti collaterali.

Epatite C, screening indispensabile

Un importante strumento, però, non è stato sfruttato a dovere: nel febbraio 2020, il Governo ha stanziato un fondo per favorire gli screening, ma solo alcune regioni hanno realmente implementato politiche volte a favorire l’emersione del “sommerso”. Almeno 300 mila persone in Italia infatti non sanno di avere l’Epatite C.

Epatite C, il progetto Ccuriamo

L’analisi dell’attività delle regioni è stata svolta in questi mesi dal Progetto CCuriamo ideato da ISHEO. In questi due anni si sono susseguiti incontri periodici tra rappresentanti delle istituzioni, degli enti locali, del mondo scientifico. Un percorso completato con il meeting a cui hanno preso parte Davide Integlia, Direttore di ISHEO; Stefano Vella, Professore Salute Globale, Università Cattolica, Roma; Alessio AghemoMassimo Andreoni, Direttore Scientifico Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali – SIMIT.

Sergio Babudieri, Direttore Scientifico Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria – SIMSPe; Massimo Galli, già Professore Ordinario di Malattie Infettive, Università degli Studi di Milano; Loreta Kondili, Centro Nazionale per la Salute Globale, Istituto Superiore di Sanità. A moderare gli interventi degli specialisti il giornalista Daniel Della Seta.

Cosa fare contro l’Epatite C

“La ripresa della lotta a questa patologia si deve svolgere su diversi piani, vista la gravità del virus dell’HCV che può condurre a cirrosi epatica e a carcinoma dl fegato – sottolinea il professor Alessio Aghemo –. Dobbiamo aumentare la sensibilità verso queste patologie nella popolazione, in generale. In secondo luogo, dobbiamo identificare coloro che non sono a conoscenza della malattia attraverso adeguate strategie di screening. È fondamentale, poi, anche attuare un rapido ed efficiente linkage-to-care, ossia un’immediata somministrazione della terapia nel momento in cui si rileva un soggetto positivo al virus”.

Diagnosi precoce previene effetti negativi Epatite C

Progetti di screening: territorio frammentato

Sono stati realizzati dei progetti pilota che hanno dimostrato la fattibilità di uno screening in una popolazione chiave come i detenuti, pazienti peraltro non semplici da raggiungere con test medici. Tuttavia, sono stati riscontrati alcuni ostacoli rilevanti. Nel caso della sanità penitenziaria, infatti, la frammentazione del territorio va oltre la semplice diseguaglianza tra regioni, ma si proietta su diverse politiche per ciascuna ASL, anche all’interno di una stessa regione.

Inoltre, attualmente la sanità penitenziaria si trova a corto di personale, maggiormente assorbito dalla sanità del territorio per fronteggiare il Covid. Alla luce dell’esperienza dei medici e di questa contingenza, sarebbe importante puntare su un maggiore coinvolgimento degli infermieri, che hanno rapporti con i detenuti e possono svolgere agevolmente una manovra non prettamente clinica come il test per l’Epatite C, eseguito con il prelievo pungidito.

Leggi anche il nostro articolo ‘West Nile, come riconoscere il virus e come prevenirlo’

Eva Franceschini

Fonte: Studio Diessecom

Fonte immagini: Freepik

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