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emozioni sul volto

La sostenibile leggerezza delle emozioni

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Le emozioni non sono ree dell’offuscare la mente dalle decisioni, ciò è stato confutato dalle neuroscienze ma esse si sono evolute per permetterci la sopravvivenza dai pericoli. Ne parliamo con l’esperto

In principio fu Platone a dire la sua sulla natura umana, dando una connotazione profondamente secondaria alle emozioni e concedendo la supremazia alla ragione, da esercitare in modo freddo e distaccato.
Un errore madornale che condizionò il pensiero occidentale.
Le emozioni non sono ree dell’offuscare la mente dalle decisioni, ciò è stato confutato dalle neuroscienze ma esse si sono evolute per permetterci la sopravvivenza dai pericoli.
Ce ne parla oggi Roberto Patricolo, coach che si occupa di neuroscienze applicate all’ambito business e di crescita personale.


Qual è il ruolo delle emozioni nella nostra vita? Come si sono evolute nella storia dell’umanità?
Il ruolo delle emozioni è direttamente o indirettamente modulare tutti i nostri processi decisionali e comportamentali, inizializzano il nostro processo decisionale impattando sui pensieri, sui comportamenti e sulle nostre azioni e soprattutto sulle nostre reazioni perché sono incontrollate cioè automatiche. Le emozioni sono la risposta diretta ad uno stimolo esterno o interno e se da una parte attivano dei mix ormonali, dall’altra sono la diretta espressione del nostro corpo, principalmente del nostro volto.
La mente è il cosa, il corpo il come e le emozioni il perché.

Le emozioni ci permettono di rispondere a svariate situazioni che si verificano o che percepiamo. Esse evocano delle risposte fisiologiche catalogate, ad esempio: la tristezza provoca un abbassamento della parte superiore del labbro con un piegamento del corpo verso il basso partendo dalle scapole, viceversa la felicità implica uno stato di apertura scapolare più ampia, la bocca sorride e lo sguardo volge all’alto. La rabbia invece crea tensione con il collo irrigidito, la bocca si serra e il respiro aumenta.
Le emozioni hanno sempre rivestito un ruolo secondario storicamente, nel senso che sono state sempre viste come dei tabù. Il linguaggio comune sulle emozioni evidenzia il ruolo che rivestono, anche in senso figurato: “sei rosso dalla vergogna”, “mi rode il fegato per la rabbia”, “sei bianco come un cadavere” sono allocuzioni che ci appartengono universalmente.

Il potere positivo delle emozioni – immagine: Canva

Attraverso i secoli a livello antropologico, sociologico, scientifico e medico si pensava che le emozioni fossero create dal pensiero al momento. Negli ultimi quarant’anni le neuroscienze hanno dimostrato che le emozioni sono automatiche e unanimi nel senso che sono democratiche, ugualmente per tutti. Osservare il comportamento dei bambini è una chiara espressione emotiva.
Per esempio, quando a un bambino che sta giocando viene tolto il giocattolo, la reazione che si esprime con pianti e urla avviene allo stesso modo in cui il bambino un gioco e il genitore dica no. L’emozione che sottende al comportamento, si spiega con il concetto di consapevolezza, ancora poco conosciuta.

Se tolgo il giocattolo determino tristezza, espressione della privazione, che si estrinseca con il pianto e l’urlo. Esiste una confusione tra l’espressione e l’emozione stessa, per cui si potrebbe pensare per esempio che è arrabbiato e invece è triste. Il comportamento tipico della rabbia comunica che qualcuno si sta frapponendo con il conseguimento dell’obiettivo.
Riconoscere la differenza non solo sul comportamento ma su ciò che sottende, aiuta nella mitigazione e accoglienza dell’emozione. La tristezza si mitiga con la socializzazione, il contatto e l’abbraccio perché generata della perdita. La rabbia invece si può mitigare trasformando quell’energia in qualcosa che permetta di raggiungere l’obiettivo o un altro più sfidante. Sono molto importanti le emozioni per via degli stimoli, che aumentano in continuazione nel nostro cervello nella frenesia della vita moderna.

Spesso le persone si rivolgono all’ambulatorio medico o al farmacista senza una causa organica e si ravvisano situazioni di stress dovute a diversi fattori lavorativi, personali o familiari con conseguenze deleterie per la salute. Le neuroscienze possono offrire alcuni strumenti di supporto nella gestione dello stress? Potresti fare qualche esempio pratico?
Gli stati emotivi si distinguono in primari: rabbia, tristezza, felicità, disgusto, paura e altri stati emotivi che sono il mix delle emozioni di base. In ambiente sanitario gli stati emotivi primari, nella maggioranza dei casi, sono legati principalmente al rischio di perdere la vita o perdere qualcuno e alla paura su se stessi riguardo ciò che possa accadere. La tristezza andrà mitigata con la socializzazione e con la vicinanza, in ambito sanitario il fatto di essere accogliente, empatico e di essere vicino con le parole, sicuramente va a mitigare quel senso di frustrazione legato poi alla tristezza.

Tristezza, una delle emozioni primarie – immagine: Canva

Nello specifico, supponendo di dover affrontare un intervento chirurgico o di seguire un percorso terapeutico, la decisione di esprimere il consenso al trattamento viene impattata dalle emozioni attivate nello specifico momento della comunicazione.
L’elemento emozionale è alto nell’ambito della salute perché le persone nutrono una forte considerazione, nonostante tecnicamente un intervento o una terapia possano avere una percentuale di riuscita molto molto alta. La gestione del rapporto tra l’operatore sanitario e il paziente/cliente è basata principalmente sulla relazione, che genera una mitigazione emotiva. Nella farmacia, presidio di comune accesso per la popolazione, si ravvisa spesso la numerosità e diversità di stimoli, dei colori dei prodotti a scaffale e alle pubblicità sul miglior prodotto cosmetico e di bellezza.

Chi entra in farmacia spesso ha uno stato emotivo che non propende all’acquisto, perché nella maggior parte dei casi andiamo in farmacia per risolvere un problema, come quando andiamo dal medico.
Il livello di stress è talmente alto che tutto ciò che circonda contribuisce ad incrementarlo. Gli scaffali, per esempio, sono tipicamente metallici e si ravvisa molto l’uso del vetro. Sono tutti elementi che creano distacco in quanto la percezione del nostro cervello rettile si associa a qualcosa di freddo, da cui devo tenermi a distanza. Si tratta di comportamenti inconsci che nell’essere umano accadono perché il cervello nella parte centrale a livello dell’amigdala, gestisce la correlazione e la relazione col mondo esterno.
È l’amigdala a decidere come noi dobbiamo prendere determinate decisioni, per cui in quest’ambito cercare di non solo di mitigare l’accoglienza ma i troppi stimoli che sono presenti è cruciale.

Per esempio, evitare di scrivere le pubblicità del prodotto in quanto l’acquisto non avverrà dal momento che il cliente è settato su un’altra idea in quanto non è lì per acquistare in una condizione di stress.

Stress, un’emozione “moderna” – immagine: Canva

Come le emozioni possono diventare leva per migliorare la comunicazione in ambito sanitario? Cosa consigli agli operatori della salute che ogni giorno si prendono cura dei pazienti? Quali parole possono creare una risposta neuro-ormonale positiva a supporto del percorso terapeutico?
Negli ultimi anni gli studi, approfonditi dalla ricerca in ambito neuroscientifico, hanno dimostrato che tutti gli stimoli che noi riceviamo creano la nostra realtà, la costruiamo dall’interno. Si crea così un modello di realtà per cui quello che noi pensiamo di fatto per noi è vero e non una semplice percezione intesa. Le parole sono dei forti attivatori, come nel caso delle emozione, dei forti modulatori della nostra realtà.

La parola crea quello che nel cervello viene definito frame. Per esempio, la parola “tavolo” automaticamente nel cervello richiama una serie di connessioni neuronali, i nostri schemi di pensiero, che sono trasformati in immagini. Ecco che verrà visualizzato qualcosa che ha quattro piedi, probabilmente di legno o di vetro, l’idea su questa logica è dettata dalle connessioni neuronali.
La parola ospedale evoca il concetto di un ambiente che si frequenta per necessità a scopo di recuperare la salute, un ambito dove lo stress è elevato. La parola utilizzata nel nostro linguaggio comune, crea un costrutto mentale a cui è associata la malattia, il rischio per la salute, il dolore emotivo e fisico. Il dispiacere è sicuramente un elemento che enfatizza lo stress della persona.

Si può mitigare ad esempio la parola “ospedale” con “struttura sanitaria”, il significato è lo stesso ma la differenza tra quello che percepisce la parte bassa del cervello a cui è associato un concetto è diversa, molto più leggera come peso.

Un altro esempio in ambito sanitario è poter utilizzare parole che vadano nel senso opposto al concetto di malessere, quindi parole che generano benessere, illuminanti, aperte e che generano calore.
La parola crea in chi ascolta: luminoso, raggiante, splendente allignano quell’associazione che noi possiamo dare al sole, al piacere del calore e alla luminosità. Il cervello, che vaga nei meandri delle connessioni neuronali, va a prendere essenzialmente in maniera inconscia esperienze emotive legate a quei concetti di luce e di calore, sensazioni di benessere e di socialità per alcuni.
Io creo con la parola i presupposti per poter entrare in connessione in maniera totalmente diversa, anche con la retorica. Il cervello non distingue il fatto che si stia utilizzando un linguaggio retorico, piuttosto che un linguaggio metaforico o un linguaggio reale perché noi tutto è vero.

I concetti generano nella mente della persona una situazione emotiva, che va a impattare su quello che viene dopo in quanto l’emozione non è fine a sé stessa ma è quello che consegue all’emozione.
L’offesa, per esempio, nella condizione emotiva è influenza dalla situazione precedente in cui la persona vive il messaggio che riceve.
Il benessere e la felicità nel setting emotivo fanno passare inosservate certe situazioni, mentre se una persona è in condizione negativa ha una conseguenza molto differente. In ambito della salute è fondamentale mitigare lo stress che le persone provano, anche inconscio, con un linguaggio arricchito da chiarezza, luminosità, amorevolezza, fiducia sia da parte dell’operatore sanitario sia nel caregiver.
In ospedale e nelle cliniche l’emozione multisensoriale coinvolge anche l’olfatto, con uno schema di pensiero in cui l’uso di odori freschi, evocano contatto con la natura e mitigano lo stress.

Esiste un modo per allenare la propria consapevolezza? Ritieni che sia utile per la salute e il benessere?
Essere consapevoli è sempre molto utile in quanto attiva quella concretezza che anche inconsciamente si prova. Lo stato emotivo e fisiologico è da attenzionare comprendendo ciò che si vive in un certo periodo. Nell’ambito sanitario bisogna stimolare la consapevolezza delle persone, per conoscere i sintomi e raccontarli al medico.
Le persone preferiscono spesso ottenere una cura che faccia sparire i sintomi più che raccontare cosa è cambiato nello stile di vita, sul lavoro o in famiglia. Questa richiesta stimola la consapevolezza delle persone.

L’aumento di peso è la mancanza di consapevolezza, per esempio, nonostante si conosca la problematica e il cervello emozionale è stimolato dall’inconscio da abitudini deleterie e dai bias, che conducono su una strada ben differente.
I decessi degli ultimi anni propagandate dai media, sono la realtà su cui il cervello ha creato i propri costrutti per cui essendo state le uniche fonti a disposizione, crearono situazioni di consapevolezza sbagliata.
La consapevolezza attiva non è influenzata dal pensiero altrui.