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Digitale e cura: un arcipelago di nuove opportunità

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La pandemia ha costituito una frattura con il passato consolidando l’abitudine nella fruizione della nuova tecnologia digitale. Il virus tanto aggressivo e poco conosciuto ha creato il solco per portare il concetto della salute al centro degli interessi del cittadino

In questo contesto è stato cruciale il ruolo del personale sanitario nel ridurre il livello di incertezza della popolazione

C’è sempre più bisogno di autenticità nei rapporti con il medico e/o il farmacista, che puntano oggi ad accreditarsi anche presso le community non solo fisiche ma anche virtuali, sulla base delle competenze solide acquisite nella professione.

Se poi ci spostiamo a livello più granulare le nuove tecnologie offrono la possibilità di seguire il paziente nel luogo a loro più familiare: la casa.

Quali nuove opportunità si prefigurano oggi? 

Ce ne parla oggi Luca Sancricca, esperto da oltre trent’anni nel campo dell’innovazione tecnologica applicata in particolare all’ambito scientifico

La pandemia ha aperto tutto il mondo della sanità all’erogazione delle prestazioni sanitarie a distanza, in particolare alla telemedicina.

Per quanto riguarda i medici sappiamo che il PNRR prevede degli investimenti molto forti per supportare la riforma del sistema sanitario italiano, che da ospedale centrico diventerà invece più distribuito quindi questo progetto prevede l’incentivazione delle cure domiciliari.

Teniamo conto che noi siamo una popolazione che sta invecchiando e avremo sempre più malati cronici, che non vuol dire avere necessariamente dei pazienti fragili. I pazienti devono essere controllati nel corso delle loro patologie, per la maggior parte cardiometaboliche, per cui può risultare molto utile poterli visitare o seguire a distanza. In questa riforma del sistema sanitario nazionale rientrano le case di comunità, sono dei presidi sul territorio dove ci sono medici di base e medici specialisti che devono supportare il cittadino. In questa riorganizzazione ci sono anche le farmacie che costituiscono un’importante punto di contatto con la popolazione ed entreranno in questo processo anche con questi nuovi strumenti digitali.

Farmacia digitale, a servizio dei cittadini – immagine: Canva

Queste nuove tecnologie Luca costituiranno una assicurazione per dare la continuità ospedale – territorio a favore del paziente cronico?

Assolutamente sì. Oggi il sistema sanitario soffre un problema molto grosso di disponibilità di operatori sanitari cioè medici e infermieri, quindi un’ottimizzazione nella gestione delle risorse umane a disposizione del cittadino attraverso la digitalizzazione della medicina, può aiutare a far fronte a questa difficoltà.

Basti pensare alle liste di attesa che si sono generate col COVID, questo implica un cambio di mentalità dei medici nell’abitudine ad adottare una strategia terapeutica ibrida ovvero incontrare i pazienti in presenza ma anche a distanza. In realtà non è sempre necessario incontrare i pazienti in presenza, alcuni pazienti hanno più difficoltà perché lontani dai centri che li seguono per cui può essere un vantaggio notevole adottare questo tipo di servizio.

Che tipo di dispositivi potrebbero essere utilizzati per mantenere questo contatto tra il paziente e il medico? Sono richieste delle strumentazioni costose e particolari?

Il documento di linee guida della telemedicina è stato licenziato a settembre 2021 e stabilisce due modalità di erogazione. Fare telemedicina non vuol dire solo utilizzare uno strumento a distanza per vedere il paziente ma avere un sistema che integra una serie di strumenti primariamente, per gestire, aggiornare e reperire i dati del paziente. Oggi ogni ospedale ha il suo sistema e ognuno parla una lingua diversa, il PNRR ha previsto uno standard comune in modo che tutti i sistemi sanitari regionali siano collegati e quindi il paziente possa essere seguito su tutto il territorio nazionale.

Come anticipato, ci sono due sistemi di telemedicina:

Le piattaforme che servono a gestire la terapia del paziente e a seguirlo, aggiornando i dati inserendoli manualmente oppure mandando a domicilio delle persone; oppure ci sono dei sistemi più evoluti che rientrano nei dispositivi medici, connessi a degli strumenti in grado di rilevare i parametri vitali come la pressione, il peso, la saturazione del sangue ecc. Questi strumenti si chiamano IoT (Internet of Things) il termine Internet è perché si connettono attraverso la rete, alle piattaforme che saranno presso gli ospedali o le strutture preposte. Gli strumenti di misurazione possono rilevare la pressione, fare un elettrocardiogramma, misurare la frequenza cardiaca oppure misurare la glicemia, tutti i parametri misurabili che non necessitano di accessi invasivi.

Poi ci sono i wearable: sono strumenti indossabili che ci possiamo mettere addosso. I primi sono stati i digital Watch che permettono di rilevare alcuni parametri, poi sono usciti dei sistemi tipo bracciali fino ad arrivare addirittura a degli indumenti che all’interno delle fibre hanno dei sensori in grado di rilevare i nostri parametri. Nell’ambito della sanità quest’ultimo sistema è poco comodo è più sfruttato nello sport con studi appropriati. Si assiste a una miniaturizzazione sempre più spinta di questo strumenti, per esempio oggi ci sono delle medicazioni intelligenti, pensate per il  paziente a casa con delle piaghe da decubito; la medicazione stessa è in grado di trasferire delle informazioni sullo stato di guarigione della ferita.

Digitale e cura, la nuova frontiera della medicina – immagine: Canva

È una interessante prospettiva, molto importante per guardare con fiducia al futuro della medicina. Si comprende che la realtà virtuale, quindi, non è solo utilizzabile nel nell’ambito del gaming come gioco, ma è chiaramente un ulteriore strumento per soddisfare la presa in carico del paziente. 

E’ possibile sfruttare la realtà virtuale anche nell’ambito dei farmacisti, pensi che possano esserci delle sinergie con il medico e con i pazienti?

Il tema della realtà virtuale è un passaggio successivo alla telemedicina fatto di dispositivi e di tutti gli strumenti integrati che permettono di far lavorare insieme professionisti con diverse formazioni e specialità.

Il primo passo sarò attraverso piattaforme di telemedicina su cui potranno lavorare insieme farmacisti, medici di medicina generale e gli specialisti. Per esempio dall’anno scorso l’erogazione dei farmaci per il diabete, la prescrizione viene fatta dai medici di medicina generale quindi la distribuzione è passata dall’ospedale alla farmacia. Si è passati da un solo attore che era il medico specialista diabetologo che cura il paziente, a un sistema che comprende anche medico di base e farmacista che lavorano insieme.

Questo accade con gli strumenti comunicazione che conosciamo tutti: la videoconferenza a due dimensioni. Utilizzare la realtà virtuale vuol dire utilizzare dei sistemi che ci permettono di realizzare degli spazi virtuali, per esempio un ambulatorio virtuale dove incontreremo i medici piuttosto che una farmacia virtuale dove incontrare il farmacista per avere un’interazione molto più realistica con gli specialisti con cui tutti i giorni abbiamo a che fare nella gestione della nostra salute.

La farmacia ha una particolarità diversa rispetto a un ospedale o un ambulatorio, si possono sfruttare le tecnologie anche nei momenti di chiusura dell’esercizio e quando siamo a casa. Oggi siamo tutti abituati a gestire il tempo in una maniera diversa, con un approccio più smart non solo sul lavoro ma anche nella gestione della nostra vita privata.

C’è molta aspettativa da parte dei cittadini, attraverso questionari e indagini che sono state fatte dopo la pandemia, c’è stato un cambio di visione.

Prima tutto quello che era digitale veniva associato ad un rischio rispetto lo stato di salute, oggi è visto come un’opportunità per accedere più facilmente ai servizi riducendo il tempo di attesa sulle liste.

Il tema della sicurezza è sempre fondamentale, non è più al primo posto della preoccupazione, anche perché si sono creati dei sistemi che permettono di andare a proteggere i dati del cittadino dalle dispersioni.

Si sono create delle figure di Data Protection che permettono appunto di trattare in modo adeguato i dati sanitari, per evitare quelle dispersioni che si sono viste nelle fasi iniziali. Gli stessi aggiornamenti sono stati fatti dalle piattaforme dei social network, abbiamo visto una minore possibilità di andare ad abbinare il cittadino ai suoi dati sanitari e di patologia.

I nostri dati di sanità saranno contenuti dal nuovo fascicolo sanitario elettronico e a sua volta sarà sui nuovi cloud della pubblica amministrazione, quindi dei sistemi remotizzati in rete che hanno ovviamente un controllo sulla sicurezza molto più alto. Nella cronaca negli ultimi mesi si sono visti diversi attacchi agli ospedali con delle fughe di dati sulla sanità nel dark web, hanno un grosso valore quindi si vendono molto bene.

Oggi stiamo andando verso un sistema centralizzato, in parallelo è come la ferrovia per cui in Italia abbiamo una rete di binari sui quali corrono diversi operatori e fanno il trasporto ferroviario. Lo stesso è nei dati, vengono creati dei sistemi a mostrare questi depositi di dati che possono essere accessibili a vari sistemi però ovviamente in un deposito centrale è più presidiato ed è più facile il controllo.

La telemedicina è una garanzia ulteriore per il cittadino che ormai dialoga solo principalmente con i medici di medicina generale e lo specialista usando la mail, whatsapp, usando gli SMS. Tutti questi sistemi non sono sistemi sicuri quindi rischiamo che i nostri dati vadano a finire in luoghi sbagliati. Con le piattaforme invece, questi dati sono più al sicuro, questa è la differenza molto importante che va capita come cambio di paradigma e come vantaggio per tutti non solo per tutelare il cittadino ma anche il medico.

Medico digitale, per un migliore supporto al paziente – immagine: Canva

La possibilità anche di creare più team tra le diverse figure sanitarie e fino a poco tempo fa ciascuno viveva nel proprio ecosistema e non c’era integrazione. La possibilità di avere questo dialogo apre opportunità di miglior cura anche nei confronti del paziente per ridurre quello che è il suo livello di incertezza nei confronti della propria della propria salute e fare soprattutto anche prevenzione per evitare i costi dell’ospedalizzazione, della riacutizzazione o dell’aggravamento di determinate patologie.

Un aspetto sempre correlato a quella che è la digitalizzazione della sanità molto importante, è l’utilizzo dei dati e quindi dell’intelligenza artificiale. Sono dei sistemi che lavorano con degli algoritmi predittivi dei sistemi inferenziali, non solo ricavando delle informazioni importanti dai dati di patologie, ma possono fare possono fare medicina preventiva. Questo è un aspetto oggi molto importante per cui noi siamo abituati agli studi post,  cioè a raccogliere dei dati per poi analizzarli e trarre delle conclusioni. Oggi abbiamo dei sistemi capaci di apprendere in maniera dinamica, man mano che arrivano i dati riescono a elaborare degli schemi terapeutici o valutare delle situazioni.

Per esempio il famoso Chat GPT è un motore generalista che necessita di tanti dati per essere attendibile.

Una delle paure trasversali rispetto all’intelligenza artificiale è che vada a sostituire il medico. Non è così. L’intelligenza artificiale non va a sostituire l’operatore umano in nessun caso, è uno strumento di supporto decisionale che può aiutare il medico o il farmacista a prendere delle decisioni, a indirizzare il cittadino ma non lo sostituisce per un motivo molto semplice. I sistemi di intelligenza artificiale non hanno coscienza come abbiamo noi e quindi non possono sostituire l’uomo.

Nel progresso tecnologico sono importanti le figure professionali, che possono avere aiuto nell’imaging nel tumore al polmone o al seno, supportano oncologo nel tumore o definizione della gravità nei casi positivi o negativi, anche dei falsi.

Semplifica e riduce gli errori grazie al flusso decisionale, nella stanchezza dell’operatore sanitario.

La condivisione dei dati in un lavoro di farmacista o medico nel caso di allergia dei farmaci potrebbe essere benefico sia in ospedale che in farmacia, permettendo di monitorare la situazione del paziente in tempo reale con il fascicolo sanitario elettronico.