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Diabete, speranze nella cura dalle cellule staminali

Nuove speranze per controllare il diabete arrivano dalle cellule staminali. I risultati di una ricerca italiana

“Per il diabete dell’adulto – ci ha detto il prof. Fiorina – abbiamo farmaci che ci aiutano a tenere sotto controllo la malattia. Per il diabete 1, dove non c’ è alcuna produzione di insulina, abbiamo bisogno di opzioni alternative da qui l’utilizzo delle cellule staminali”.

Ascolta l’intervista integrale al prof. Fiorina nel podcast che segue:

Le persone affette da diabete oggi in Italia sono 3 milioni 500 mila, con un trend in lento aumento negli ultimi anni. La prevalenza aumenta al crescere dell’età fino a un valore del 21% nelle persone con età uguale o superiore a 75 anni.

Una ricerca sviluppata dai ricercatori del Centro di Ricerca Clinica Pediatrica Romeo ed Enrica Invernizzi dell’Università Statale di Milano in collaborazione con altri centri tra cui l’Università di Pisa e la Harvard Medical School di Boston, ha definito un meccanismo determinante nella perdita di beta cellule in corso di diabete, scoprendo come disattivarlo con i farmaci. I risultati del lavoro sono stati pubblicati sulla rivista internazionale Nature Communications, una delle più prestigiose in ambito di medicina sperimentale con applicazione clinica.

Diabete, intervento farmacologico

“Il nuovo asse che abbiamo individuato è in grado di controllare il destino delle cellule beta pancreatiche e modulare la loro sopravvivenza – afferma il prof. Paolo Fiorina. Lo studio mostra come questo meccanismo attivato a livello del pancreas endocrino sia in grado di controllarne la funzione, soprattutto per quanto riguarda le cellule producenti insulina”.

“La presenza di un aumento di IGFBP3 in circolo in pazienti affetti da malattia diabetica suggerisce che questo fattore possa funzionare come una tossina per la cellula beta pancreatica in corso di diabete, che interagendo con il recettore espresso sulla superficie delle beta cellule TMEM219 ne determina la morte. Il malfunzionamento del segnale IGFBP3/TMEM219 porta quindi alla perdita di cellule beta che producono insulina e contribuisce quindi al danno beta cellulare che si sviluppa in corso di diabete.

Persone foto creata da jcomp – it.freepik.com

Infatti, l’inibizione genetica e farmacologica dell’asse in questione è in grado di preservare la massa beta cellulare, di prevenire l’apoptosi della beta cellula e l’insorgenza della malattia in vivo in modelli murini per lo studio della malattia diabetica. La possibilità di ristabilire il controllo dell’omeostasi beta cellulare e prevenire la perdita di beta cellule è di straordinaria importanza per i pazienti affetti da diabete, soprattutto coloro che soffrono di diabete di tipo 1 in cui la distruzione è massiva e rapida e costringe alla necessità di terapia con insulina” continua il prof. Fiorina.

Dorotea Rosso

immagine copertina: Mondo foto creata da jcomp – it.freepik.com

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