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Diabete: 3 fattori che aiutano a controllarlo, tra diagnosi e stili di vita

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Passi avanti nella cura del diabete: migliora l’assistenza ai pazienti affetti dalla patologia

Migliorano le performance delle cure diabetologiche in Italia: aumenta il numero di persone che si sottopongono al test che misura il livello di zucchero nel sangue negli ultimi tre mesi (emoglobina glicata) e cresce l’impiego dei farmaci più appropriati ed efficaci nel contrastare le principali complicanze della malattia. Sono 3 i percorsi diagnostici sui quali è bene concentrarsi oggi per intraprendere le cure più appropriate.

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Quali sono i fattori che, oggi, concorrono a rendere più difficile la gestione del diabete, una volta individuato? Secondo l’Associazione Medici Diabetologi, sono 3 i fattori che contribuiscono ad aumentare il rischio di complicanze, quando ci si trova in presenza di questa patologia.

Al primo posto c’è la diagnosi tardiva del piede diabetico, seguita da diffusi risultati sub-ottimali nel controllo del peso e dalla persistenza di alcuni stili di vita incompatibili con una gestione consapevole della malattia, primo fra tutti il vizio del fumo.

La sintesi arriva nell’ambito dell’ultima edizione degli Annali, l’indagine che, da quasi 20 anni, monitora l’andamento e la qualità dell’assistenza erogata a oltre 600mila pazienti italiani, rappresentando uno dei database più importanti al mondo.

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Migliora il monitoraggio del diabete

“Grazie al coinvolgimento di quasi 300 centri diabetologici distribuiti su tutto il territorio nazionale, il nostro file dati rappresenta buona parte delle diabetologie italiane”, spiega Giuseppina Russo, Coordinatrice Nazionale Annali AMD. “Il database registra l’assistenza erogata a oltre 42.000 persone con diabete tipo 1, più di 573.000 persone con diabete tipo 2 e 13.542 donne con diabete in gravidanza, arrivando a coprire, in alcune Regioni, il 50% dei cittadini con diabete.

Di anno in anno osserviamo un continuo miglioramento nel monitoraggio della malattia e dei fattori di rischio cardiovascolare, nel raggiungimento dei corretti valori di emoglobina glicata e nell’impiego appropriato dei farmaci”.

Tra i fronti su cui è possibile fare di più, c’è l’esame del piede diabetico, una delle complicanze più temute e invalidanti del diabete, eseguito in meno del 20% dei casi (tipo 1 e 2), la gestione del peso (presenta una obesità quasi il 14% dei pazienti con DM1, il 35% di quelli con DM2 e il 24% delle donne con diabete gestazionale) e quello degli stili di vita, con molti pazienti ancora fumatori.

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Donne, attenzione al diabete gestazionale

L’età media delle donne con diabete gestazionale è circa 33 anni ma, tra i principali fattori di rischio per questo tipo di diabete, c’è l’età superiore a 35 anni (40,8% del campione), seguita dall’obesità pregravidica (24%) e dalla familiarità per diabete (T1 e T2) pari al 12%.

La diagnosi viene fatta, in media, fra la venticinquesima e la ventiseiesima settimana, in accordo con le linee guida, ma il 14,4% ha eseguito l’esame per la curva glicemica solo dopo la ventottesima settimana, ricevendo quindi una diagnosi tardiva, con il rischio di sviluppare problemi di salute nel feto e nella donna.

Per il 62% delle pazienti sono bastate modifiche dello stile di vita e della dieta, mentre il 37,6% ha dovuto assumere insulina, mediamente a partire dalla ventottesima settimana di gestazione. In ogni caso, le raccomandazioni sono valide per tutti: se avete malesseri o sintomi che non scompaiono con il passare dei giorni, rivolgetevi al vostro medico di base ed effettuate uno screening. La diagnosi precoce è fondamentale per affrontare qualsiasi malattia nel modo migliore.

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Fonte: Value Relations

Fonte immagini: Freepik, Canva