infertilità

Prevenzione e cura dell’infertilità, istituito un Tavolo tecnico per la ricerca e formazione

Un Tavolo tecnico che vede insieme esperti clinici e accademici, rappresentanti istituzionali e delle società scientifiche per individuare soluzioni per migliorare l’equità, la facilità e l’omogeneità di accesso alla prevenzione e cura dell’infertilità.

La fecondità tende a diminuire quando le donne entrano in massa nel mercato del lavoro ma poi inizia ad aumentare di nuovo se e quando la società si muove verso l’uguaglianza di genere. Nei Paesi dove una quota maggiore del Pil è dedicata alle famiglie (Francia, Svezia, Regno Unito) la fecondità è più elevata. Per sostenere le nascite occorre dunque sostenere l’occupazione femminile, favorire la maternità accompagnandola con idonei strumenti di conciliazione. Le coppie italiane vorrebbero avere in media 2 figli ma in realtà ne hanno 1,24.

Cura dell’infertilità

Possiamo investire su tutto ma se poi mancano gli italiani? A questa domanda hanno cercato di rispondere durante un recente evento clinici, scienziati, tecnici, responsabili delle Associazioni di Pazienti e rappresentanti istituzionali che sono intervenuti in una diretta web, organizzata dalla Fondazione PMA ITALIA (Fondazione Procreazione Medicalmente Assistita) e la SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) in occasione della Giornata Nazionale della Fertilità.

Un Tavolo per la cura dell’infertilità

All’iniziativa ha preso parte anche il Sottosegretario al Ministero della Salute Pierpaolo Sileri che ha affermato: “Sono felice di poter annunciare che su mio diretto impulso è stato istituito presso il Ministero della Salute un Tavolo tecnico per la ricerca e formazione nella prevenzione e cura dell’infertilità. Il mio impegno e quello del Tavolo, che vede insieme esperti clinici e accademici, rappresentanti istituzionali e delle società scientifiche, per garantire un approccio multidisciplinare e specifico, è quello di individuare percorsi e soluzioni per migliorare l’equità, la facilità e l’omogeneità di accesso ai trattamenti e alla prevenzione dell’infertilità su tutto il territorio nazionale. Auspico che il Tavolo per la cura dell’infertilità possa già riunirsi nei prossimi giorni per lavorare a proposte concrete da sottoporre poi in Parlamento, sulle quali soprattutto si possa trovare la giusta concordanza politica per un supporto più generale alle famiglie, a tutti i livelli.”

Un Tavolo tecnico per la prevenzione e cura dell’infertilità

L’evento è stato aperto da Luca Mencaglia, neo coordinatore del Tavolo che ha dichiarato: “Nel momento più difficile per la natalità in questo paese il Governo ha finalmente assunto impegni precisi a suo sostegno e il Tavolo per la cura dell’infertilità appena istituito è un segnale importante. Poi sicuramente un segnale positivo è stato anche dato con il contributo straordinario di cui beneficeranno in particolare le Regioni dove le prestazioni di PMA sono a carico dei cittadini”.

Aggiornamento dei Lea

L’onorevole Beatrice Lorenzin, componente della V Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, intervenendo nel talk show conclusivo, moderato dalla giornalista Benedetta Rinaldi, ha sottolineato come “La denatalità è il risultato di una molteplicità di fattori e quindi va affrontata su fronti molteplici. Quello della procreazione medicalmente assistita è un tema di salute che per essere affrontato seriamente necessita innanzitutto un urgente aggiornamento del tariffario dei Lea e delle conseguenti coperture economiche per cui io presento un emendamento ad ogni legge di bilancioMa anche le politiche sociali di sostegno alle famiglie sono importanti come lo sono anche la comunicazione e l’educazione continue utili a mantenere alta l’attenzione sul problema della natalità ma anche sulla consapevolezza e preservazione della propria fertilità, sia essa maschile che femminile.”

Un problema che sta diventando sempre più serio alla luce anche dei dati presentati dalla prof.ssa Giulia Scaravelli dell’Istituto Superiore di Sanità“Più del 30% delle donne che si rivolgono ai centri di Procreazione medicalmente assistita ha oltre 40 anni” e questo dato – ha aggiunto – “inficia la possibilità di successo”.

Da più parti, inoltre, è stato evidenziato il problema della disparita regionale e l’accesso al trattamento per chi ha problemi di fertilità. Un sollecito verso il Governo è emerso dal Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo, che ha sottolineato: “Risulta inaccettabile che a distanza di ben quattro anni non siano ancora entrati in vigore i LEA sulla PMA con una situazione ormai al collasso nelle regioni del Sud. Si sollecita il Governo a intervenire quanto prima auspicando l’uso del Recovery Found”.

Una proposta per il Governo è stata promossa anche dal Direttore della Fondazione PMA Gianni Baldini“Assieme all’Assegno unico per chi un progetto genitoriale ha già realizzato a concreta conferma di una politica a sostegno della natalità, la Fondazione PMA (in attesa che i LEA che prevedono anche le prestazione di PMA, entrino in vigore), propone al Governo di prevedere un contributo economico alle spese che le coppie che ricorrono alla fecondazione medicalmente assistita devono sostenere per i trattamenti sanitari”. 

Hanno portato il loro contributo al dibattito: Francesco Comodo (Centro Florence PMA), Antonino Perino (Centro PMA Interaziendale Palermo), Mario Mignini Renzini (Istituti Clinici Zucchi), Luca Gianaroli (SISMeR – Società Italiana Studi della Medicina della Riproduzione), Filippo Maria Ubaldi (Centro Genera PMA), Claudia Livi (Centro Demetra PMA), Rossella Bartolucci (Sos Infertilità Onlus), Antonio D’Urso, Direttore Generale USL Sud Est Toscana.

Redazione

Fonte: ufficio stampa Sofia Guidetti

Fonte immagini: Pexels

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