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Coronavirus, i dubbi sulla Fase 2 tra chi frena e chi vuole accelerare

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E’ prevista per la metà di questa settimana la consegna della relazione della task force guidata da Vittorio Colao che dovrebbe contenere le considerazioni su attività produttive e trasporti in vista della messa a punto della Fase 2. E’ proprio la gestione e soprattutto la calendarizzazione della ripartenza a scatenare la discussione, con due fronti contrapposti: da un lato chi invoca la ripresa in tempi brevissimi (si parla del 4 maggio) delle attività, soprattutto quelle produttive stremate da settimane di inattività, dall’altro parte della comunità scientifica, come il professor Walter Ricciardi che non tace le sue forti perplessità su un ritorno, a suo dire prematuro, alla normalità.

 

Tornando alla relazione della task force, già mercoledì quel documento potrebbe essere discusso nella cabina di regia con le Regioni e i Comuni per avere in settimana – o all’inizio della prossima – le linee guida per le riaperture.

Mercoledì il governo dovrebbe anche approvare scostamento del deficit e Documento di economia e finanza che disegneranno i confini del decreto di aprile. Il governo potrebbe da subito, con un’ampia richiesta di deficit, anche sterilizzare le clausole Iva.

Si sta lavorando a un nuovo decreto economico per aprile che potrebbe valere – annuncia il ministro Stefano Patuanelli – il triplo del decreto Cura Italia, dunque oltre 70 miliardi.

 

“Molti di noi non riapriranno più”, è l’allarme del presidente designato di Confindustria Carlo Bonomi, che lamenta la mancanza di imprenditori nella task force di Colao: “Siamo in ritardo, studiare un modello di ripartenza da qui al 4 maggio non è semplice”. Più fonti di governo definiscono in calo l’idea di sbloccare alcuni settori, come la moda e l’edilizia, il 27 aprile. Ma anche gli enti locali continuano a spingere in questa direzione e non escludono di strappare qualche concessione, anche prima che il 4 maggio parta il piano nazionale.

 

Frenano però gli scienziati: “È assolutamente troppo presto per iniziare la fase 2: i numeri, soprattutto in alcune Regioni, sono ancora quelli di una fase 1 che deve ancora finire”, dice Walter Ricciardi, nel comitato Oms e consulente del ministero della Salute.

Si infiamma il dibattito anche sull’idea, prevalente nel governo, di mantenere anche a maggio limitazioni agli spostamenti tra Regioni. La logica del governo è evitare che si riaccendano focolai di contagio o che arrivino in Regioni finora risparmiate.

 

E a proposito di Regioni. C’è attesa per definire quando si recupererà l’appuntamento elettorale per le regionali, il pressing dei governatori del nord è forte per andar alle urne a luglio.

 

Quanto alle riaperture, il faro resta la tenuta dei presidi sanitari. Il premier Conte lo ha spiegato agli enti locali: la priorità è “implementare i Covid hospital, l’assistenza territoriale” e accelerare sull’App per tracciare i contagiati. In questo senso potrebbe essere decisa una ripartenza rallentata per i territori che sono più indietro. L’altro grande problema, su cui prosegue anche in giornata il lavoro della task force, è quello dei trasporti: si studiano numeri limitati, posti distanziati, obbligo di mascherine, misurazione della febbre in metropolitana, e anche orari degli uffici prolungati, per evitare l’ora di punta. Ma poiché potrebbe non bastare, sarà ancora più incentivato l’uso dello smart working.

 

Fonte: Ansa

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