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Bullismo: la serie ‘Squid Games’ riapre il tema, ma il fenomeno ha tante cause

Ascoltare i bambini e i ragazzi, per aiutarli ad esprimere le loro emozioni e condividere le loro difficoltà

Il bullismo è la manifestazione di un disagio, e della difficoltà nell’esprimere i propri sentimenti, e le problematiche che un giovane incontra nella sua vita quotidiana, in qualsiasi ambito. A riaccendere i riflettori su questo fenomeno è la serie ‘Squid Games’, gettonatissima soprattutto tra i ragazzini, e tanto temuta dai genitori. Ne parliamo con la dottoressa Fortunata Pizzoferro, vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto, e presidente dell’associazione Altra Psicologia.

Ascolta l’intervista integrale alla dott.ssa Fortunata Pizzoferro nel podcast che segue

Bullismo e ‘Squid Games’

La violenza è senza dubbio tra gli elementi che compongono questa serie, ma potrebbe non esserci alcuna correlazione tra l’uscita di questo prodotto di intrattenimento, peraltro vietato ai minori di 14 anni, e il presunto aumento improvviso di casi di bullismo registrati nelle scuole italiane.

“Questo non è un prodotto da bambini – ci ha detto l’esperta – quindi i genitori devono vigilare affinché i giovanissimi non possano accedere a questo tipo di visioni. E comunque non può essere questa la sola spiegazione di un fenomeno”.

Gli episodi di offese verbali o fisiche ai danni di coetanei da parte dei ragazzini, e l’emarginazione di un soggetto da parte di un gruppo di giovanissimi, sono antichi, ed esistono da sempre.

Il bullismo in numeri

Questo fenomeno rimane una delle minacce più temute tra gli adolescenti e dai ragazzi in età puberale, dopo droghe e violenza sessuale. Nell’anno del Covid-19 i giovani esprimono tutta la sofferenza per il senso di solitudine, il 93% di loro afferma di sentirsi solo, con un aumento del 10% rispetto all’anno precedente.

I dati dell’Osservatorio del network Indifesa riportano una fotografia della realtà raccontata direttamente dai ragazzi, attraverso le risposte di 6.000 adolescenti, dai 13 ai 23 anni, provenienti da tutta Italia.  Preoccupano i numeri di quella che sembra essere un’esperienza di sofferenza quotidiana per troppi giovani: il 68% di loro dichiara di aver assistito ad episodi di bullismo, o cyberbullismo, mentre ne è vittima il 61%.

Il bullismo provoca disagi nelle vittime

Tra i partecipanti alla rilevazione, 6 su 10 dichiarano di non sentirsi al sicuro online. Sono le ragazze ad avere più paura, soprattutto sui social media e sulle app per incontri, lo conferma il 61,36% di loro.

Ragazzi e ragazze esprimono sofferenza per episodi di violenza psicologica subita da parte di coetanei (42,23%) e in particolare il 44,57% delle ragazze segnala il forte disagio provato dal ricevere commenti non graditi di carattere sessuale online.  Dall’altro lato, l’8,02% delle ragazze ammette di aver compiuto atti di violenza verbale ai danni di coetanee e coetanei, percentuale che cresce fino al 14,76% tra i ragazzi.  

Le ragazze temono il cyberbullismo

Cosa fare per aiutare i ragazzi

Quindi, cosa possono fare genitori e insegnanti, o persone care vicine ai ragazzi dell’età compresa tra la pubertà e la fine dell’adolescenza, per aiutarli? L’ascolto sembra essere lo strumento principale con cui avvicinare i giovani, e metterli nelle condizioni di poter esprimere i propri disagi, di qualsiasi natura essi siano.

Un ascolto attivo, che li faccia sentire davvero al centro delle nostre attenzioni, e che porti l’adulto ad individuare possibili segnali da non sottovalutare. Questa conclusione parte da un dato oggettivo: ogni azione violenta, sia verbale o fisica, parte da una difficoltà ed è un modo attraverso cui il giovane cerca di dare espressione a qualcosa che lo preoccupa o lo fa soffrire.

Ascoltare i giovani fin dall’età scolare

I ragazzi della GenZ e la pericolosità del web

Dunque, colpevolizzare le serie di intrattenimento non serve ad individuare strada per risolvere i problemi.  Esse ci sono e continueranno ad esserci, e sta all’adulto limitarne la visione, qualora siano vietate ai minori di 14 o 18 anni, o cercare di comprendere cosa il ragazzo trovi interessante in ciò che vede.

Il dialogo con i ragazzi è lo strumento principale per cogliere le sfumature più importanti: cosa piace di questa serie? Perché? Cosa colpisce e perché? Ponendoci queste domande riusciremo ad essere più vicini ai nostri giovani e ad accompagnarli nell’espressione costruttiva dei propri disagi e malesseri, o delle proprie preoccupazioni.

Leggi anche il nostro articolo “Fertilità, gli esperti: parlarne ai giovani”

Eva Franceschini

Fonte immagini: Pexels

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