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Alzheimer, 5 consigli per rallentare lo sviluppo

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Come affrontare l’Alzheimer evitando la degenerazione: lo spiega il neurologo Giancarlo Logroscino

L’Alzheimer è una patologia che insorge, solitamente, nella fase della terza età e si sviluppa più o meno velocemente a seconda di diversi fattori. Tra gli elementi che contribuiscono a rallentarne la progressione vi è lo stile di vita che, secondo le ultime ricerche, sembra giocare un ruolo importante nel controllo della malattia.

A raccontare quali siano i segreti per affrontare l’Alzheimer nel modo migliore è Giancarlo Logroscino, professore di Neurologia all’Università di Bari ‘Aldo Moro’ e Direttore del Centro Malattie neurodegenerative e invecchiamento cerebrale del Dipartimento di ricerca clinica in Neurologia dell’Università di Bari presso la Fondazione Pànico di Tricase.

Alzheimer, come possono incidere gli stili di vita

L’Alzheimer è un disturbo che comporta un declino cognitivo anche importante e, solitamente, in sorge nella terza età. Negli ultimi decenni la ricerca ha fatto passi avanti nello studio di questa malattia, scoprendo quanto possa essere significativo effettuare una diagnosi tempestiva della patologia.

Prima si apprende di esserne affetti, prima è possibile intervenire su diversi fronti per rallentarne lo sviluppo e avere una buona qualità di vita. “Più facilmente è individuabile la patologia, più possiamo intervenire negli stili di vita, ritardando la progressione del disturbo – spiega ai nostri microfoni il professor Logroscino. Gli ambiti in cui agire sono 12, e questi di seguito sono i primi 5.

Alimentazione equilibrata

Secondo il professor Logroscino, la dieta mediterranea è uno dei pilastri del percorso con cui ritardare gli effetti della malattia: “E’ importante avere un’alimentazione a basso indice calorico, evitare i dolci e gli zuccheri raffinati così come le carni rosse. Via libera, invece, a proteine derivanti da pesce e legumi – dice il professore.

Per questo, la dieta mediterranea è il tipo di alimentazione più indicata: ricca di vitamine e Sali minerali, vista la presenza di molta frutta e verdura, è povera in grassi e apporta la giusta dose di carboidrati.

Sport e movimento per essere in forma ad ogni età

Sport e movimento

Anche nel caso dell’Alzheimer, la vita sedentaria è assolutamente nociva: “Se si vuole davvero rallentare il declino, è importante fare attività fisica – prosegue Logroscino -. È un modo per mantenere il corpo vitale, sempre e comunque, ma in particolare in questo caso.

L’ideale sarebbe dedicare mezz’ora al giorno per almeno 5 giorni a settimana. Questo tipo di allenamento, che sarà necessariamente blando e adeguato all’età della persona, ha un grande effetto sul rallentamento della malattia.

Sonno ristoratore

La qualità del sonno è altrettanto importante. Dormire almeno 6-7 ore a notte, in un ambiente salubre, fa la differenza e consente di avere un riposo ristoratore che fa bene al cervello.

Attraverso una bella dormita, infatti, si instaurano meccanismi che facilitano l’eliminazione di sostanze tossiche di tutto l’organismo ma, in particolare, del nostro cervello. Quindi: evitare grandi abbuffate serali, che mettono in difficoltà l’apparato digerente affaticando anche l’attività cerebrale; evitare di dormire in un ambiente troppo caldo, con temperature che superino i 19-20 gradi e cercare di addormentarsi con un buon libro, piuttosto che davanti allo schermo di pc o tv.

Mantenere attivo il cervello

Leggere, studiare, dipingere, ascoltare musica, giocare a carte: sono molte le attività che si possono fare per mantenere sveglio e presente il nostro cervello, a partire da subito.

Il tempo passa per tutti, e i segni del suo trascorrere diventano visibili sempre di più, sul nostro corpo, via via che gli anni passano. Ma fare attività che aiutino la concentrazione e l’impegno cerebrale, aiuta a rallentare l’invecchiamento cognitivo.

Giocare, sorridere e stare con gli altri aiutano a rallentare il disturbo

Amicizie e rapporti sociali

Se si vuole limitare le conseguenze dell’Alzheimer è importante avere una rete sociale a cui fare riferimento spesso e volentieri. “La solitudine è un fattore pericoloso per tutti, ancor di più per chi soffre di questa patologia – conclude il professore -. Avere delle relazioni sociali aiuta a sentirsi bene ed essere sereni.

È un elemento fondamentale per tutelarsi rispetto al progredire della malattia e affrontarla con grinta e positività.

Leggi anche il nostro articolo ‘Diarrea del viaggiatore, 5 consigli dai medici AIGO’

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