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Oltre 200 mutazioni, 4 varianti e la campagna vaccinale ad una svolta: il punto sul Covid-19

Continua in tutta Italia la campagna vaccinale per combattere il Covid-19. Lo studio delle varianti e della loro reazione a test antigenici e vaccini ha messo in rilievo la velocità con la quale il virus cambia e si adatta ai contesti.

Seppur in un contesto di cambiamento continuo, attualmente le varianti monitorate di SARS-CoV-2 sono quattro: la variante inglese, la variante sudafricana, la variante brasiliana, e quella indiana. I nomi derivano dai luoghi dove sono state individuate per la prima volta. In tutti e tre i casi, il virus presenta mutazioni sulla proteina Spike posta sulle caratteristiche “punte” delle singole particelle del virus SARS-CoV-2, capace di legarsi all’enzima ACE2 (enzima di conversione dell’angiotensina 2, presente sulle cellule dell’epitelio polmonare dove difende i polmoni da infezioni e infiammazioni) e, grazie a questo legame, il virus entra nella cellula, impedisce all’enzima di compiere il proprio ruolo protettivo, e rilascia il proprio codice genetico virale (RNA), costringendo così la cellula a produrre proteine virali che creano nuovi coronavirus, portando avanti l’infezione.

Continua la ricerca sulle mutazioni

Le mutazioni in variante inglese

La cosiddetta variante inglese è stata isolata per la prima volta in Gran Bretagna nel settembre 2020. La sua trasmissibilità è più elevata, e l’ipotesi è che abbia anche una maggiore patogenicità, ovvero una maggior capacità di suscitare malattia a seguito dell’infezione.

Le mutazioni in variante sudafricana

Nell’ottobre 2020 è stata invece isolata per la prima volta la variante sudafricana. Anche questa variante ha una trasmissibilità più elevata, e sono in corso studi per comprendere se possa causare un maggior numero di nuove infezioni in soggetti già guariti da COVID-19: il virus così mutato, infatti, potrebbe sfuggire alla risposta anticorpale dovuta a una precedente infezione.

Le mutazioni in variante brasiliana

E’ stata isolata in Giappone nel gennaio 2021, in viaggiatori provenienti dal Brasile e successivamente identificata anche in Corea del Sud, sempre in viaggiatori provenienti dal Brasile. Così come per la sudafricana, anche nel caso della variante brasiliana la trasmissibilità è maggiore, e si sta cercando di capire se possa essere responsabile di un maggior numero di nuove infezioni in soggetti già guariti da COVID-19.

Le mutazioni in variante indiana

La mutazione del virus è stata rilevata nel Regno Unito, in Belgio, in Germania e, dal 10 marzo, anche in Italia tra cittadini fiorentini. Attualmente sono un centinaio i casi in Europa. Nel mondo, invece, circa mille. Nonostante gli scienziati non siano ancora riusciti a stabilire se la variante indiana sia più contagiosa, più trasmissibile o più resistente ai vaccini, la tripla mutazione del Coronavirus preoccupa per l’elevatissimo numero di positivi registrati in India negli ultimi giorni.

Accertamenti in corso, quindi, mentre prende il via lo stop precauzionale ai rientri dall’India, messo per iscritto dal Ministero della Salute in un’ordinanza. Secondo i primissimi dati raccolti in Israele e riguardanti l’efficacia del vaccino Pfizer-BioNTech sulla variante indiana, il preparato tedesco-americano offrirebbe una protezione ridotta nei confronti della mutazione isolata nello stato asiatico.

Nello specifico, la variante consisterebbe in una tripla mutazione generatasi in seguito alla combinazione tra tre ceppi del Covid-19. I ricercatori temono che la sua nascita sia all’origine dei numeri fuori controllo in India e in particolare alla base dei picchi nelle regioni del Maharashtra, di Delhi e del Bengala occidentale.

L’igiene contro il Covid-19

Vaccini e varianti

L’avvio della campagna vaccinale ha rappresentato un punto di svolta nella gestione della pandemia COVID-19. Al contempo, la presenza di varianti significative del virus genera preoccupazione rispetto all’efficacia dei vaccini disponibili. Le mutazioni non influiscono necessariamente sull’efficacia di un vaccino contro il virus.

Alcuni vaccini messi a punto contro le malattie virali rimangono efficaci molti anni dopo il loro sviluppo, e forniscono una protezione duratura: ne sono un esempio i vaccini contro il morbillo o la rosolia. In altri casi, come per esempio accade con l’influenza stagionale, la composizione del vaccino viene aggiornata perché il virus muta da un anno all’altro, e questo rende inefficace l’immunità precedente.

Per quanto riguarda SARS-CoV-2, gli studi in corso sono numerosi e al momento i vaccini disponibili sembrano essere efficaci nei confronti della variante inglese, mentre per quelle sudafricana, brasiliana e indiana ci sono meno certezze: l’efficacia del vaccino sembra essere minore contro queste due mutazioni del virus.

La campagna vaccinale di maggio

Maggio sarà il mese della svolta nella campagna vaccinale. Ne è convinto il generale Francesco Figliuolo che ha spiegato come entro la fine di questo mese verrà conclusa la copertura di chi ha più di 65 anni. L’obiettivo si raggiunge se si fanno quasi 5 milioni di prime dosi. Poi ci si potrà dedicare ai più giovani, da vaccinare senza priorità e magari senza prenotazioni.

Per questa seconda operazione però è necessario avere a disposizione anche i vaccini a vettore virale. Ieri Figliuolo ha detto che “è probabile si potrà raccomandare AstraZeneca anche per gli under 60″.

Leggi anche il nostro articolo sugli studi sulle risposte immunologiche alla vaccinazione”

Redazione

Fonte immagini: Pexels

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