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1 dicembre 2020, Giornata Mondiale contro l’AIDS. In calo i contagi, ritardi nelle diagnosi ma il vaccino è in fase avanzata

Tutti gli anni dal 1988, il 1 dicembre ricorre la Giornata mondiale contro l’AIDS. I dati dell’Iss, Istituto superiore di sanità, parlano di un calo dei contagi in questi ultimi 4 anni. Dato negativo: sull’efficacia delle cure pesa il ritardo con il quale si arriva alla diagnosi. In fase avanzata i test sul vaccino.

Ascolta l’intervista al Prof. Andrea Antinori, Dir. Divisione Immunodeficienze Virali Ist. Spallanzani di Roma

Il punto sulla lotta all’AIDS

“Oggi nel mondo – ci spiega il prof. Andrea Antinori, Direttore di Immunodeficienze Virali allo Spallanzani di Roma – 38 milioni di persone nel mondo vivono con il virus dell’Hiv. Si registra un lieve calo nei contagi e questo è positivo ma non dobbiamo dimenticare che, secondi i dati recenti forniti da UNAIDS (Programma Congiunto delle Nazioni Unite per l’AIDS/HIV) nel 2019 ci sono stati 690mila morti per AIDS.

In Italia abbiamo un ottimo sistema di sorveglianza su tutto il territorio nazionale, l’anno scorso abbiamo fatto 2.531 nuove diagnosi e questo significa una lieve riduzione rispetto agli anni precedenti.

Abbiamo anche una bassa incidenza della malattia sulla popolazione, al di sotto della media europea e questo grazie agli effetti positivi delle politiche sui trattamenti dei pazienti.

Oggi stimiamo che nel nostro Paese 120mila persone convivano con il virus dell’Hiv, il 95% sono in soppressione virologica.

nastro rosso
Nastrini rossi, simbolo della lotta all’AIDS

Noi crediamo che la riduzione sia in larga parte da attribuire al beneficio delle terapie che riducono anche la trasmissione”.

L’AIDS, lo ricorda il prof. Antinori, resta una malattia per larga parte a trasmissione sessuale.

“Il dato negativo – prosegue l’esperto – è l’alta quota di diagnosi tardive, questo in linea anche con gli altri paesi europei. Più del 50% delle persone si presenta ai controlli con un livello di compromissione avanzato.

Noi stimiamo che circa 15.000 persone in Italia abbiano l’infezione e non lo sappiano. Per questa quota di sommerso le successive terapie perdono di efficacia a causa della situazione clinica compromessa con la quale spesso queste persone arrivano.

AIDS: una pandemia

“Più di più di 30 anni fa, quando abbiamo cominciato a conoscere la malattia, io ero un giovane specializzando. In seguito si è arrivati a isolare il virus mentre la pandemia dilagava. Solo alla metà degli anni ’90 sono arrivate le prime cure. Siamo rimasti a lungo senza medicine specifiche. Oggi sto vivendo anche la pandemia del Covid-19, simile a tratti anche perché entrambe interessano le popolazioni più vulnerabili.

La sfida è anche capire ora come le due pandemie possano in qualche modo cooperare per dare risultati negativi.

ricerca
Passi avanti nella ricerca
Buone notizie sul vaccino contro l’AIDS

“E’ davvero difficile produrre un vaccino contro l’AIDS perché il virus è molto instabile. Dopo anni di insuccessi però sono stati trovati diversi vaccini con diverse tecnologie e  oggi esiste un vaccino che a breve sperimenteremo anche in Italia. Si tratta di un vaccino complesso con tante similitudini con quello sperimentato a Oxford per il Covid-19.

Il vaccino di chiama Mosaico perché fatto con una composizione molto complessa, questo ci sembra possa dare una buona risposta.

Ora è in corso la fase 3 per testare l’efficacia di questo vaccino su migliaia di persone.

Le attese sono molto alte, c’è una buona dose di fiducia, attendiamo i risultati per capire se avremo presto a disposizione quest’arma fondamentale.

Link utili: Istituto superiore di sanità

Dorotea Rosso

Fonte immagini: Pixabay

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